Cultura/

A Siena con Silvana Patriarca per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia

La studiosa, docente alla Fordham University di New York, incontrerà il pubblico per parlare di italianità e carattere nazionale

Biblioteca comunale degli Intronati, Siena

Primo appuntamento il 28 febbraio alle 18 alla Biblioteca Comunale degli Intronati (via della Sapienza, 7) con la rassegna Lunedilibri – Appuntamenti d’autore 2011, che vede l’autrice Silvana Patriarca, docente di Storia europea contemporanea alla Fordham University di New York, incontrare il pubblico senese e parlare del suo libro "Italianità. La costruzione del carattere nazionale" (Editori Laterza).
Un’occasione, all’interno delle celebrazioni dei 150 anni dall’unità d’Italia, per approfondire il dibattito sul significato, oggi, di essere italiani, a cui contribuisce concretamente la Patriarca con il suo lavoro, dettagliato e ricco di riferimenti bibliografici, offrendo ai lettori un’avvincente panoramica della genesi della “costruzione del carattere nazionale” a partire dalla fine del Settecento.
Nel linguaggio comune la nozione di carattere nazionale e quella di identità nazionale vengono spesso confuse e considerate come "contenitori che differenti interlocutori tendono a riempire di svariati contenuti", ma si tratta di due concetti assolutamente diversi, come premette l’autrice nell’introduzione del suo volume: "il carattere nazionale tende a riferirsi alle disposizioni oggettive, consolidate (un insieme di particolari tratti morali e mentali) di una popolazione; mentre l’identità nazionale tende a indicare una dimensione più soggettiva di percezione e di auto-immagini che possono implicare un senso di missione e di proiezione nel mondo". La tesi del libro è, quindi, la volontà di offrire una "genealogia di alcune influenti idee sul carattere italiano, mettendo in rilievo il contesto storico in cui sono emerse ed esplorando i modi in cui sono state usate". L’autrice precisa di aver analizzato, principalmente, testi politici, scritti di storici, sociologi e giornalisti che hanno vissuto tra la fine del XVIII secolo e i giorni nostri, ricostruendo contesti e ragioni dello spirito di un popolo, focalizzando, poi, l’attenzione sul periodo che va dalla prima alla seconda guerra mondiale.
Se negli anni centrali del Risorgimento (1815 – 1860)  con Balbo e Gioberti si rappresentava il carattere degli italiani ricorrendo a due immagini significative dello stato di decadimento raggiunto nell’epoca: l’ozio e  l’effeminatezza; con Mazzini, invece, il vizio principale degli italiani diventa il municipalismo: l’attaccamento esclusivo alla "piccola patria". Difetti “storici”, per molti, correlati a secoli di oppressione straniera, che, con uno dei padri fondatori dell’unità nazionale, Massimo D’Azeglio, si materializzano nella sua nota espressione: "ora che l’Italia è fatta, bisogna fare gli italiani". Una vera rigenerazione per portare i cittadini di ieri a essere parte attiva all’interno della loro nuova patria.

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