CENTRO SENOLOGICO DELL’OSPEDALE DI PISA: MODELLO ITALIANO DI PERCORSO MULTIDISCIPLINARE

di Costanza Baldini
Centro senologico

Intervista a Manuela Roncella Direttrice del Centro Senologico dell’Ospedale di Pisa

Il Centro senologico dell’Ospedale di Pisa è un modello di percorso integrato multidisciplinare e si occupa del trattamento del carcinoma mammario dalla diagnosi alla cura ed alla riabilitazione. Medici, chirurghi, oncologi, radiologi, anatomo patologi e infermieri lavorano, fianco a fianco, e si incontrano tutte le settimane per discutere ogni singolo caso. Il Centro è studiato per garantire che tutto il percorso della paziente avvenga all’interno di uno stesso edificio, dalla prima visita alla riabilitazione, passando attraverso l’intervento e il ricovero. Pisa è all’avanguardia nel trattamento di tutte le patologie - maligne e benigne - del seno, oltreché alle fasi della chirurgia plastica, nel follow-up e nel supporto psicologico.

Come si è avvicinata alla medicina?
Pur non avendo nessun parente medico ho sempre avuto l’idea di fare medicina, avevo tutte le bambole con le appendiciti fatte, gli tagliavo le dita. Mia madre non era molto favorevole e io avevo minacciato di fare questo o niente. Io ho una certa età, quando ero giovane per fare l’università bisognava fare il liceo e all’epoca il liceo non dava un diploma spendibile nel campo del lavoro, quindi la decisione di fare l’università andava presa alla fine delle medie. Io ero convintissima di fare questo e fortunatamente mio padre pur essendo maschilista non mi ha mai ostacolata. Io vengo da una famiglia abbastanza umile, e quando facevo gli ultimi anni del liceo, per paura che potessi sbagliare la mia scelta mio padre che era militare parlò con un medico militare di allora e mi portarono a vedere degli interventi chirurgici in una casa di cura, io avevo 16 anni. Cominciammo alle cinque del pomeriggio fino alla sera tardi e vidi degli interventi abbastanza semplici, alla tiroide, all’appendice e ben cinque interventi sul fegato. Quando tornai a casa mia mamma per cena mi aveva cucinato proprio il fegato con le cipolle. Era stata una giornata così emozionante che avevo una fame! Mangiai tutto senza problemi quindi nessuno a casa mi disse più niente. Non è stata una scelta fatta a cuor leggero.

Quando è stato aperto il Centro di senologia a Pisa che lei dirige?
La senologia è sempre stata una cosa di cui mi sono occupata da quando ho cominciato la chirurgia generale. Però in realtà il mio desiderio era quello di diventare un chirurgo generale, io ho lavorato fino al 2000 nei trapianti. La chirurgia è una professione piuttosto maschilista, ora c’è un numero maggiore di allieve in questo ambito ma allora non era così. All’inizio ho opposto un po’ di resistenza, poi in realtà quando è stato il momento della scelta, mi sono tolta le mie soddisfazioni chirurgiche. In realtà la senologia per molto tempo è stata considerata la ‘Cenerentola’ della chirurgia, perché è meno di impatto emotivo dal punto di vista del pathos chirurgico. Finita la specializzazione, dopo i primi anni, mi sono accorta che in realtà la senologia era molto affascinante per l’approccio multidisciplinare, per le conoscenze che uno doveva avere, per la personalizzazione del trattamento. Dava molto più spazio invece che al gesto tecnico a un discorso più ampio. Quindi ho fatto la mia scelta e ho deciso che avrei fatto solo questo. Di lì è stato tutto più facile anche per il momento storico dell’Italia che favoriva la nascita dei centri di senologia come centri di patologia. Quindi con l’approccio multidisciplinare mi sono trovata avvantaggiata. I direttori generali hanno creduto in questo progetto, prima il Professor Mosca che mi ha indirizzato poi tutti gli altri.

Le principali patologie mammarie che curate sono i tumori maligni o benigni, è corretto?
Per lo più patologia maligna, perchè l’unica patologia benigna che deve essere trattata chirurgicamente è solo quella borderline oppure quella che può avere un’evoluzione progressiva. Per lo più è patologia maligna. Tenga conto che il rapporto degli interventi tra patologia maligna e benigna deve essere di due a uno.

