Nuove importanti acquisizioni per la Galleria dell'Accademia di Firenze

Esposti dal 23 ottobre quattro tavole di Mariotto di Nardo e un busto di Lorenzo Bartolini

Nuove acquisizioni per la Galleria dell’Accademia di Firenze “che attestano l'impegno di un grande museo autonomo come il nostro – afferma la Direttrice del museo Cecilie Hollberg - anche nel campo della ricerca, nell'arricchimento e valorizzazione delle proprie collezioni”. Si tratta di quattro tavole di Mariotto di Nardo (Firenze, 1365 circa – 1424 circa), due sportelli raffiguranti  coppie dei santi, rispettivamente Giovanni Battista con Nicola di Bari e Antonio abate con Giuliano, e due semilunette, una con l'angelo annunziante e l'altra con la Vergine annunziata, e del busto marmoreo ritraente Giovanni Battista Niccolini del celebre scultore toscano dell'Ottocento Lorenzo Bartolini.

Mariotto di Nardo (Firenze, 1365 circa – 1424 circa) Angelo annunziante
Mariotto di Nardo (Firenze, 1365 circa – 1424 circa) Angelo annunziante

Gli sportelli di Mariotto di Nardo sono stati acquistati dalla Galleria dell'Accademia alla Trentesima Biennale Nazionale dell'Antiquariato conclusasi recentemente a Firenze al prezzo di trecentomila euro. Angelo Tartuferi, già vicedirettore della galleria dell'Accademia e noto specialista di pittura antica, ha identificato le due semilunette con le figure dell’Annunciazione come parti terminali superiori dei medesimi sportelli ritagliate in epoca imprecisata, ma certamente anteriore alla fine dell’Ottocento, quando i quattro dipinti figuravano ancora puntualmente descritti nel catalogo della Galleria Corsini a Firenze. Mentre le tavole con le coppie di santi erano nella illustre collezione fiorentina ancora alla fine degli anni venti del Novecento, delle due semilunette si era persa ogni traccia. La Galleria dell’Accademia è riuscita ad assicurarsi – con una tempestività inconsueta per i musei italiani - anche questi ulteriori dipinti ricomparsi sul mercato, al prezzo di centosettantamila euro. Si è potuto così avviare la ricomposizione di un tabernacolo, che doveva essere di notevoli dimensioni, e frutto di una commissione molto importante, forse ancora una volta da parte degli stessi Corsini, per i quali Mariotto di Nardo aveva già lavorato in gioventù.

I quattro dipinti sono caratterizzati da una finissima e preziosa decorazione in pastiglia dorata, arricchita ulteriormente da una copiosa granitura della superficie, eseguita secondo le indicazioni tecniche descritte da Cennino Cennini nel Libro dell’Arte. Mariotto di Nardo figlio di Nardo di Cione e, quindi, nipote di Andrea Orcagna, è già rappresentato in Galleria con un polittico in ottimo stato di conservazione eseguito anch’esso su commissione della famiglia Corsini e proveniente dalla chiesa del monastero di San Gaggio a Firenze.

Il busto del Bartolini, esposto alla stessa Biennale nello stand dell'antiquario fiorentino Giovanni Pratesi, è stato invece generosamente donato al Museo dall’Associazione Amici della Galleria dell’Accademia di Firenze, ed è una acquisizione che si tinge di 'giallo'.

Infatti secondo le note all’elenco de “Le opere presenti nello studio di Lorenzo Bartolini al momento della morte” redatto dal suo fedele allievo, Eliso Schianta, il modello in gesso di Niccolini non fu “mai eseguito in marmo”, tuttavia una scultura del letterato fu presentata pochi anni dopo a Firenze, dagli eredi dell’artista pratese, all’Esposizione Italiana agraria, industriale ed artistica del 1861. Qualche anno fa nel mercato antiquario, dopo oltre un secolo e mezzo, la scultura in marmo e il modello in gesso sono di nuovo ricomparsi l’una accanto all’altro. Entrambi firmati e datati i busti presentano come unica difformità, quella della dimensione. Stilisticamente identici, i due ritratti presentano il Niccolini con un’espressione leggermente contrita. I capelli - finemente modellati - ricadono morbidamente sulla fronte, unico vezzo dato al ritratto improntato all’antica.

Lorenzo Bartolini deve la sua formazione artistica e culturale al prolungato soggiorno parigino ed in particolare all’esperienza fatta presso lo studio del pittore Jacques-Louis David. Tornato a Firenze, divenne – proprio grazie alle sue precedenti frequentazioni francesi – uno dei maggiori ritrattisti dell’epoca con committenze provenienti anche da importanti famiglie europee, prima fra tutti quella di Napoleone Bonaparte.

 

23/10/2017