TRA ESILIO, SHOAH E VESSAZIONI COLONIALI, ECCO LE BIOGRAFIE DEI 9 TESTIMONI DELLA MEMORIA

vera michelin salomon

Ecco i protagonisti del Giorno della Memoria del 26 gennaio al Mandela Forum di Firenze

Tra i nove protagonisti del Giorno della Memoria del 26 gennaio 2018 ci sarà, oltre ai testimoni della Shoah, anche chi è stato vittima dell’esilio e delle violenze coloniali italiane. A parlare ci saranno dunque partigiani, oppositori del fascismo e chi da soldato ha detto no alla Repubblica di Salò dopo l’8 settembre. Oltre, come detto a chi ha vissuto l’orrore dei lager nazisti e a chi, cresciuto in Italia, è figlio di genitori somali, che hanno subito in Africa il razzismo coloniale fascista. Scopriamo dunque i nomi dei 9 protagonisti del Giorno della Memoria.

La prima a salire sul palco sarà Vera Vigevani Jarach, che racconterà alla platea di studenti toscani ben due storie: la prima è legata alla fuga da Milano all’Argentina con la famiglia, a causa delle persecuzioni antiebraiche. Il nonno, Ettore Camerino, rimasto in Italia, è invece deportato e muore ad Auschwitz. La seconda storia è legata alla scomparsa della figlia Franca, il 26 giugno 1976, durante la dittatura argentina di Jorge Videla. Franca è una dei desaparecidos e Vera diventa una delle “Madres de Plaza de Mayo”, fin dai primi mesi della sua fondazione.

La seconda testimonianza sarà quella di Aldo Zargani, nato a Torino nell’agosto del 1933 in una famiglia ebraica, il giugno successivo alla promulgazione delle Leggi razziali fasciste del 1938, il padre, musicista nell’orchestra della Radio di Torino, viene licenziato. Provò a riparare in Svizzera, cercando lì un nuovo contratto. Non ci riuscì e dovette tornare in Italia. Nel 1942, dopo mesi di bombardamenti, la famiglia decide di fuggire verso Asti. Nell’autunno del 1943 arrivano le SS, alcuni parenti sono deportati. La famiglia Zargani viene segnalata alla questura, così Aldo e Roberto, il fratellino, vengono ospitati nel Collegio dei Salesiani dove si fingono cristiani, mentre i genitori sono incarcerati ma riusciranno a fuggire nel 1944, per nascondersi sulle Alpi Biellesi assieme a bande partigiane. Le SS arrivano anche nel collegio e i due fratelli fuggono anche loro.

Segue quindi la vicenda di Antonio Ceseri, che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 scelse di non arruolarsi con la Repubblica di Salò. Come altri che fecero la sua scelta finì nei campi di prigionia, come internato militari, tra gli Imi. Ceseri fu deportato in Germania nel campo di Treuenbrietzen vicino Berlino. Nell’aprile del 1945, a causa dell’avanzata delle truppe sovietiche, i nazisti decisero di uccidere tutti i prigionieri del campo tramite una fucilazione di massa dopo una lunga marcia presso una cava: morirono in 127, tutti italiani, ma Antonio Ceseri (ed altri due) si salvarono coperti e nascosti dai corpi dei compagni morti. Al suo ritorno, anziché essere congedato, fu obbligato allo sminamento di bombe in mare.

Valdese, Vera Michelin Salomon, è nata 1923 in Piemonte, una volta trasferitasi a Roma entrò in contatto con l’antifascismo capitolino e dopo l’8 settembre 1943 iniziò a collaborare coi gruppi studenteschi che si prodigano nella distribuzione di materiale di propaganda contro l’occupante nazista. Il 14 febbraio 1944 venne arrestata insieme agli altri componenti del gruppo clandestino di giovani attivisti: la cugina Enrica Filippini-Lera, il fratello Cornelio, il cugino Paolo Buffa e Paolo Petrucci (che sarà ucciso alle Fosse Ardeatine). Vera venne condotta con gli altri a Via Tasso, poi a Regina Coeli e messa sotto processo da un tribunale militare tedesco. Con la cugina fu condannata a tre anni di carcere duro da scontare in Germania nel Frauenzuchthaus di Aichach. È presidente onoraria dell’Aned nazionale, l'associazione nazionale degli ex deportati.

