UN PROTOCOLLO PER LA DIRETTISSIMA E LA VIA DELLA LANA E DELLA SETA

Un protocollo per la Direttissima e la via della Lana e della Seta

Lo hanno siglato il sindaco di Prato e quello di Bologna per valorizzare l'antica linea ferroviaria e l'intinerario che collegava i due versanti dell’Appennino già nell'età del Bronzo 

Il rilancio della linea ferroviaria Direttissima e dell’antica Via della Lana e della Seta è uno dei punti cardine del protocollo d’intesa firmato dal sindaco di Prato, Matteo Biffoni, e dal sindaco di Bologna, Virginio Merola.

Una collaborazione su cui i due Comuni lavoravano da tempo per arrivare a progettare azioni comuni ai due territori a partire dalla riscoperta di quello che li unisce:

  • La Direttissima, infrastruttura storica che ha rappresentato in passato il collegamento principale tra Emilia e Toscana e che costituisce oggi il principale collegamento tra le due città e l'Appennino tosco-emiliano.
  • L'itinerario di trekking della “Via della lana e della seta” che collegava i due versanti dell’Appennino già nell'età del Bronzo.

 Ecco in cosa consiste il protocollo d’intesa:

Per quanto riguarda la Direttissima: la collaborazione tra le due città sarà finalizzata a definire i possibili efficientamenti della linea e a costruire un sistema promozionale che metta in rete le risorse e le eccellenze turistiche, culturali, ambientali e produttive.

Il percorso di trekking rientra in un più ampio progetto di valorizzazione e di rilancio dell’Appennino al cui centro ci sarà l’individuazione di sentieri per gli amanti del turismo lento, itinerari ciclabili e progetti per lo sviluppo della viabilità slow (inclusa quindi la Direttissima).

Sono questi i presupposti che hanno portato alla costituzione di un tavolo Prato-Bologna siglato dai due sindaci a Castiglion dei Pepoli.

Il primo atto concreto del tavolo sarà la realizzazione della segnaletica per il tracciato del cammino “Bologna-Prato” e di una guida turistica cartografica.

La via della lana e della seta. I sentieri che collegano i due versanti dell’Appennino risalgono all’Età del Bronzo e attraversano le valli del Bisenzio, del Setta, del Brasimone e del Reno. L’area, nei secoli, è stata abitata da etruschi, celti, liguri, romani, longobardi e bizantini. Oggi i collegamenti principali avvengono lungo il fondovalle, l’A1, la Variante di Valico e la ferrovia, ma antichi sentieri e mulattiere permettono tuttora di ricollegare Prato a Bologna seguendo i crinali un tempo percorsi da eserciti, mercanti, funzionari, ecclesiastici, viandanti e pellegrini.

Il tracciato. Il percorso è lungo circa 120 chilometri, in alcuni tratti coincide con la via dei Santuari, interseca il trekking della Linea Gotica e l’alta via dei Parchi. La Prato-Bologna unisce la gualchiera di Coiano e il Museo del Tessuto di Prato, con la Calvana, la pescaia del Cavalciotto, il gorone di Santa Lucia e la Val di Bisenzio per poi toccare le Badie di Vaiano e Montepiano con il Parco Memoriale della Linea Gotica. Entrando in Emilia e attraversato il cuore di Castiglione, dopo il santuario di Montovolo, a partire dal ponte di Vizzano a Casalecchio, corre lungo la sponda sinistra del Reno. Uscendo infine dal parco della Chiusa, entra in Bologna lungo il canale del Reno, seguendo il corso di quelle acque utilizzate in passato come forza motrice per i mulini e i filatoi che resero la città felsinea capitale europea della seta.

24/11/2017