TUMORE DELL’OSSO: LE PROTESI A CAREGGI SI REALIZZANO CON LE STAMPANTI 3D

di Costanza Baldini
Ricostruzione

Intervista al dottor Domenico Andrea Campanacci Direttore del Dipartimento di Ortopedia Oncologica e Ricostruttiva a Careggi

Tecniche ricostruttive sempre più sofisticate e cure chemioterapiche hanno permesso di portare in venticinque anni la sopravvivenza a questo tipo di tumori al 65,70% con una possibilità di conservare l'arto pari al 95%. Ecco l'esperienza del dottor Campanacci.

Dottor Campanacci come ha scelto questo ambito, com’è nata la sua carriera?
Mi sono formato all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, 25 anni fa ho scelto di seguire questa disciplina, di occuparmi di questo tipo di patologie e mi sono trasferito a Firenze nel ’94 a Careggi e abbiamo iniziato questa attività che prima no veniva svolta. È una disciplina estremamente interessante perché pur essendo una patologia rara, di solito viene concentrata in centri di riferimento e è possibile avere la possibilità di sviluppare un’esperienza importante, c’è la possibilità di eseguire interventi e operare in diverse sedi anatomiche. L’aspetto ricostruttivo è particolarmente interessante e affascinante perché sono interventi ricostruttivi complessi che devo essere sempre adattati al paziente che abbiamo di fronte, non sono standardizzabili. Ogni situazione clinica richiede un approccio particolare, dedicato e personalizzato.

Di cosa si occupa il suo reparto?
La nostra struttura è definita ‘Ortopedia Oncologica e Ricostruttiva’ perché trattiamo tumori primitivi dell’osso e delle parti molli e i anche tumori che originano in altre sedi e vanno poi a finire a livello scheletrico, le forme secondarie, ma oltre a questo siamo specializzati nella ricostruzione articolare per quelle parti che hanno avuto dei problemi anche a seguito di altre cause, come esiti traumatologici, perdita di sostanza in caso di fratture oppure revisioni di protesi particolarmente complesse dove c’è una perdita di sostanza e c’è da ricostruire un frammento osteo-articolare. Non ci occupiamo solo di ortopedia oncologica.

Come mai il suo reparto può essere considerato un’eccellenza?
Sono pochi i centri in Italia che si occupano di questo tipo di patologia, vediamo pazienti che vengono da tutta Italia e a volte anche dall’estero. Non solo siamo un’eccellenza in Toscana, ma in tutta Italia e il nostro centro è riconosciuto a livello internazionale per l’esperienza sviluppata in patologie di questo tipo. È dal 1994 che facciamo questo tipo di attività a Careggi. Essendo un punto di riferimento abbiamo avuto la possibilità di concentrare presso di noi la casistica e così sviluppare una consistente esperienza in questo campo.

Quanti pazienti avete ogni anno?
Facciamo circa 1200 interventi all’anno e si tratta di una patologia che riguarda sia l’adulto che il bambino quindi collaboriamo anche con l’azienda ospedaliera universitaria Meyer per la parte pediatrica e parte degli interventi si svolgono presso questa struttura.

Qual è il futuro di queste ricostruzioni? Quali sono gli obiettivi?
Nel tempo c’è stata un’evoluzione importantissima nel trattamento della terapia di questo tipo di patologie. Se lei pensa che trentacinque anni fa la maggior parte dei pazienti doveva essere amputata, doveva perdere l’arto e nonostante questo la percentuale di sopravvivenza era alquanto bassa. Attualmente la situazione si è totalmente capovolta per cui nel 95% dei casi è possibile conservare l’arto con una chirurgia conservativa e la sopravvivenza nel caso di tumori primari dell’osso ha raggiunto dei livelli importanti che si avvicinano al 65,70% di possibilità di guarigione. Questo grazie all’introduzione di cure mediche chemioterapiche ma anche grazie alla possibilità di utilizzare tecniche ricostruttive sempre più sofisticate che prevedono l’impiego di protesi modulari costruite con tecnologie e materiali particolari, che prevedono l’impiego di trapianti osteoarticolari prelevati dalla banche dei tessuti e da donatori multi organo, e che prevedono anche l’uso di trapianti vascolarizzati presi dallo stesso paziente. Ultimamente negli ultimi anni la tecnologia si sta evolvendo e sono sempre più utilizzate ricostruzioni fatte su misura, personalizzate per il paziente, quindi quando è necessario asportare un segmento osteoarticolare, una parte dello scheletro è possibile attraverso queste nuove tecnologie costruire delle protesi su misura utilizzando particolari stampanti tridimensionali che ‘stampano’ sulla base di un modello che viene fornito dagli esami pre-operatori. La protesi su misura che poi viene impiantata e inserita a livello della perdita di sostanza in modo da ricostruire l’articolazione del paziente.
Queste sono le scoperte più recenti insieme alla possibilità di utilizzare tecniche di navigazione intraoperatoria per essere sempre più precisi e accurati nell’asportazione del tumore e nella ricostruzione del segmento osteoarticolare, o addirittura utilizzare tecnologie robotiche. Questo rappresenta il presente, ma soprattutto il futuro: la possibilità di introdurre in maniera sempre più estesa la navigazione intraoperatoria e la chirurgia robotica in chirurgia.

Per informazioni:
http://www.aou-careggi.toscana.it

05/09/2017