A FIRENZE IL CENTRO DI RIFERIMENTO NAZIONALE PER I TUMORI DELL’INFANZIA

di Costanza Baldini
Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze

Intervista a Claudio Favre direttore del Centro di Eccellenza di Oncoematologia Pediatrica all’Ospedale Meyer

All'Ospedale Meyer di Firenze il dottor Claudio Favre ha dato vita a uno dei centri più all'avanguardia in Italia e in Europa per curare i tumori dell'infianzia, con la speranza di dare vita a un Centro Unico Regionale in cui ogni nuovo caso ogni caso clinico sarà discusso collegialmente e in tempo reale da tutti gli esperti dei Centri di Oncoematologia Pediatrica presenti nella regione.

Com’è arrivato a dirigere il Centro di Eccellenza all’AOU del Meyer?
Posso affermare che tutta la mia carriera professionale, più che trentennale, si è svolta nell’ambito della ematologia e oncologia pediatrica, con un particolare interesse per la ricerca e l’assistenza nel trapianto di cellule staminali emopoietiche. Ciò mi ha portato a svolgere periodi di formazione  presso istituzioni internazionali all’avanguardia nel settore (Johns Hopkins University di Baltimora, Hammersmith  Hospital di Londra, Duke University). La ricerca di nuove fonti di cellule staminali e lo sviluppo di nuove tecniche per l’utilizzo di donatori non completamente compatibili è stato il filo conduttore della mia attività.
Nel 2014 ero Direttore del Dipartimento Materno Infantile dell’AOU Pisana ed avevo già molte soddisfazioni di carriera. La chiamata al Meyer, pur essendo accolta con grande piacere, mi causò  non poche indecisioni: solo l’idea di creare una rete effettiva di oncoematologia pediatrica toscana mi convinse ad accettare l’incarico. Il mio sogno, condiviso anche con l’Assessore dottoressa Stefania Saccardi, è di arrivare alla costituzione di un Centro Unico Regionale, dove ogni caso clinico potrà essere discusso collegialmente e in tempo reale da tutti gli esperti dei  Centri di Oncoematologia Pediatrica presenti nella nostra regione (Meyer, Pisa e Siena), così da offrire ad ogni bambino malato il percorso di diagnosi e cura più efficace.
Per quanto riguarda il Percorso Trapianto di Cellule Staminali Emopoietiche, è già in fase di istituzione, con delibera della Giunta Regionale, il Programma Unico Pediatrico Metropolitano Toscano di Trapianto di Cellule Staminali Ematopoietiche (TCSE) e Terapie Avanzate con sedi presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer (AOU Meyer) e l’Azienda Ospadaliero Universitaria Pisana (AOUP). Sarà così  possibile avere un unico Team Pediatrico Toscano che potrà garantire la massima qualità nella cura ed assistenza trapiantologica pediatrica.

Quando ha capito che l’ematologia sarebbe stato il suo campo di ricerca?
Appena laureato, per entrare nella scuola di specializzazione, si doveva frequentare un reparto specialistico della Pediatria ed io scelsi quello diretto dal prof. Pierantonio Macchia (Oncoematologia) e lì casualmente e senza programmi prestabiliti mi appassionai e mi dedicai appieno ad aiutare questi bambini sfortunati. Dal rapporto con  loro e con  le loro famiglie si riceve sempre molto, è un arricchimento professionale ed umano di incalcolabile valore. A quei tempi i risultati delle cure per le leucemie e i tumori nei bambini erano molto deludenti, il trapianto di midollo era agli albori, visto con scetticismo da molti. Mi sentii stimolato ad approfondire queste nuove modalità di terapia, cominciai a frequentare  vari Centri pionieri del trapianto e mi convinsi che fosse una possibilità rivoluzionaria nel campo dell’oncologia ed ematologia (vero primo esempio  di terapia genica).

Quali sono le patologie che colpiscono i bambini di cui lei si occupa al Meyer?
Presso il Centro di Eccellenza di Oncoematologia Pediatrica del Meyer vengono curate sia le malattie del sangue non oncologiche (ad esempio le anemie ereditarie e non) che  tutti i tipi di malattie  oncologiche dei bambini (leucemie e tumori solidi). Il Meyer è anche centro di riferimento nazionale per i tumori rari dell’infanzia.

Quali sono le cure che offrite?
L’offerta delle cure oncologiche  al Meyer è completa: possiamo offrire sia la chemioterapia convenzionale che  ad alte dosi, la radioterapia e la chirurgia di alta specialità. Un esempio tra tutte le specialità chirurgiche è la Neurochirurgia Pediatrica diretta dal prof. Lorenzo Genitori.  Per quanto riguarda le terapie sperimentali,  eseguiamo  protocolli di immunoterapia ed abbiamo in corso un programma di trapianto di cellule staminali emopoietiche da donatore non compatibile. Sono stati già eseguiti con successo, negli ultimi anni, numerosi trapianti da donatore aploidentico (familiare non identico). Preferiamo lavorare senza troppa pubblicità e al di fuori dei riflettori, a  differenza di quanto oggi  spesso succede in medicina, cercando di mantenerci sempre all’avanguardia per offrire il meglio ai nostri piccoli pazienti.

Qual è il futuro della ricerca?
Moltissimi sono i filoni di ricerca in Oncologia: dall’impiego di linfociti modificati in modo da aggredire il tumore, allo sviluppo di specifici anticorpi monoclonali diretti contro marcatori molecolari, alla terapia genica. Nel laboratorio di Ricerca dell’Oncoematologia Pediatrica, fortemente voluto da me e dal Direttore Generale del Meyer il dottor Alberto Zanobini, si stanno studiando alcuni tra i tumori pediatrici più aggressivi, che necessitano di strategie terapeutiche innovative per la loro cura. Partendo da studi condotti sul melanoma, stiamo attualmente studiando le cellule staminali tumorali (TICs) e valutando il ruolo che il  recettore b3-adrenergico ha nell’insorgenza dei tumori ad alta aggressività e nella  comparsa di recidive e metastasi.  

Quali sono i possibili sviluppi delle cure?
Le ultime novità delle cure sono molteplici: oggi possiamo garantire il trapianto di cellule staminali emopoietiche a chiunque. Anche in mancanza di un donatore compatibile, possiamo eseguire il  trapianto, grazie a metodologie all’avanguardia di selezione delle cellule staminali, con uno dei due genitori. Stanno proliferando farmaci cosiddetti “intelligenti” che vanno a colpire di solito un marker biologico specifico del tumore stesso (esempio l’immunoterapia); c) sviluppo di nuovi farmaci che blocchino la proliferazione tumorale.

Per informazioni:
http://www.meyer.it/index.php

05/09/2017