INTERVISTA A SHI YANG SHI: 'CUORE DI SETA' DIVISO TRA ITALIA E CINA

di Costanza Baldini
Shi Yang Shi

L’attore cinese naturalizzato italiano che ha lavorato per tanti anni a Prato come mediatore culturale ha da poco pubblicato la sua incredibile autobiografia

Attore a cinema e a teatro, traduttore simultaneo per il Milan, mediatore culturale a Prato, inviato televisivo per Le Iene e adesso anche scrittore. Shi Yang Shi è un vulcano in costante eruzione che non si ferma davanti a niente e nessuno. Si è trasferito in Italia quando aveva 12 anni e ha passato un lungo periodo a Prato per il progetto ‘Compost’ fondato nel 2009 da Letizia Russo e Cristina Pezzoli e chiuso nel 2016. Si definisce una ‘banana’ giallo fuori e bianco dentro, ha da poco portato al teatro Verdi di Milano il suo ultimo spettacolo “ArleChino: traduttore e traditore di due padroni” e ha pubblicato quest’anno il suo primo libro, l’autobiografia “Cuore di seta”. Ecco la nostra intervista.

Si può dire che ormai Milano è diventata casa tua?

Assolutamente, purtroppo Prato è stato per anni una seconda casa poi non ci hanno voluto le istituzioni comunali e siamo tornati a casa ognuno per conto suo.  

Hai fatto tanto per Prato, sei stato un importante mediatore culturale nel progetto 'Compost'

Sono arrivato nel 2009 seguendo il progetto teatrale ideato da Letizia Russo e Cristina Pezzoli. In quegli anni scoppiò ‘il nemico cinese’  e noi siamo stati artisti e mediatori allo stesso tempo. Con l’empatia e l’arte abbiamo cercato di far comunicare italiani e cinesi attraverso incontri e improvvisazioni, creando prodotti culturali come ‘Facewall’, ‘Sono qui perché’.

A Prato hai avuto un po’ di difficoltà, hai vissuto sulla tua pelle i pregiudizi della gente?

La mia esperienza a Prato è avvenuta su più piani, uno è quello attoriale puro, ho imparato a recitare facendo laboratori e cercando di capire quali sono le maschere teatrali che possono raccontare il mondo di oggi. Un altro livello è quello invece politico e interculturale dei conflitti tra cinesi e italiani e sulla mia pelle ho visto che ci sono stereotipi, fondamentalismi. Quei politici che dicono che 'le nuove generazioni sono il futuro' dicono balle, è solo un modo per trasferire sui giovani una responsabilità loro, degli adulti. Io posso vedere su di me le difficoltà di tanti immigrati, non a caso la generazione dei ‘Neet’ cioè ‘Not (engaged) in education, employment or training’ ha creato dei mostri. Come quei ragazzi che hanno ucciso e buttato il cadavere di un ragazzo cinese a Modena e sono stati ritrovati in un internet cafè a Prato. Per loro prego perché sono buddista e sono diventato buddista anche al tempio di Prato. Non voglio sputare nel piatto in cui mangio ma speravo che l’Italia fosse cambiata e invece c’è ancora tantissimo da fare.

Qui in Italia hai fatto veramente di tutto l’attore, hai partecipato al programma televisivo ‘Le Iene’, hai fatto teatro, adesso hai scritto un libro, da dove ti viene tutta questa energia?

Infatti sono sfinito e vicino all’alcolismo (ride). Ti dico cara Costanza che nel tuo nome sta il mio motore, la resistenza e la resilienza come per gli atleti. Io provengo da una famiglia benestante, siamo venuti in Italia perché cercavano la libertà e un futuro migliore. Ma la mia famiglia era di un ceto sociale diverso rispetto a quello a cui appartiene la maggior parte degli immigrati cinesi che vengono a lavorare in Europa e vengono emarginati. Io ho conosciuto la chiusura anche tra immigrati e questo ha fatto si che nella mia crescita, nella mia emancipazione dal sogno familiare del successo economico, del riscatto sociale, io abbia trovato la mia vera vocazione, la realizzazione di un sogno personale, intimo.

Infatti hai frequentato la Bocconi, una delle migliori Università italiane e poi hai mollato.

Ho mollato nel 2004 per fare la Scuola di Teatro Paolo Grassi che è proprio lì accanto, e dopo un anno mi hanno bocciato. Io però ho continuato con uno spettacolo di Brecht e poi con i film di Amelio e Tornatore e sono tornato a recitare. Esiste una parola in tibetano che si scrive ‘Ngalso’ e si pronuncia ‘Nalso’ senza la ‘g’ e vuol dire trasformare il karma negativo in positivo.

Non mi sembra una cosa facile! I giovani italiani hanno poca fiducia nel futuro…

Il mio compagno Angelo sta vestendo a X-Factor i Maneskin che sono tutti adolescenti, sono fantastici. In ogni epoca gli artisti sono stati sommersi e solo i migliori sono sopravvissuti, quelli che hanno dato tutto.

In questi giorni a Milano hai portato a teatro ‘ArleChino’

Mi sono ispirato al grande Ferruccio Soleri che ha fatto l’Arlecchino di Strehler. È grazie a lui se sono finito alla Paolo Grassi. Ora come Arlecchino voglio fare uno sberleffo ai politici di Prato che non hanno avuto il coraggio di assimilare il nostro progetto di ‘Compost’ all’interno del loro programma politico. Sono stati stupidi perché i talenti vanno coccolati soprattutto quando mostrano di poter fare ciò che la politica non può realizzare. Ci sono logiche  di palazzo che io non riesco a spiegare. Oggi gli italiani mi disprezzano perché sono un ‘cinese di merda’ e i cinesi mi disprezzano perché sono diventato ‘banana’ cioè giallo fuori e bianco dentro.

Il tuo libro “Cuore di seta” comincia così: ‘Tutte le mie disgrazie sono cominciate quando ho messo piede per la prima volta in Italia’

Ho dovuto insistere con l’editore per scriverlo perché non voleva che il libro cominciasse così. Ma tra l'inizio e la fine c’è un capovolgimento. È stato proprio così per me, non volevo iniziare con un ‘depression mark’, ma quel dolore di sradicamento che ho vissuto fin dall’inizio è stato paradossalmente il mezzo bicchiere vuoto da dove sono partito e ogni giorno mi ci scontro. Non c’è fondo all’avidità come alla disistima. Quando abiti dall’altra parte della barricata sei un ‘nessuno’ e devi confrontarti con il tuo sogno e con il tuo dolore di essere in ‘diaspora’.

Come si combattono i pregiudizi?

Ubriacandosi, (ride) scherzo. Diciamo che le occasioni conviviali sono estremamente importanti, mangiare insieme, bere insieme, trovarsi e scoprirsi fratelli e sorelle della stessa specie umana. Sembra una predica che farebbe un prete ubriaco, ma grazie a Marianella Sclavi sociologa italiana esperta mondiale di gestione creativa dei conflitti ho imparato che il moltiplicarsi sistematicamente di contatti tra persone anche nemiche tra di loro aiuta a fare in modo che le posizioni irrigidite su ideologie si muovano, come cambiare montatura agli occhiali. Certo servono anche strumenti artistici e culturali per uscire dal proprio orticello di interessi e comprendere il quadro generale.

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07/12/2017

ArleChino
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