I dati del centro di Pisa quali sono?
Noi trattiamo tra i 1000 e 1200 interventi l’anno, è stata una sorta di escalation. Quando ha iniziato il centro che è stato istituito nel 2010 facevamo circa 600-800 interventi. Però non tutti gli interventi sono per i tumori. In senologia quello che conta sono i nuovi casi di tumori in quell’anno. Esistono degli indicatori per valutare l’eccellenza di un Centro di tipo europeo basati sull’evidenza scientifica. Il numero minimo di cancri nuovi ogni anno per un centro deve essere di 150. Altrimenti il centro non ha le credenziali per esistere. Nel 2010 viaggiavamo su circa 400-500 casi nuovi l’anno. C’è stato un piccolo incremento dovuto al miglioramento delle risorse  e nel 2016 abbiamo fatto oltre 650 nuovi casi e quest’anno faremo lo stesso perché la struttura si è assestata. Il centro di più non può fare perché chiaramente non è solo l’intervento, si parla di tutto il percorso dalla prima visita, dalla diagnosi fino alla fine delle cure e al follow-up, il percorso deve essere completo.

C’è un aumento dei tumori al seno?
L’incidenza del tumore alla mammella si mantiene abbastanza stabile, diciamo che è in lieve incremento ogni anno. La Toscana viaggia sui 4000 casi l’anno. La nostra area vasta che è quella nord-ovest viaggia su 1300-1400 casi l’anno. Solo i nuovi casi.

Ho letto che nel vostro centro c’è il concetto di ‘minimo trattamento efficace’ cosa vuol dire?
Il ‘minimo trattamento efficace’ riprende un concetto ideato dal Professor Veronesi. Negli anni 60-70 lui ha portato gli interventi che allora erano il massimo trattamento tollerabile, cioè più potevi operare più eri tranquillo, al minimo trattamento efficace. Vuol dire ottenere gli stessi risultati con le cure giuste, quindi adesso non si asportano più mammella e linfonodi eccetera se non ce n’è la necessità. Conviene fare quello che ha un senso in quella paziente per il trattamento del suo caso. Questo vale anche per le altre terapie mediche e per la diagnostica. Bisogna offrire alla paziente il minimo trattamento che è efficace per risolvere il suo problema evitando mutilazioni inutili e esagerate.

Come mai il centro di Pisa è considerato all’avanguardia?
In senologia ci sono due cose importanti: la multidisciplinarietà e la casistica. La multidisciplinarietà è  dimostrato anche scientificamente, è un fattore che migliora la sopravvivenza. Se lei tratta una paziente con degli specialisti singoli non ha gli stessi risultati che se viene trattata da un team multidisciplinare. Noi abbiamo la fortuna di avere rappresentati tutti gli specialisti, molti dedicati non solo alla mammella. Abbiamo un affiatamento, un vissuto, un background e un numero di casi tali che ci hanno permesso di acquisire una certa esperienza. È merito di tutto il gruppo, oltre agli specialisti stabiliti dalla legge il chirurgo, il radiologo, l’anatomopatologo, il radioterapista, l’infermiera in senologia ci sono tutta una serie di figure che rispondono ai  bisogni della paziente, per esempio ci sono il medico nucleare, il riabilitatore, lo psicologo, le medicine complementari, un pool di specialisti. Non è merito del singolo, è merito di tutto il gruppo.

Quali sono gli esami che raccomanderebbe di fare?
Non bisogna dimenticare che le cure alla mammella risentono molto della prevenzione. Per prevenzione dobbiamo essere precisi nel dire che esiste una prevenzione primaria che è quella che impedisce al tumore di venire e questa riguarda lo stile di vita, l’alimentazione. E poi c’è una prevenzione secondaria che è quella  della diagnosi precoce. In senologia grazie alla diagnosi precoce insieme ai trattamenti sempre più mirati e personalizzati, mentre l’incidenza tende ad aumentare, la mortalità tende a diminuire. Questi sono i grandi passi avanti. La nostra prevenzione è molto semplice: prima dei 40 anni effettuare l’autopalpazione, conoscere il proprio seno. Per quella non c’è un’età per iniziare, diciamo che dai 20 anni in su si può fare. Dall’età di 40 anni iniziare con la mammografia. Inoltre, dai 45 anni in poi, aderire ai programmi di screening che la Regione Toscana offre, ed è stata una delle prime regioni ad offrirli, integrandoli e completandoli in base ai propri fattori di rischio: la familiarità, le cure ormonali. Insieme al senologo stabilire qual è il proprio fattore di rischio e stabilire un programma di esami di controllo secondo schemi prestabiliti in assenza di malattia. Questo è quello che ci permette di trovare le cose prima ancora che diventi un tumore. Questo ha un impatto forte sulla qualità delle cure, perché se si trova una lesione piccola, il trattamento sarà molto più gratificante che si se trova una lesione grande.

Per informazioni:
http://www.ao-pisa.toscana.it/

05/09/2017