COM'ERA L'EUROPA DELL'EST? DUE GENERAZIONI A CONFRONTO

di Gianluca Testa
Studenti a Villa Salviati per il progetto europeo You2TellEu

Confini invalicabili, oppressioni, dittature. La memoria diventa oggetto di narrazione. E così gli immigrati dialogano con i giovani di seconda generazione. Merito del progetto “You2TellEu”

"Non potevamo portare i capelli lunghi e neppure la barba. Non si poteva bere la Coca-Cola. Perché? Be', erano tutti simboli del capitalismo. Chi aveva la barba incolta o beveva Coca-Cola era visto come un nemico del sistema". Artan è arrivato in Toscana dall'Albania. E come lui ci sono Yilbert e Fatmir, che raccontano di come "l'indottrinamento della propaganda a favore del dittatore iniziava da subito, già a scuola". Ovvero da quando erano bambini. Quella, per loro, era l'unica realtà esistente. Di ciò che accadeva fuori dai loro confini non sapevano niente. Nulla di nulla. Almeno fino alla fine degli anni Ottanta, quella dell'Est è stata un'Europa lontana.

You2TellEu - Anche tu racconti l'Europa 01

Un'Europa un po' meno Europa di oggi, così segnata com'era dalle barriere, dall'ineguaglianza e da regimi totalitari. Quella dell'Est è stata in parte anche un'Europa dimenticata. È per questo che i giovani toscani di seconda generazione, telecamera alla mano, si sono seduti accanto a chi, prima della loro nascita, ha lasciato il proprio paese per raggiungere l'Italia (e la libertà).

Queste testimonianze sono state raccolte, montate, proiettate. E prima ancora di essere conservate saranno utilizzate a scopo didattico e sociale. È questo l'obiettivo del progetto “You2TellEu - Anche tu racconti l'Europa” di Anci Toscana. Un percorso sviluppato nell’ambito del programma "Europa per i cittadini" che ha permesso di recuperare (e ricostruire) una memoria a rischio estinzione, persa sulle pagine più recenti dei libri di storia.

You2TellEu - Anche tu racconti l'Europa 04

"Sul tema dell'immigrazione, i territori hanno un ruolo fondamentale. Non solo nella fase di accoglienza, ma anche in quella dell'integrazione, che è perfino più importante". Simone Gheri, direttore di Anci Toscana, parla dello spirito europeo che "permette di muoversi in tutto il continente utilizzando la stessa moneta" e di quel "futuro europeo" da perseguire perché "chiuderci nei confini significherebbe fallire".

Ma com'è percepita la presenza di stranieri in Toscana? Senz'altro ci sono luoghi comuni da sfatare. "Con questo progetto abbiamo voluto indagare le memorie, anche per uscire dall'immagine comune che appiattisce l'immigrazione in una sola dimensione extraeuropea" spiega Filippo Frangioni, responsabile scientifico del progetto di Anci. "In realtà la gran parte dei flussi migratori avviene all'interno dello spazio continentale. In Italia e in Toscana le principali comunità sono quelle rumene e albanesi. Le particolarità? Si riscontrano a Pistoia, Prato e Firenze, dove sono maggiormente presenti comunità albanesi".

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L'Europa è giovane. Anzi, giovanissima. Quella unita ha da poco compiuto 27 anni. Ma nel 1992, ovvero l'anno del trattato di Maastricht, i ragazzi e le ragazze di seconda generazione che hanno realizzato e condotto queste interviste non erano ancora nati. Loro, che sono fortunatamente cittadini europei, non hanno visto crollare il muro di Berlino e non hanno vissuto i regimi comunisti. I loro genitori sì, sanno di cosa si parla. Da qui nasce il confronto, ricercato e voluto, con il proprio passato e la propria storia.

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Non è un caso che le interviste siano state presentate per la prima volta a Villa Salviati, a Firenze, in quella che è la sede ufficiale degli Archivi storici dell'Unione europea. "Dopo trent'anni le istituzioni rendono pubblici i loro archivi, anche quelli confidenziali, e portano i documenti qua, a Firenze. Noi li apriamo rendendoli fruibili al pubblico", spiega il direttore Dieter Schlenker. Ci racconta dell'interesse che quei documenti sono capaci di suscitare non solo negli storici, ma anche e soprattutto nei giovani. Sono infatti oltre mille gli studenti che ogni anno fanno visita agli Archivi. "Questo dimostra il loro amore per l'Europa" aggiunge Schlenker. "Lo storytelling è utile, ne siamo ben consapevoli. Ecco perché questo progetto rappresenta una sfida. Il nostro scopo è proprio quello di creare un ponte tra la storia istituzionale e i cittadini attraverso la narrazione dell'Europa, con tutte le sue diversità".

15/02/2018