Diari toscani: ‘Orfani’ di Gaddo Flego

1994 il massacro dei Tutsi in Ruanda ha lasciato migliaia di bambini orfani, la testimonianza di Gaddo Flego medico in Africa per Medici senza Frontiere

Gaddo Flego nasce nel 1963 a Firenze. Nel maggio del 1994 è un giovane medico appena tornato in Italia dal Ciad, dove ha prestato servizio per Medici senza Frontiere. A settembre deve iniziare a frequentare un Master a Londra ma si rende disponibile per una nuova missione, breve, che l’organizzazione umanitaria per cui lavora non esita a offrirgli: accetta così un intervento di urgenza in Ruanda, paese africano in cui è in corso un genocidio. La sua equipe, formata dalla moglie Elena, infermiera, e da Claus, un belga che si occupa di logistica, è inviata a Nyamata, dove nel maggio di quell’anno hanno perso la vita circa 10.000 persone. La città che li accoglie è disabitata, domina una calma irreale. In un ospedale improvvisato Gaddo e la sua équipe organizzano un piano per coprire le emergenze mediche e sanitarie, affrontando difficoltà enormi per eseguire gli interventi e gestendo il rapporto con i sopravvissuti, i militari, i ruandesi della diaspora che rientrano in paese. Fino all’agosto, quando arriva il momento di tornare in Europa. Flego ha raccontato la sua esperienza ruandese una memoria scritta 20 anni dopo i fatti accaduti. La testimonianza ha vinto l’edizione 2014 del Premio Pieve Saverio Tutino dell’Archivio dei diari.

Nyamata, Ruanda, 1994, il massacro dei Tutsi in Ruanda ha lasciato migliaia di bambini orfani, come testimonia nel 1994 Gaddo Flego, medico in Africa per Medici senza Frontiere

"A Nyamata le cose si mettono male, perché il CICR sta portando 2000 orfani (o bambini non accompagnati), che si aggiungono ai circa duecento che ci sono già. Le modalità mi fanno andare fuori di testa, perché ne portano alcune centinaia alla volta, sbarcandoli nelle varie strutture, talvolta anche di notte, senza mai avvertirci. Riusciremo a sapere qualcosa solo grazie ad una operatrice della Croce Rossa che celo viene a dire di nascosto…. Per fortuna abbiamo i depositi sempre ben forniti di cibo (anche biscotti ad alto potere energetico) e coperte, e riusciamo ad accogliere gli orfani, che spesso sono stati giorni sulla strada (una zona di sosta è a Rwabusoro, dentro delle tende Trigano). Nel giro di pochi giorni abbiamo tre orfanotrofi: quello storico, delle suore, che ora accoglie 800 orfani (650 vengono da Ruhango), quello detto “della Croce Rossa”, con 1000 orfani di Nyanza e 200 disabili di Gatagara, tra cui molti ciechi, accompagnati da un prete italiano, quello detto “dell’FPR” (Fronte Patriotico Rwandese, ndr) con 150 orfani di Ruhango. 150 bambini gravemente malnutriti vengono indirizzati direttamente al Centro Nutrizionale di Rilima. Litigando con il coordinamento, che non ritiene questa una priorità, Elena vaccina tutti i bambini contro il morbillo e la meningite, tanto più che il primo giorno (che poi è una notte) nell’orfanotrofio della Croce Rossa, visitando i bambini all’arrivo ne trovo uno febbrile e rigido che, alla puntura lombare, mostra di avere una meningite purulenta. Per fortuna rimarrà l’unico caso, forse è da pneumococco. Proprio quest’orfanotrofio sembra critico, perché è sovraffollato (molti bambini sono sistemati nelle grandi tende Trigano) e gli orfani sono stati in condizioni veramente precarie, ed infuria un’epidemia di dissenteria bacillare.
Siamo riusciti a rifornire tutti di acqua pulita, cibo (compresa una razione supplementare umida), materassi, piatti, tazze, sapone, e a scavare latrine in numero sufficiente. Un dramma nel dramma sono i disabili: quelli con gli esiti di poliomielite, che hanno marciato per tutti quei chilometri con i loro gambali ortopedici, i ciechi, che vanno in fila ognuno con la mano sulla spalla di quello che lo precede, e che, in preda alla dissenteria, cercano a tentoni le latrine, infilando le mani ovunque alla ricerca del contorno del buco. La loro mortalità è altissima, vengono decimati in pochi giorni. Siamo preoccupati per l’orfanotrofio dell’FPR, perché è nuovo, sono bambini non accompagnati, mentre gli altri sono orfanotrofi storici (il Rwanda, paese cattolicissimo, è pieno di queste strutture) con buona parte degli operatori al seguito, ma è in quello della Croce Rossa che abbiamo il maggior numero di malnutriti, nonostante venga rifornito di cibo sia da noi che dal CICR. La situazione è talmente critica che decidiamo di mettere in piedi un centro nutrizionale anche a Nyamata, occupando una chiesa lunga e stretta. Reclutiamo una quantità impressionante di volontari, alternandone uno ogni due bambini, e facciamo in modo che tutti si allineino in quattro lunghe file secondo l’asse della chiesa. Al posto dell’altare, in posizione sopraelevata, c’è il gruppo di supervisione che prepara il latte altamente energetico (latte, zucchero, olio, 1000 chilocalorie al litro…). Ho tolto la bravissima cuoca e le sue aiutanti dall’ospedale, lì ne hanno meno bisogno, e Claus ha fatto costruire una cucina lì fuori che serve sia l’orfanotrofio FPR che il centro nutrizionale. Il ruolo dei volontari (prevalentemente ragazze) è quello di verificare che i bambini bevano il loro latte e mangino i loro biscotti: lasciati a sé stessi quelli più deboli danno il loro cibo a quelli che stanno un po’ meglio e si lasciano morire… Per fortuna è arrivato un gruppetto di cooperanti italiani con un pediatra, Piero, che ci danno una mano. Fanno parte di una ONG che aveva fatto un progetto per il Rwanda mesi prima del genocidio, che è stato approvato in fretta e furia adesso. I censimenti ravvicinati che facciamo ci mostrano però una verità indiscutibile: tutti i bambini più piccoli di un anno sono morti, non ce l’hanno fatta. Probabilmente la curva demografica del Rwanda avrà un buco, sarà un Paese senza nati tra l’aprile del ’93 e quello del ’94. È chiaro che se non fosse per i pochi sopravvissuti ed i profughi delle prime diaspore il genocidio dei Tutsi si sarebbe compiuto."

Brano tratto da “Italiani all’estero. I diari raccontano” un progetto realizzato con il contributo della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Un progetto di Nicola Maranesi per l’Archivio diaristico nazionale. Consulenza editoriale di Pier Vittorio Buffa. Ricerca d’archivio e redazione testi: Laura Ferro e Nicola Maranesi. Ricerca iconografica e organizzazione delle fonti documentali: Antonella Brandizzi. Fotografie di Luigi Burroni.

Per informazioni:
https://www.idiariraccontano.org/

 

08/08/2019