‘CIRCULAR WOOL’: LA LANA ‘RUSTICA’ TOSCANA SI TRASFORMA IN TESSUTO

di Costanza Baldini
‘Circular Wool’: la lana ‘rustica’ toscana si trasforma in tessuto

Intervista a Antonio Mauro fondatore di R.S. – Ricerca & Servizi e curatore del progetto vincitore del bando europeo OpenMaker

Come utilizzare le lane toscane spesse e pesanti, non utilizzate e solitamente mandate al macero? A questa domanda ha cercato di rispondere il progetto “Circular Wool” ideato da Tessa e Arianna Moroder fondatrici di Lottozero e da Antonio Mauro, direttore di R.S. Srl, società di consulenza tecnologica nel settore tessile e abbigliamento. Il progetto toscano che ha vinto i 20 mila euro del bando europeo OpenMaker ha l’obiettivo di creare una ‘lana circolare’ risolverebbe un notevole problema di inquinamento, perchè il suo smaltimento ha costi rilevanti per gli allevatori di pecore e, allo stesso tempo, potenzierebbe il riciclo. Grazie ai fondi ottenuti col progetto europeo OpenMaker, nei prossimi mesi si cercherà di capire se dalle lane toscane sarà possibile realizzare un reale filato o tessuto per capi di abbigliamento di alta moda o elementi di interior design raffinato. Ecco la nostra intervista ad Antonio Mauro.

Come nasce l’idea del progetto?
Tutti noi per vestirci usiamo lana merinos che sono lane importate, molto fini, molto belle. In Italia ci sono molti allevamenti di pecore, ma le pecore italiane non producono lana merinos, producono lane grossolane che non vanno bene per le produzioni tessili. Noi ci siamo posti il problema di utilizzare queste lane per produzioni tessili anche se non uguali a quelle fatte con lana merinos.

Quindi gli allevatori toscani potrebbero avere un introito in più grazie a questa lana che normalmente non viene usata?
Una delle idee è proprio questa, una delle ipotesi del nostro lavoro è quella di favorire l’utilizzazione di queste lane che oggi non sono impiegate e consentire agli allevatori di avere un reddito in più.

A che punto siete del progetto, cosa farete nei prossimi mesi?
Ci stiamo muovendo su due fronti, uno è quello tecnico ossia riuscire a lavorare in modo adeguato con caratteristiche merceologiche accettabili per il mercato oggi e l’altro è quello del marketing, perché andiamo a realizzare prodotti con lane mai utilizzate prima e quindi non esiste una conoscenza da parte del grande pubblico di queste possibilità.

Voi produrrete anche una linea di vestiti o di maglieria?
Riuscire a produrre una linea con questo progetto sarebbe pensare veramente in grande perché per fare cose di questo tipo ci vogliono milioni, sarebbe necessaria la creazione di un mercato che ancora non c’è. Quello che noi vogliamo fare è una cosa molto semplice, dimostrare tecnicamente che con queste lane si possono fare dei buoni filati, dei buoni tessuti, con caratteristiche specifiche e contemporaneamente verificare l’avvio di una rete di progettazione, disegno, stile, e fare le prime verifiche presso negozianti del settore dell’abbigliamento e dell’arredamento. Poi se questo diventerà un grande mercato ce lo auguriamo ma è una cosa che non si realizza in poco tempo, è necessario creare delle linee, partecipare alle fiere. E’ un processo lungo, noi vogliamo solo dimostrare la fattibilità di un’idea.

Quindi voi produrrete prototipi di tessuti?
Si tessuti che vengono da lane autoctone, provenienti da pecore toscane e poi italiane. Ogni lana ha caratteristiche diverse quindi vanno studiate. R.S. – Ricerca & Servizi è una società di trasferimento tecnologico, io sono un chimico ricercatore, tecnologo tessile e ho sempre fatto questo mestiere, mi sono occupato di filati, tessuti, fibre, tutto ciò che attiene alla tecnologia tessile. Io faccio da coordinatore dello sviluppo tecnico delle lavorazioni, avvalendomi della collaborazione di imprese che abbiano macchinari adatti a fare questo tipo di lavorazioni e che soprattutto abbiano proprietari interessati a sperimentare cose nuove.

Immagino che la prima fase sia la raccolta delle lane?
Dobbiamo raccogliere un certo quantitativo per fare delle dimostrazioni di lavorazione cioè filatura, tessitura, tintura, ma su piccoli quantitativi, 100 o 150 chili.



Alla fine di questo processo di sperimentazione quando avrete in mano vari campioni di tessuti poi cosa ne farete? Cosa succederà?
L’idea è quella da qui a nove mesi di presentarli ai possibili interessati, il nostro obiettivo è quello di fare prototipi di cose realizzabili industrialmente e vendibili. Si tratta poi di scegliere il marketing più idoneo compatibilmente con le risorse disponibili.

A Firenze c’è Pitti Filati, una delle manifestazione più importanti del settore, sarebbe una bella vetrina.
Ci abbiamo pensato, ma a Pitti Filati tutta la fiera è orientata all’uso di lane merinos o fibre estremamente pregiate, la nostra lana non è pregiata è misconosciuta per le caratteristiche intrinseche che ha. Nessuno si è mai messo a studiare le specifiche caratteristiche e a studiarle. Con le nostre lane non si possono fare maglioni morbidi, la fibra non lo consente. Si possono fare tessuti per arredamento e abbigliamento con caratteristiche diverse da quelle conosciute.

Magari, potrebbero essere tessuti tecnici per sportivi oppure adatti al lavoro?
Anche questo non lo abbiamo escluso, ma pensiamo non solo a tessuti tecnici, per andare in montagna per intendersi, pensiamo anche a tessuti tecnici in quanto tali, per usi industriali, è tutto da verificare. Abbiamo diverse idee ma ora dobbiamo realizzare un certo quantitativo di filati, di diverso tipo, per vedere cosa è meglio fare con quello che si ottiene.

Per informazioni:
https://www.ricerchetessiliservizi.it/
https://www.lottozero.org/

 

13/03/2018