IL RADUNO DEGLI ANGELI DEL FANGO: LE TESTIMONIANZE DI RENZI, NARDELLA, BETORI E ZEFFIRELLI

Angeli del Fango in Palazzo Vecchio

Circa un migliaio gli angeli del fango provenienti da ogni parte del mondo che si sono ritrovati oggi a Palazzo Vecchio a Firenze

Una mattinata densa di emozioni quella che ha visto a Palazzo Vecchio il grande raduno degli Angeli del Fango in occasione dei cinquant'anni dalla maledetta notte del 4 novembre 1966 che vide l'Arno straripare e sommergere tutta Firenze. Sono stati circa un migliaio gli angeli registrati all'evento. Tra questi, molti stranieri, che nel 1966 si trovavano a Firenze o decisero di andarci per aiutare la città a risollevarsi dal disastro: in particolare, inglesi, americani, ma anche australiani, olandesi, francesi e svariate nazionalità extraeuropee. Presenti angeli italiani in arrivo da tutte le regioni, con una prevalenza per quelle del centro-nord, soprattutto emiliani, piemontesi e veneti.

"Cinquant'anni fa, sono stato qui a Firenze con 140 dei miei uomini: abbiamo purificato e reso potabili novemila metri cubi d'acqua, uno spazio grande come un campo da calcio. A Firenze mancava tutto, anche l'acqua da bere: facemmo un grande lavoro, e i fiorentini erano molto grati. Come sono grato io oggi di essere qui". Ha raccontato il colonnello olandese France Sedee, allora inviato nel capoluogo toscano con un contingente a dare una mano alla città. Oggi, insieme ad altri angeli del fango stranieri, è tornato a rendere omaggio alla città che contribuì a salvare. E proprio in quei giorni era partita dall'Olanda per Firenze anche Renny van Heuven, giovane storica dell'arte. "La situazione era terribile, i danni incalcolabili: io ed altre cinque colleghe abbiamo aiutato come potevamo a portar avanti alcuni restauri all'Opera del Duomo, in palazzo Serristori, all' ospedale degli innocenti ed in altri palazzi storici. Lavoravamo tutto il giorno senza sosta, e tutte le sere c'era un parroco che veniva a regalarci un Bacio perugina. Abbiamo fatto di tutto: anche asciugare libri fradici con fogli assorbenti, per settimane. Nella basilica di Santa Croce ho pulito pure una statua di Baccio Bandinelli". L'inglese Susan Glasspool era invece solo una studentessa che si trovava a Firenze quando l'Arno mangiò la città. "Ho visto vie, case, negozi, bellissimi con le loro vetrine, i loro arredi, scomparire. Inghiottiti dal fango. Non ebbi nemmeno la forza di scattare delle foto - ha raccontato nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio - c'erano opere d'arte, sculture, strappate ai loro piedistalli dalla furia dell'acqua. Eravamo tutti sconcertati. Ma persino in quel momento terribile sapevamo che avremmo dovuto fare qualcosa. E lo abbiamo fatto".

Molti anche gli ospiti e le personalità del mondo della politica e dello spettacolo che sono intervenute alla manifestazione tra cui a sorpresa il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. "Siamo qui per fare due lacrime, - ha dichiarato rivolgendosi agli Angeli del Fango  -  soprattutto chi si accorge di avere 50 anni in più: le due lacrime sono l'emozione e la commozione, ma mettetele a servizio della comunità, portateci col vostro ottimismo e la vostra energia a guardare al futuro con entusiasmo. Noi sappiamo che dobbiamo investire tutto quello che serve per riportare l'Arno a essere l'anima della città. I denari ci sono, bisogna spenderli bene. Il modo di dire grazie - ha aggiunto Renzi riferendosi ancora all'Arno - è quello di risistemare quelle casse di espansione e di laminazione in modo che si possa intervenire alla radice sul problema del dissesto idrogeologico". Il Patto per Firenze tra governo e amministrazione comunale per la realizzazione di svariati interventi infrastrutturali e non in favore del capoluogo toscano verrà siglato domani mattina alle 10 in Palazzo Vecchio.  "Abbiamo necessità valorizzare sempre di più queste esperienze, voi 'angeli del fango' di allora dovete continuare ad accompagnarci. Allora non ci fu molto da parlare, ci si mise gli stivali e si cominciò a spalare", ha aggiunto. "Noi - ha aggiunto Renzi - siamo la generazione che non ha fatto in tempo a vivere l'esperienza dell'alluvione, ma abbiamo fatto in tempo a dire grazie a chi c'era, ed è venuto qui oggi".

