Giovanna Botteri, la 'superdonna' omaggiata dalle Lediesis a Firenze

di Simona Bellocci

Nel centro storico ecco che appare l'ultimo lavoro del collettivo di street artist. La giornalista vittima di body shaming ha risposto agli attacchi della rete e della tv con eleganza e intelligenza. 'Oltre i capelli c'è di più', si potrebbe dire parafrasando una vecchia canzone degli anni Novanta 

La lunga chioma bianca, il volto magro ed elegante, gli occhi piccoli ma che puntano dritti verso l’obiettivo, non tanto quello della telecamera, piuttosto quello di chi sa, determinato, cosa vuole. Indossa la maglia scura con lo scollo a ‘V’ tanto criticata dai social e sbeffeggiata in tv dove campeggia - stavolta - un simbolo dedicato a pochi, anzi a poche. La ’S’ delle superwoman. Eccola Giovanna Botteri, rappresentata come una superdonna dal collettivo artistico delle Lediesis.

La giornalista Rai, corrispondente da Pechino, oggetto da lungo tempo di ‘body shaming’ (dunque di  critiche aggressive pesanti in rete per il proprio aspetto e appena uscita da giorni di polemica con ‘Striscia la notizia') è in buona compagnia sui muri di Firenze, dove le street artist hanno omaggiato nel tempo anche Margherita Hack, Frida Kahlo, Rita Levi Montalcini e Sophia Loren.

La Botteri strizza l’occhio da Via de’ Cimatori a chi passando le regala uno scatto e forse un pensiero. Perché questa storia assurda non può non farci riflettere e non può farci girare ancora il capo dall’altra parte o tanto peggio infilarlo sotto il tappeto.

No, non può, in una società dove l’omologazione sta distruggendo tutto, appiattendo le forme e i ragionamenti, imponendo modelli che poi tanto ‘modelli’ non sono. Siamo piatti quanto un elettroencefalogramma giunto 'all’ultimo respiro'.

E le donne - seppur con quella S enorme sul petto - fanno ancora fatica a salire gradini perché ancora troppo spesso non sono ascoltate, sono piuttosto guardate. I capelli, i vestiti, la pancia, i fianchi, il seno, il sedere. Troppo grande, troppo piccolo, troppo floscio. E’ un continuo scannerizzare il corpo e lasciare invece in disparte la mente. Quella conta, certo, ma pure l’immagine è importante, no? Almeno così ti dicono quelli che fanno tv. Per questo oggi il meteo lo conducono brillanti signorine cotonate che portano lo scollo a ‘V’ della Botteri che arriva fin sotto l’ombelico e ti annunciano pioggia o sole dall’alto di vertiginosi tacchi 12, sovvertendo all’ordine delle cose che voleva il classico colonnello dell’areonautica in uniforme a informarci sul destino settimanale del cielo e delle temperature.

Le brillanti giovani conducono il meteo, dunque. Sono belle, fanno audience, un po’ come le telegiornaliste del calcio. Se non hai una quinta e lunga chioma (spesso folta di extension) non arrivi nemmeno a fare il primo servizio. Ma vogliamo questo? Vogliamo solo questo? Non rispondo, perché non sono nessuno per avere in mano la verità. Però una cosa la so e consiglio anche alle giovani meteorine che rischiano di diventare da un giorno all’altro meteoriti quando gli anni passeranno ed arriverà una più giovane di loro a prenderle il posto vicino al sole ed alla pioggia: di lottare affinché la propria testa abbia la meglio sulle proprie gambe.

Avevo più o meno vent’anni quando un signore della tv mi invitò nella sua trasmissione sportiva. Io che volevo diventare giornalista non mi lasciai sfuggire l’occasione. La volta successiva mi invitò ad andare in studio con una minigonna. Io risposi che mi avrebbe sempre vista in jeans e che avrei continuato a frequentare quello studio televisivo solo se mi avesse dato l'opportunità di iniziare a fare le prime interviste. Da lì sono andata avanti, scegliendo sempre da sola cosa indossare, cosa dire. Ho sempre scelto da sola chi volevo essere e questo non dobbiamo mai scordarlo di fronte a chi vuole decidere per te, trasformarti in un modello televisivo senza personalità. Sono rimasta a lavorare nella piccola Firenze, con in tasca ancora la mia dignità.

E quello che scrivo non è certo un attacco alla bellezza, tutt’altro. La bellezza e l’amore per il proprio corpo devono rimanere cosa propria di ogni donna. C’è un rapporto intimo e strettamente personale tra ogni essere umano e il proprio corpo e questo non può essere vittima di un ‘quadro’ disegnato da altri pezzo dopo pezzo. Non ci riconosceremmo più davanti allo specchio.

Ci stanno barbaramente imponendo chi dobbiamo essere. E Giovanna, in questo, rappresenta sì un modello, ma di quelli che vale la pena seguire o almeno osservare.

Si preoccupa di ciò che dice, di cosa racconta, di come informa. E’ pagata per questo ed ha un dovere, una missione verso il suo pubblico. E’ una giornalista Giovanna. E come tale ha un ruolo fondamentale all’interno della società. I suoi capelli, la sua maglia nera diventano banale orpello rispetto a cosa ci deve interessare di lei. 

Sarà una delle ultime giornaliste televisive scelta per la testa e non per i capelli? Perché sarebbe assai grave se tra i requisiti futuri di chi fa giornalismo rientrasse metodicamente anche la cosiddetta ‘bella presenza’.

Giovanna  è un volto riconosciuto e riconoscibile e anche questo dovrebbe farci pensare, non trovate? La caratterizzazione significa originalità e unicità.

Henry de Toulose Lautrec, uno dei più grandi pittori della storia dell’arte diceva che se non fosse nato senza le sue ‘gambe corte’, forse non avrebbe mai dipinto in vita sua.

Passando al calcio Frank Ribery, il campione della Fiorentina ha fatto della sua cicatrice sul volto un segno distintivo. Ed ha chi gli ha chiesto perché non è mai ricorso alla chirurgia estetica lui ha risposto che quel segno profondo fa parte di sé. ‘La gente deve accettarmi per come sono’.

Il concetto di sé, dunque. L’accettarsi e l’essere accettati per cosa siamo. Pare un concetto elementare eppure oggi niente è scontato, neppure ciò che dovrebbe esserlo.

Ogni giorno lottiamo affinché una donna in minigonna non debba essere violentata per come si veste, manifestiamo pacificamente per difenderci dall’uomo bruto e assassino e poi cadiamo - noi stesse per prime (come la Hunziker da anni impegnata per la difesa delle donne) sulla prima buccia di banana di fronte ai capelli della Botteri, criticando le forme generose della Incontrada o ancora per le labbra gonfiate male di qualche soubrette.

Continua a interessarci troppo il fuori e diventiamo sempre più poveri dentro. Vale sempre il vecchio detto ‘predicare bene’ e ‘razzolare male’ che rimane sempre di moda, purtroppo.

22/05/2020