60 ANNI TRA LE PALE DI UN VENTILATORE: TORNA AL ROMANZO VALERIO AIOLLI

di Federico di Vita
60 anni tra le pale di un ventilatore: torna al romanzo Valerio Aiolli

L’autore fiorentino, Premio Fiesole nel 1999, racconta una vicenda in cui narrazione e ambientazione fanno pensare all'esempio di Vasco Pratolini

A due anni dall’ultima uscita in libreria torna al romanzo il narratore fiorentino Valerio Aiolli (vincitore nel 1999 del Premio Fiesole col suo romanzo d’esordio Io e mio fratello), e lo fa con Lo stesso vento (Voland, 154 pp., 14 euro), vicenda mossa dal passare di mano in mano di un oggetto d’uso quotidiano – un ventilatore – lungo i sessant'anni che vanno dal 1940 alla fine del Novecento. L’elettrodomestico attraversa così gli snodi centrali della storia novecentesca (ogni scena è ambientata alla vigilia di un momento chiave del secolo scorso, a partire dagli anni ’40, passando per la caduta del Muro di Berlino, fino ad arrivare agli ultimi giorni del ’99, vigilia di un nuovo secolo che, visto dalla prospettiva di chi sta per entrarci, promette di essere finalmente pacifico), accompagnando l'esistenza di personaggi perfettamente calati nella realtà di una Firenze (teatro princpale della narrazione) che attraversa insieme a loro il “secolo breve”. Il rintocco degli episodi storici non manca di ripercuotersi sulle vite dei personaggi, a volte piegati dalle volute della Storia in quella che, scorrendo, dà forma a una spirale di vicende innescata dall'apparentemente innocuo scorrere dell'aria tra le pale di un ventilatore.

In questo senso l'oggetto diventa simbolo – viene da chiedersi se non troppo scoperto, se non troppo esplicito – del passare della Storia e, allo stesso tempo, del formarsi della narrazione: la vertigine del ventilatore diventa così quella della lettura, che corre lieve: la prosa di Aiolli è garbata ed esatta, capace di definire il carattere dei personaggi senza la necessità di entrare direttamente nel loro viluppo psichico, riuscendo a cavarne la loro unicità mostrandone i gesti. In questo senso la scrittura di Aiolli non può che far pensare a quella di Vasco Pratolini, dove come nel caso di Lo stesso vento vengono messe in scena situazioni complesse con tocco leggero.

Il ventilatore, motore e allegoria del meccanismo romanzesco, oltre a passare di mano in mano diventa, verso la fine del racconto, a sua volta oggetto di una rappresentazione, comparendo tra le cose raffigurate in un quadro che immancabilmente capita davanti agli occhi di chi aveva posseduto l'elettrodomestico tanti anni prima, verso l’inizio della vicenda, in quella che – sembra suggerirci questa storia – non può che simboleggiare una variazione tra le infinite possibili nel flusso dei significati di cui può farsi carico una cosa che, nel frattempo, ha innescato e assistito alle evoluzioni delle vite raccontate con fluire ipnotico dal continuo avvitarsi di una narrazione che scorre regolare come lo svolgersi di un rullo di celluloide.


23/09/2016