Un altro dei protagonisti sarà Marcello Martini, che aveva quattordici anni quando divenne una staffetta partigiana, aiutando assieme ai fratelli il padre, militare ma esponente della Resistenza, e la radio clandestina di Firenze Radio Co.Ra. Marcello Martini, che dal dopoguerra vive nel torinese e che saluterà i ragazzi del Mandela Forum con un video, crebbe a Prato, in una famiglia di provata fede antifascista. Nel giugno del 1944, la casa di Montemurlo in cui la famiglia Martini era sfollata, venne circondata dalle SS italiane e tedesche e babbo, mamma, i fratelli Anna e Marcello, furono catturati. Il padre riuscì a scappare in modo rocambolesco, mentre la madre e la sorella Anna furono rinchiuse nel carcere femminile di Santa Verdiana a Firenze. Marcello fu dapprima imprigionato nel carcere delle Murate, poi deportato a Mauthausen con il convoglio partito da Fossoli, il campo di transito nel modenese, il 21 giugno 1944. Fu costretto ad una delle cosiddette "marce della morte", ma si salvò.

Kitty Braun è stata deportata da bambina e poi, dopo la guerra, si spostò da esule e profuga a Firenze da Fiume. I Braun si trasferiscono prima a Trieste e poi a Mestre, vivendo in clandestinità e spostandosi di casa in casa. La mattina dell’11 novembre la sua famiglia scoperti in un fienile e catturati da una pattuglia tedesca guidata da un fiumano. Sono trasferiti alla Risiera di San Sabba, a Trieste, e l’11 gennaio 1945 deportati nel campo di concentramento di Ravensbrück e poi a Bergen Belsen. Il fratellino di Kitty muore dopo la liberazione a causa della tubercolosi.

Le testimonianze di Andra e Tatiana Bucci sono tra le più note agli studenti toscani, Andra oggi ha settantotto anni e vive negli Stati Uniti. Tatiana, la sorella che quest’anno non sarà presente a Firenze, di anni ne ha compiuti ottanta e vive a Bruxelles. Quando furono deportate ad Auschwitz ne avevano appena quattro e sei, ma a quell’inferno sono riuscite a sopravvivere. Tutto inizia a Fiume. La madre, Mira Perlow, era un’ebrea originaria della Bielorussia e nella cittadina oggi croata la sua famiglia era fuggita ai primi del Novecento per mettersi in salvo dai pogrom zaristi. Il padre, Giovanni, era invece un fiumano cattolico: durante la guerra era imbarcato su una nave, fu fatto prigioniero e a lungo recluso in Sudafrica. Era il marzo 1944 quando di notte la famiglia Bucci fu arrestata: Andra e Tatiana rimasero per due giorni nella Risiera di San Sabba e poi furono deportate assieme alle mamme e al cugino Sergio De Simone, sei anni anche lui, ad Auschwitz. Scambiate probabilmente per gemelle, furono risparmiate all’uccisione immediata e destinate a futuri esperimenti di Josef Mengele. Con loro c’era anche il cuginetto Sergio che a un certo punto, convinto di rivedere la madre, fu portato insieme ad altri diciannove bambini nel campo di Neuengamme vicino Amburgo, usato come cavia umana dai nazisti, e poi ucciso nei sotterranei di una scuola. Anche altri dodici familiari di Andra e Tatiana non ce la fecero: loro invece sopravvissero, assieme alla mamma e ad una zia delle bambine. Andra e Tatiana hanno ricevuto la cittadinanza onoraria sia di Firenze che di Pisa.

Dall’Europa all’Africa, dall’Italia alla Somalia, ecco la storia della famiglia della scrittrice Igiaba Scego, quarantaquattrenne romana di origine somala, testimone di una storia diversa ma anche simile. Il suo è oggi il volto del razzismo coloniale fascista italiano subito dai genitori. La storia di Igiaba è quella di una ragazza di seconda generazione che cresce in Italia e che, attraverso la sua ricerca delle radici, recupera anche la storia della propria terra d'origine e di quanto subito dai propri parenti durante la colonizzazione fascista.

22/01/2018