BIANCA, LA CONTADINA CHE GUIDA IL TRATTORE E COSTRUISCE IL FUTURO

di Salvatore Bruno
Bianca Mascagni e il suo amore per la campagna, intervista alla giovane imprenditrice agricola che produce olio.

Bianca Mascagni, giovane imprenditrice tra Montalcino e Pienza, che con passione e tenacia scrive una pagina importante dell’agricoltura toscana

Sono ad un aperitivo tra ottimi vini della Val D'orcia che esaltano una merenda contadina con prodotti locali, una signora mi avvicina e inizia a raccontarmi della figlia. Una giovane ragazza che ha fatto una scelta importante trasferirsi da Siena, nella campagna tra Pienza e Montalcino e fare “la contadina”. Dedicare la propria vita alla coltura degli ulivi. Il racconto di questa donna mi coinvolge e mi appassiona. E mi lascia il biglietto da visita di questa ragazza. Torno in redazione e dopo qualche giorno mi dico “dai chiamiamola”. Si chiama Bianca Mascagni, inizio la chiacchierata con lei e scopro una giovane donna tenace, appassionata e con le idee chiare. Il nostro colloquio è diventato questa intervista...

Chi è Bianca?

Sono una ragazza di 28 anni, mi sono laureata in agraria. All’inizio è stata una scelta azzardata e fatta a cuor leggero perchè non conoscevo molto del settore. Inoltre i miei genitori nella loro vita hanno fatto altro. Mio padre aveva la passione per la campagna ma non aveva mai praticato questo tipo di attività a livello lavorativo ma solo amatoriale. Non mi vedevo, infine, con un lavoro d’ufficio e per questo è nata la mia scommessa…

Dov’è nata questa passione?

A scuola ho conosciuto molti ragazzi che avevano la passione per la natura ma soprattutto già lavoravano nel settore quindi mi hanno trasmesso il loro sapere nonchè diverse nozioni in campo pratico. E in particolare al secondo anno di università, il professor Aleandro Ottanelli, fece un seminario sull’impianto superintensivo olivicolo e lì mi è “nato il pallino” per questo tipo di coltura.

Finiti gli studi cosa hai fatto?

Sono stata fortunata perchè è uscito un bando giovani della Regione Toscana, finanziato dall’Unione Europea che dava la possibilità ai ragazzi che aprivano la partita iva in quell’anno di avere un finanziamento per un eventuale progetto. Quindi ho presentato la mia idea tramite la Coldiretti e alla fine ho vinto il bando. Sono stata una delle poche fortunate perché erano state presentate molte domande. Ciò mi ha dato la possibilità di mettere su quest’impianto superintensivo.

Di quanto terreno hai a disposizione?

Mio padre ha ereditato da mio nonno quella all’inizio era una tenuta di caccia tra Montalcino e Pienza. Noi non abbiamo mai lavorato la terra, mio padre la dava in affitto. Nel momento in cui io ho finito l’Università sono subentrata e ho preso in mano i 30 ettari di terreno: più di 20 sono di seminativo, circa 2 di bosco, altri 2 di oliveto tradizionale e 1,5 è occupato dall’impianto superintensivo di cui parlavo.

Ecco ma nello specifico per cosa si caratterizza questo impianto superintensivo olivicolo?

E’ nato in Spagna e per ora viene effettuato solo con varietà olivicole spagnole perchè ancora non ci sono stati risultati eccellenti con le nostre piante tradizionali. E’ ad alta intensità in quanto “i testi d’impianto” sono di 1,5 metri per 4 contro  di 4 metri per 6 di quello tradizionale, sono fatti a filare e quindi esteticamente assomigliano a dei vigneti, una sorta di siepi d’ulivo. Hanno, quindi, una produttività molto più alta rispetto ai nostri impianti: si parla anche di oltre 140 quintali ad ettaro di olive. In Italia non era una tipologia molto praticata perché si pensava che l’olio prodotto da questo tipo di impianto non fosse di ottima qualità. Infatti per ottenere un’alta produttività, gli ulivi, vengono irrigati come qualsiasi tipo di frutteto e quindi la qualità dell’olio, in determinate circostanze, può non risultare ottimale.

Tu come hai superato questo limite dell’impianto?

Grazie all'aiuto del vivaio che mi ha fornito le piante, e in particolare di Michele Buccelletti.  Con lui stiamo cercando di trovare un’alternativa e fare un prodotto di nicchia e di qualità con un impianto superintensivo. Il mio è uno dei pochi impianti bio di questo tipo. Vorrei cercare di ottenere attraverso l’agricoltura biologica un prodotto di qualità ma anche redditizio ed agevole dal punto di vista della raccolta perchè essendo a filare possono essere raccolti con la vendemmiatrice e non a mano. Ciò comporta un abbassamento dei costi di produzione in particolare sulla potatura e la raccolta. Questo permette, infine, di poterlo vendere ad un prezzo accettabile e accessibile.    

Il lavoro della campagna è tempo, fatica, lavoro e poi bisogna far sempre i conti con la natura e quindi non basta essere bravi. Come affronti tu questa “costellazione di circostanze” che ruotano intorno al tuo lavoro?

All’inizio non è stato facile soprattutto perché davanti alla natura non siamo niente. Molte volte mi sono ritrovata a fare un gran lavoro e poi ricominciare da capo o a non ottenere risultati. Questa è una regola con cui fare i conti in campagna. Ne soffrivo e ci sono stata male e inoltre il mio essere donna a volte mi ha messo di fronte a una realtà dura e fatta di fatica anche fisica. Però a un certo punto ti accorgi di vivere la natura a 360 gradi e che tu non hai scelto di fare un lavoro ma ti sei costruita uno stile di vita. La campagna non è per tutti. Non esistono sabati, domeniche, Pasqua o Natale. Se c’è da fare bisogna rimboccarsi le maniche e basta. Ecco perché ribadisco è uno stile di vita.

Una curiosità ma guidi il trattore?

Certo mi ha insegnato mio babbo. Un uomo che non ha mai lavorato in questo ambito ma ha una gran passione per la natura e me l’ha trasmessa.  

Come ti vedi te tra 20 anni?

Sinceramente (e sorride) … spero di fare tanto olio. Questa è stata una scommessa. Spero che il mio progetto funzioni. In tanti mi sono andati contro perchè c’è chi vede solo il sistema tradizionale per la coltivazione dell’ulivo. Sarebbe un bello schiaffo morale per chi, invece di vedere con curiosità, lo hanno solo disprezzato.

Credi che l'essere donna ha condizionato il giudizio di un mondo, come quello agricolo, prevalentemente maschile?

No non ho trovato pregiudizi in questo senso anzi il mondo agricolo è un mondo solidale anche perchè come ho detto non è solo un lavoro ma uno stile di vita. Quello che intendevo è rivolto soprattutto ad alcune persone di una certa età, poco avvezze al cambiamento le quali invece di capire certi processi li denigrano a prescindere. Le novità sono un’opportunità anche in agricoltura.

Gli incontri che avvengono per caso nascondono sempre belle sorprese. Questo è il caso. Bianca sa quel che vuole, non l’ho vista negli occhi ma il fuoco della sua passione mi è arrivato tutto. Che bello conoscere questa Toscana dal volto deciso, dal carattere forte e dall’umanità tipica delle donne.

22/06/2017

Bianca in mezzo ai suoi ulivi
Bianca in mezzo ai suoi ulivi