PREMIO PIEVE: UN SECOLO DI STORIA D'ITALIA NEGLI OTTO DIARI FINALISTI

Premio Pieve: un secolo di storia d'Italia negli otto diari finalisti

Le scelte che cambiano di colpo la vita e la difesa dei diritti fondamentali  al centro delle testimonianze autobiografiche che si contendono la vittoria

Le scolte cruciali che di colpo possono cambiare il corso di una vita e l’impegno quotidiano per far valere i proprio diritti di essere umani: sono questi i temi trasversali che attraversano gli otti diari in finale al Premio Pieve Saverio Tutino, il concorso per le testimonianze autobiografiche inedite che si svolgerà a Pieve Santo Stefano dal 14 al 17 settembre.

Tra le otto finaliste c’è la vicenda di Antonio Cocco, che nel 1952, per un’interrogazione andata male e il rischio di una bocciatura a ragioneria, decide di impulso di scappare di casa e finisce per arruolarsi, in Francia, nella Legione straniera. Quella di Gio Bono Ferrari, nato nel 1882 a Camogli, è una storia di emigrazione e di ritorno: Gio Bono cresce tra l’Italia e l’Argentina, poi trova l’amore in Italia, dove decide di tornare a vivere.

Le scelte sono la cifra dell’esistenza di Giuseppe Lattes, dirigente d'azienda ebreo torinese nato nel 1913, che nell’Italia fascista e razzista non può sposare la ragazza che ama e si ritroverà a scampare al rastrellamento del ghetto di Roma. Scelte opposte quelle di Giuseppe Marcheselli, nato a Bologna nel 1916, che combatte per la Repubblica di Salò e poi viene fatto prigioniero dai partigiani e rinchiuso per mesi nel campo di detenzione 338 di Coltano, vicino Pisa.

Quella di Paola Nepi, nata nel 1942 a Montevarchi, Arezzo, è una storia segnata dalla malattia, la distrofia muscolare, e di una vita passata a combatterla e a combattere tutti gli ostacoli che la società non si impegna a rimuovere. La coerenza delle scelte costerà cara a Mario Ponzi, comunista, che nel 1930 viene incarcerato e nel 1936 evade e si rifugia in Francia.

Il sospetto di aver compiuto la scelta sbagliata tormenta per tutta la vita Pietro Poponcini, di Civitella in Val di Chiana: la mattina del 9 luglio 1944 i tedeschi rastrellano il padre Aldo mentre lui è di guardia ma i militari sbucano dalla strada opposta cogliendoli di sorpresa.

Anche la piccola Giuseppina Porri, nata nel 1923 a Cortona, si troverà orfana di padre da piccolissima: un padre, Angiolo il fornaio, che ha scelto di non essere fascista, e che per questo attrae le attenzioni dei servizi segreti di polizia politica del regime, l'Ovra, subisce pestaggi per la strada e la reclusione in carcere.

04/09/2017