TRA MEMORIA E MENZOGNA ‘L’ULTIMA DIVA DICE ADDIO’ DI VITO DI BATTISTA

di Costanza Baldini
Tra memoria e menzogna ‘L’ultima diva dice addio’ di Vito Di Battista

Il romanzo è ambientato a Firenze, un viaggio nostalgico intorno ad una diva sul viale del tramonto, raccontato dal punto di vista di un giovane

La protagonista del romanzo dell’esordiente Vito Di Battista "L'ultima diva dice addio" è Molly Buck una diva del cinema sul viale del tramonto. Al culmine del successo e della fama si ritira dalle scene senza dare spiegazioni, senza clamore, lontana da tutti e da tutto, per vivere a Firenze. Quando, la notte di capodanno, Molly muore in una clinica privata sulle colline che guardano la città, davanti al cancello d’ingresso è seduto il giovane che l’attrice ha scelto come suo biografo ufficiale. È lui a raccontare la storia di questa donna straordinaria.

Chi è Molly Buck? Come la descriveresti?
È un’attrice che per tutta la vita ha interpretato le storie degli altri e che, anni dopo essersi ritirata dalle scene, decide di indossare per un’ultima volta gli abiti della finzione. Si tratta della prova più importante della sua carriera, perché deve interpretare se stessa. Per farlo, ha bisogno di qualcun altro, e questo qualcun altro è un giovane che lei incontra per caso e che diventa il suo biografo. Da quel momento, entrambi non potranno fare a meno l’una dell’altro, perché lui ha bisogno di ricordare e lei di essere ricordata. Il romanzo cerca di raccontare l’intera vita di Molly Buck, quindi lei è in realtà tante persone: è la ragazza arrivata in Italia dall’America, non ancora ventenne, che poi ha intrapreso una carriera piena di successi e compromessi; ma alla fine della storia, che è il punto da cui inizia la narrazione, è una donna di settant’anni che passa le giornate nel suo salotto in Oltrarno, circondata dalle fotografie di quello che è stata e con le finestre spalancate per potersi godere la città anche così, dall’alto.

Ti sei ispirato a una ‘diva’ della realtà per costruire il personaggio di Molly? Il tuo libro non so perché mi ha ricordato Drusilla Foer, la conosci? C’è una qualche assonanza col tuo libro?
Non avevo in mente nessuna “diva” nello specifico, anche se nel romanzo ne compaiono e ne sono citate molte. La vita di Molly Buck è colma di eventi che forse si potrebbero ritrovare nelle biografie di attrici e attori del secolo scorso, ma nella mia testa c’erano più che altro delle figure come Simone Signoret o Judi Dench, soprattutto per ciò che riguarda l’aspetto e l’atmosfera che si portano dietro. Drusilla incarna con ironia quell’eleganza senza tempo che anche Molly Buck ci tiene a trasmettere al prossimo, e sarebbe bello vederla recitare tutti quei “Mio caro” con cui Molly si rivolge al suo biografo.

Come mai hai deciso di ambientare il tuo romanzo a Firenze? C’è un motivo particolare per cui sei legato a questa città?
Ho vissuto a Firenze durante l’università, quindi nel pieno della cosiddetta “età migliore”, e tutti i luoghi descritti nel romanzo sono legati a ricordi precisi di quegli anni. È una città dove sono stato felice e, a volte, la cosa più difficile è proprio riuscire a fare pace con i posti dove siamo stati felici. Ma è anche una città che, per svariati motivi, somiglia molto a Molly Buck.

Molly guardando Firenze da Ponte Santa Trinita dice “Non esiste abitudine per la bellezza”, Firenze per te è bellezza?
Firenze, almeno per me, non è una città che si “fa vanto delle sue rovine”, come mi ha detto qualcuno anche se non ricordo chi fosse, ma una città che mostra a tutti quanto sia invecchiata bene. E la vera bellezza forse è anche questo: avere l’occasione di invecchiare continuando a vivere comunque in un eterno presente, che è allora sempre giovane allo stesso tempo.

Il tuo romanzo è anche un libro sui ricordi, su quello che si vorrebbe ricordare e invece si dimentica. Cosa sono per te i ricordi?
La verità è che forse ricordare e dimenticare non sono termini opposti, ma complementari. E l’equilibrio che ne scaturisce crea i ricordi, che danno forma a tutto quello che siamo. Il biografo insegue Molly Buck perché vuole scoprire la verità dietro ai suoi ricordi, ma c’è qualcosa di errato e impossibile in questa ricerca. Perché se i nostri stessi ricordi vengono riscritti dal tempo che passa, allora è quella l’unica verità che si può raccontare. E forse è anche giusto così.

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21/02/2018