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Publio Biagini, il gigante buono di Vellano, guardiano della Valleriana

Anfitrione di una valle intera, Publio tiene aperto il museo del minatore e del cavatore, che preserva la memoria dell’estrazione della pietra serena a Vellano

Publio Biagini

Publio è un personaggio conosciuto a Vellano, è un gigante buono che se ne sta a guardia del paese, lassù tra le montagne della Valleriana. Storce il naso quando si parla di Svizzera Pesciatina, perché qui siamo in un territorio storico, che è vivo da ben prima che un economista di Ginevra a fine Settecento ne apprezzasse le qualità ribattezzandolo in questo modo. Publio, amante della sua terra per mestiere, scrive libri su libri, perché non ne ha mai abbastanza di raccontare la magia dei suoi luoghi e della sua gente. Ha appena pubblicato il suo Gente di Valdinievole o giù di lì e noi, durante l’ultima OpenWeek, abbiamo colto l’occasione per incontrarlo.

Publio ci accoglie sulla soglia del suo piccolo museo del minatore e del cavatore, aperto ormai dal 1999, come fa con i visitatori che sono soliti venire fin quassù, nel capoluogo di tutte le “castella” della Valleriana, i dieci piccoli borghi distribuiti intorno a Pescia. Se ne sta con le braccia conserte, come un parente che ti ha atteso a lungo e ti vede arrivare un po’ in ritardo, ma subito dopo, proprio come farebbe un affezionato familiare, si apre in un grande sorriso, che rivela, che sotto quell’aria burbera un po’ tipica dei montanari, c’è in realtà, come spesso accade in questi casi, una bellissima persona.

Publio Biagini Vellano
Alla miniera di Publio, questo il nome del museo, si accede da una porticina che sembra l’ingresso del paese delle meraviglie di Alice. Non c’è da temere, però, perché sarete guidati già prima di entrare: Publio, proprio come in una storia ambientata senza troppi sforzi in questo mondo fiabesco, vi farà da voce narrante per tutto il tempo. Si diverte da subito come un bambino a far suonare la sirena che avvertiva i cavatori di pietra serena della pausa imminente, ma si capisce che per lui non è un gioco, sa benissimo la fatica che si alleviava con quel breve rumore. Lui, figlio di scalpellino, ha infatti assaggiato il sudore della cava, di quando, dodicenne, appena uscito da scuola, raggiungeva il padre con il tegamino del pranzo preparato dalla mamma. Il pomeriggio trascorreva tra ferri da affilare alla forgia, carbone e scaglie da recuperare e solo all’imbrunire si tornava a casa, dove ad aspettarlo c’erano i compiti di fare.

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Gli brillano gli occhi quando ci parla dei pezzi che conserva il museo: oggetti storici, ricercati, catalogati e custoditi con grande cura. Molte sono anche le pubblicazioni, con più di 4000 volumi che riguardano la vita in miniera, inclusi i 60 libri scritti proprio da Publio. All’interno del museo è riprodotto anche il tipico ambiente di lavoro delle cave di Vellano, in passato principale attività della zona: a fine Ottocento si calcola che fossero più di 50 quelle attive, oggi invece ne rimane soltanto una, la Cava Nardini, poco lontano dal museo.  

Rimane però Publio, che per passione è tutore e divulgatore di questa immensa memoria, che si intreccia inevitabilmente con quella della popolazione dell’intera Valdinievole, ora nel suo nuovo libro. Chiunque voglia sentire una buona storia, può trovarlo lassù, tra i verdi boschi della Valleriana, ma non fatevi ingannare, perché Publio è anche un personaggio mondano, amante delle novità e dei social network, quindi non stupitevi se prima di andare via vi chiederà di scattarsi un simpatico selfie.

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