I SOVIET + L’ELETTRICITÀ IL 'COMIZIO MUSICALE' DI MASSIMO ZAMBONI

di Costanza Baldini
I Soviet + l'elettricità

Domenica 12 novembre saliranno sul palco del Teatro Verdi di Firenze: Angela Baraldi, Max Collini, Fatur, Simone Filippi, Simone Beneventi, Cristiano Roversi, Erik Montanari

Nel novembre del 1917 scoppiava la rivoluzione bolscevica, e nell'anno del suo centenario Massimo Zamboni ha creato “I Soviet + L’elettricità”, un 'comizio musicale' che attingendo al linguaggio, alle parole d’ordine e ai simboli del socialismo reale, evoca il mito infranto della rivoluzione: della rivolta degli oppressi, del potere agli operai e ai contadini, della società senza classi e senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Sul palco insieme a Massimo Zamboni (voce, chitarra), saliranno Angela Baraldi e Max Collini (voci), Danilo Fatur (performance), Simone Filippi (ritmiche), Simone Beneventi (timpani, vibrafono, ritmiche), Cristiano Roversi (tastiera, basso, programmazioni) ed  Erik Montanari (chitarra).

 In scena tutti gli elementi classici dell'iconografia sovietica: il podio e le tribune d'onore. Strutture per cerimonie politiche, solenni e oppressive allo stesso tempo, dove i cantanti diventano oratori, i musicisti membri di un Partito, il gruppo musicale Apparato. Alle proiezioni filmate il compito di segnalare il momento storico e le sue possibili interpretazioni, al performer il ruolo di assumere i contrasti su di sé, lasciandoli esplodere. La struttura musicale, tratta in massima parte dal repertorio di CCCP-Fedeli alla Linea, cavalca la linea larghissima che congiunge la celebrazione allo sgomento, la scenografia ufficiale alla fragilità del singolo. Un’azione teatrale-musicale per una drammaturgia complessa e articolata, costituita in pieni e vuoti. 


Ciao Massimo com’è nata l’idea del ‘comizio musicale’?

È un’idea che viene da molto lontano perché è dal 1981 che conosco i CCCP e i CSI, quindi già allora c’era la possibilità di parlare di quel mondo rapportandolo al nostro, facendo un confronto continuo tra un ‘noi’ e un ‘loro’. Quando abbiamo cominciato il mondo era diviso in due settori. Nell’avvicinarsi del centenario della rivoluzione del 1917, ho cominciato a pensare che era davvero il caso di ragionare su quell’avvenimento che è ancora così centrale nelle nostre vicende quotidiane, anche se è anagraficamente molto lontano. Così ho cominciato a pensare di mettere in piedi questo ‘comizio’, sapevo di non voler fare un concerto o uno spettacolo così ho cercato di eliminare tutto quello che mi sembrava una ridondanza, come le bandiere rosse, la falce e martello e i grandi leader, per concentrarmi di più sulla sostanza umana e gli avvenimenti del secolo. Così è nato ‘I Soviet + l’elettricità’ che ha una struttura imponente ci sono delle grandi tribune, un podio, un palco più adatto a un comizio politico che ha un concerto. Noi siamo in divisa questo per togliere ogni velleità ai cantanti, io voglio che siano carichi delle responsabilità di quello che stanno rappresentando.

Siamo tutti molto curiosi, cosa succederà sul palco?

Ci saranno tre persone alla voce, io, Angela e Max, quattro ottimi musicisti che coprono tutto l’arco possibile della strumentazione e un performer Danilo Fatur che rappresenta il fattore umano. Noi ci mettiamo sul palco come se fossimo un comitato centrale, molto fermi, immobili e determinati nelle nostre esternazioni, lui invece è imprevedibile, è quello che cerca sempre di smontare tutto quello che noi mandiamo fuori. Sembra che lui rappresenti davvero l’umanità, quella che ha come unico problema quello di sperare di svegliarsi anche la mattina dopo. Noi siamo i dittatori di questo apparato, perché abbiamo un palco così severo, imponente e rigido che ci costringe, costringe il nostro lato umano, noi siamo solo dei meccanismi.

Se tanti anni fa c’era una divisione netta tra USA e URSS, oggi assistiamo a una specie di balletto, di scambio di favori tra queste grandi potenze, come vedi la situazione attuale?

Non voglio fare uno specchietto della situazione politica attuale perché sarebbe molto presuntuoso da parte mia, è chiaro che il mondo è in una fase di grande frammentazione e paura. Tant’è vero che c’è il ritorno dei nazionalismi, dell’arroccarsi attorno a delle idee piccole. La paura dell’altro è sempre più forte, una volta caduti i muri, abbiamo scoperto che al di là del muro c’eravamo noi e questa somiglianza ha creato notevoli paure. Hai ragione lo scambio dei favori è continuo all’interno di questa classe dominante che sta governando tutto il mondo con queste grandi società che non hanno confini. Loro sì che hanno una libertà davvero invidiabile da questo punto di vista, non temono le frontiere, non temono nulla, sono loro a tracciare la frontiera tra se stessi e gli altri.

Domenica 12 novembre 2017, ore 21

Teatro Verdi, via Ghibellina, 99, Firenze

Biglietti posti numerati: Platea Gold 40 euro; 1° settore 35 euro; 2° settore 30 euro; 3° settore 25 euro 
Prevendite nei punti www.boxofficetoscana.it/punti-vendita e online su www.ticketone.it tel. 892101.

Per informazioni:
tel. 055.218647 - 055.212320
www.lndf.it
www.teatroverdionline.it

11/11/2017