I 'fragili tesori' dei Granduchi toscani in mostra a Palazzo Pitti

Fino al 10 marzo 2019 un'esposizione che ripercorre la via della porcellana tra Firenze e Vienna

La mostra 'Fragili tesori dei Principi. Le vie della porcellana tra Vienna e Firenze', curata da Rita Balleri, Andreina d’Agliano, Claudia Lehner-Jobst e realizzata in collaborazione con la collezione del Principe di Liechtenstein (Vaduz–Vienna) racconta il legame strettissimo che si venne a creare nel Settecento per volere del Conte Carlo Ginori tra Firenze e Venezia.  

Nel 1737 Carlo Ginori chiamò al suo servizio Carlo Wendelin Anreiter de Ziernfeld, pittore austriaco specializzato in porcellana. Promise all'artista uno stipendio favoloso a cui si aggiungevano vitto e alloggio per lui, la moglie e i dieci figli, più gli altri tre che nacquero durante la sua permanenza in Italia, tutto questo per assicurarsi il più valente artista del genere sulla piazza europea. Inoltre Ginori volle per la manifattura di Sesto Fiorentino puntare a una qualità altissima, garantendosi inoltre relazioni strettissime con l’opificio viennese fondato nel 1718 da Claudius Innocentius Du Paquier. L’effetto fu che entrambe le produzioni ebbero un ruolo decisivo nella trasmissione di motivi decorativi, forme e tecniche artistiche che di fatto influirono nella definizione del gusto dell’epoca.

La mostra a Palazzo Pitti raccoglie porcellane, ma anche dipinti, sculture, commessi in pietra dura, cere, avori, cristalli, arazzi, arredi e incisioni che mostrano la magnificenza della porcellana durante il Granducato di Toscana sotto la dinastia lorenese. 

L’energia imprenditoriale del Marchese Ginori, senatore fiorentino, spaziava su ampi orizzonti, e le porcellane prodotte riflettevano un gusto internazionale, che teneva conto della tradizione fiorentina, ma anche degli influssi del lontano Oriente e in particolare cinesi, e che cercava di soddisfare committenti esigenti in Italia e all’estero.

La porcellana diventò lo specchio di quanto veniva sperimentato nelle altre forme d’arte, riglettendo anche una serie di abitudini e mode sociali, in un’epoca di grandi cambiamenti, anche alimentari. Nel 1663 i Medici si procacciarono per primi, importandola dalla Spagna, la cioccolata, e fu subito amore. Come sottolinea in catalogo il Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, la cioccolata e il caffè “resero necessaria la creazione di nuovi oggetti e di vasellame, che possiamo immaginarci tintinnare e splendere nel Kaffeehaus fatto erigere apposta a Boboli su progetto di Zanobi del Rosso, terminato nel 1785 circa (e che riaprirà a breve, dopo una campagna di restauri). Un altro gioiello architettonico voluto da Pietro Leopoldo, rotondo e bombato, ispirato al barocchetto viennese: è una costruzione di mattoni e calce, ma da lontano sembra una fantasia in porcellana di Doccia, quasi una chicchera gigante, con una cupoletta per coperchio”.

12/11/2018