Alessandra Pauncz: "La violenza contro le donne è diffusa e molto perdonata"

di Ilaria Giannini

Intervista alla psicologa presidente del Centro Ascolto per Uomini Maltrattanti di Firenze, che dal 2009 aiuta gli uomini a smettere di essere violenti

Combattere il fenomeno della violenza contro le donne aiutando non solo le vittime ma anche i carnefici: in Toscana sono quattro i centri di recupero per gli uomini maltrattanti, che forniscono un supporto psicologico e sociale con l’obiettivo di modificare i comportamenti aggressivi e pericolosi.
Tra il 2014 e i primi sei mesi del 2015 sono stati quasi 150 i percorsi avviati nei centri toscani, attivi a Lucca, Livorno, Pisa e Firenze, dove si trova il Centro Ascolto Uomini Maltrattanti, una delle prime strutture di questo tipo aperte in Italia, che esiste sin dal 2009.

“Otto uomini su dieci arrivano da noi spontaneamente sull’onda di una crisi – spiega Alessandra Pauncz, psicologa, tra i soci fondatori e presidente del C.a.m. di Firenze – spesso la partner ha deciso di lasciarli o ha dato loro un ultimatum, oppure hanno superato il limite che si erano imposti o ci sono state conseguenze gravi non intenzionali, magari hanno spinto la compagna e lei ha sbattuto la testa finendo al pronto soccorso.”

Eventi traumatici che rendono visibile agli occhi dell’uomo la propria violenza, che purtroppo viene tollerata per anni all’interno delle coppie finché non arriva al punto dell’esplosione. Il percorso dura un anno, tra colloqui individuali e di gruppo, e coinvolge anche le donne, che vengono contattate a inizio, metà e fine terapia per avere la loro valutazione della situazione.
“Le indirizziamo verso i centri antiviolenza e le avvisiamo se percepiamo che possono essere in pericolo oppure se il loro compagno smette di venire da noi – racconta Alessandra Pauncz – in genere non tutti arrivano in fondo ma con chi finisce l’anno abbiamo buoni risultati, la violenza fisica dopo due mesi si interrompe e anche i comportamenti più eclatanti, come la gelosia ossessiva, mentre il maltrattamento psicologico è più difficile da modificare”.

Le violenze e il femminicidio infatti sono solo la punta dell’iceberg di una società profondamente diseguale, che accetta la discriminazione di genere dandola per scontata, nei luoghi di lavoro dove gli stipendi femminili sono più bassi così come all’interno della famiglia, dove la divisione dei compiti è ancora fortemente svantaggiosa per le donne.
La violenza è un problema sociale e culturale – conclude Alessandra – anche la comunicazione che viene fatta su questi tragici eventi di cronaca tende a nascondere la normalità della violenza che c’è nelle case, è importante cercare di far capire che la violenza è un fenomeno diffuso che viene molto perdonato, soprattutto nelle forme più comuni. Purtroppo siamo tutti bravi a condannare il mostro ma molto meno a riconoscere il mostro che c’è dentro di noi.”

02/03/2016