"Non dobbiamo vivere con la paura del fiume ma con l'orgoglio di vivere in una realtà che esalta la bellezza del nostro paesaggio". Ha dichiarato il sindaco di Firenze Dario Nardella. "Si deve riconoscere che per 48 anni è stato fatto poco sul tema della prevenzione e della riduzione dei rischi idrogeologici. Da due anni a questa parte, invece, c'è stata una svolta: si è provveduto a iniziare i lavori per realizzare la cassa di espansione, la prima delle quattro previste in Valdarno, che servirà appunto a contenere l'acqua in eccesso - ha ripreso il primo cittadino -. C'è ancora molto da fare, certo, ma siamo più avanti rispetto a 50 anni fa. Adesso, ad esempio, esiste un piano per la gestione dei rischi idrogeologici, coordinato dalla protezione civile, che fa scattare una rete di informazione e di allerta tempestivi per la popolazione. Non esiste in nessuna parte del mondo l'assoluta certezza di poter azzerare i rischi connessi a un'alluvione; quello che possiamo e dobbiamo fare è lavorare affinché questi rischi si riducano al minimo". A Firenze "il 4 novembre significa  il ricordo di quel dramma, di quelle ore che hanno strappato 35 vite umane, fra cui 4 bambini, che hanno devastato città intere e hanno ferito il nostro patrimonio culturale. Ma questo 4 novembre ci serve anche per ricordare che Firenze ha saputo rialzarsi, lentamente, ha ricostruito il suo patrimonio culturale grazie ai suoi restauratori, ai suoi storici dell'arte, agli architetti, ma soprattutto grazie agli angeli del fango. Molti dei quali sono qui oggi con qualche capello bianco, ma con la gioia, la commozione negli occhi la stessa di 50 anni fa. A loro dico ancora: grazie".

Nell'enciclica 'Laudato sì' di Papa Francesco "non c'è spazio per il fatalismo; c'è un invito a fare tutto ciò che si deve, senza ulteriori rinvii, per mettere in opera quanto può proteggere il nostro territorio". Ha detto l'arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, durante l'omelia pronunciata per la messa nel 50/o anniversario dell'alluvione di Firenze nella Basilica di Santa Croce. "E' un dovere per chi regge le sorti della convivenza civile", ha aggiunto "le minacce di una natura 'imperfetta' vanno affrontate con responsabilità", come sottolinea anche il Papa nell'enciclica quando invita "a riconoscere il valore e la fragilità della natura".

Anche il regista Franco Zeffirelli ha ricordato i terribili momenti dell'alluvione in un'intervista alla Rai: "Siamo talmente abituati a convivere con i nostri capolavori che vederli non ci fa effetto. Quando però succede qualcosa a tutto questo, ce ne rendiamo conto; e allora, ce ne rendemmo conto tutto insieme. Scattò subito in tutti un sentimento potente, fortissimo. Era il sentimento di difendere la nostra città, la nostra casa". Sull'alluvione Zeffirelli realizzò un documentario, che aveva come voce narrante quella di Richard Burton. "Non fu difficile convincerlo - dice ancora Zeffirelli nell'intervista - erano tutti consapevoli del problema, della sua gravità. Tutti avevano visto cos'era successo ai capolavori dell'arte".

Le celebrazioni sono proseguite nel pomeriggio con la visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha inaugurato il nuovo percorso del Lungarno Torrigiani, la ricollocazione del restauro dell’Ultima cena di Vasari in Santa Croce e la fiaccolata rievocativa da San Miniato a piazza Santa Croce, per ricordare quella analoga del 4 novembre 1967, a un anno dal disastro.

Per informazioni su tutti gli eventi:
http://toscana.firenze2016.it/


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04/11/2016