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30 anni fa la morte del giudice Falcone, alla tenuta di Suvignano un flash mob per non dimenticare

La Fondazione Caponnetto ha coinvolto 1.500 ragazzi che creeranno una catena umana formando la scritta “Si alla memoria”. Il luogo scelto è fortemente simbolico: fu proprio Falcone per primo, nel 1983, a confiscare la Tenuta di Suvignano alla mafia

Falcone e Borsellino

Il prossimo 23 maggio saranno trascorsi 30 anni dalla strage in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro .

Il 1992 fu un anno drammatico, la mafia quell’anno rischiò di vincere. Dopo Capaci, il 19 luglio riuscì a mettere a tacere anche l’altro grande uomo che alla mafia non intendeva sottostare, il magistrato Paolo Borsellino. Nell’attentato di via D’Amelio morirono anche gli agenti  Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Quello che però gli uomini di Cosa Nostra non potevano immaginare era che il duro lavoro di Falcone e Borsellino non si sarebbe ininterrotto con la loro morte e che in realtà non sarebbero mai morti davvero.

Il 23 maggio, in un luogo simbolo nella lotta alla mafia, la tenuta di Suvignano, tra Monteroni d’Arbia e Murlo in provincia di Siena, dove proprio il giudice Falcone si recò nel 1983 Falcone per arrestare Vincenzo Piazza, imprenditore edile, mafioso, prestanome di Bernardo Provenzano, boss di Cosa Nostra, si terrà un flash mob cui prenderanno parte 1.500 ragazzi che creeranno una scritta umana, “Yes to Memory”, si alla memoria

Perchè Suvignano

A Suvignano perché è fra i più è grandi sequestri dei beni della mafia fatto in Italia, e il primo sequestro di quel bene venne fatto proprio da Falcone”, ha detto Salvatore Calleri presidente della Fondazione Caponnetto che ha promosso l’iniziativa del prossimo lunedì 23 maggio, insieme a Regione Toscana e ai Comuni di Monteroni e di Murlo, e che da dieci anni porta avanti il progetto Giovani Sentinelle della Legalità

Suvignano è un simbolo. Un tempo in mano alla mafia, oggi è un’azienda agricola restituita alla legalità. Qui, in questa tenuta che si compone di 640 ettari di terreni, diciotto edifici per 21 mila quadrati la Regione Toscana da anni porta avanti iniziative volte cultura della socialità , soprattutto coinvolgendo i più giovani, grazie ai campi di Libera e Arci e all’attività agraria. Suvignano è l’ esempio di come la società e le istituzioni insieme possano opporsi alla criminalità organizzata, ancora oggi.

Una catena umana per ricordare

L’evento del 23 – spiega ancora Calleri – sarà un’iniziativa nuova, diversa dal solito che rende dinamico il ricordo di Falcone e Borsellino senza dimenticare ovviamente la strage di Via dei Georgofili”.

Non a caso proprio all’olio che ricorda la strage del 27 maggio 1993 si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dell’evento cui è stato dato il nome “Toscana chiama Palermo”. Durante la giornata in memoria di Falcone infatti saranno previsti dei collegamenti Facebook con le giovani sentinelle di Corleone e con il presidente del Consiglio comunale di Corleone.

Protagonisti del flash mob saranno i ragazzi che creeranno una catena umana con due grandi striscioni con scritto in una “no alla guerra” e nell’altro “no alle dipendenze”. In contemporanea si alzerà in aria una mongolfiera con su scritto “no alle mafie”.

Toscana chiama Palermo

Per lanciare l’evento, e a sostegno del messaggio universale di un’Italia più giusta, che non vuole dimenticare, che è stato realizzato anche un video cui hanno partecipato molti personaggi noti da Angela Finocchiaro a Paolo Hendel, passando da Alessandro Benvenuti e Ezo Iachetti:

“La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.”

Giovanni Falcone

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