ANY OTHER IN CONCERTO A FIRENZE: 'IL SUCCESSO? ME LO MERITO'

di Costanza Baldini
Any Other in concerto a Firenze: 'Il successo? Me lo merito'

Sabato 9 febbraio sarà la 'prima volta' di Adele Nigro al Glue Alternative Concept Space, l'amica geniale della musica italiana

La cantautrice e polistrumentista Adele Nigro a distanza di tre anni dal suo folgorante esordio con ‘Silently. Quietly. Going Away’ del 2015 torna con il suo progetto Any Other a pubblicare il suo secondo lavoro ‘Two Geography’ per la 42Records. Adele Nigro è nata nel 1994, viene da Verona, vive a Milano, ed è uno dei nomi più interessanti usciti dall’Italia negli ultimi anni. Il disco segue un periodo pieno di collaborazioni, da quella con Marco Giudici nel progetto Halfalib, alle ospitate nei dischi di Colapesce che ha seguito anche in un lungo tour, Andrea Poggio e Myss Keta e il lavoro in studio con Generic Animal. Si parla di lei come di una ‘fantastica anomalia’ nel panorama italiano, come se il giornalismo musicale quasi si stupisse che una ragazza possa raggiungere un tale livello di introspezione e qualità artistica. Cerchiamo dunque di svelare i ‘segreti’ di questa amica geniale della musica italiana nella nostra intervista.

Ciao Adele! Quello che mi ha sempre colpito di te, oltre al talento è la tua determinazione. Fin dall’inizio, da quando hai lasciato le Lovecats per partire con il progetto Any Other, sapevi perfettamente cosa volevi fare e come lo volevi fare, da cosa viene tutta questa sicurezza?
Diciamo che so bene cosa non voglio e quindi ho trovato il modo per trovare un equilibrio con me stessa. So bene che quello che faccio è importante per me, per chi sono io. Mi è capitato a volte di essere lì lì per lasciarla o dedicarci meno tempo, ma era una cosa che danneggiava me in primo luogo. Diciamo che è una questione di urgenza, ho proprio il fuoco al culo.

Ho letto che il tuo primo approccio alla musica è stato iniziare a suonare il sax, insomma sei stata 'anomala' fin da subito, il sax è uno strumento che non va molto ‘di moda’
Quando ero piccola no di certo, ora forse un po’ di più. Andavo alle scuole medie e c’erano i corsi di clarinetto, pianoforte, violino e chitarra, strumenti abbastanza classici. Poi a un certo punto hanno inserito corsi extra con strumenti che a me sembravano mattissimi come sax e tromba. Non ricordo esattamente perché scelsi proprio il sassofono, forse perché mia mamma all’epoca usciva con un sassofonista. Non ci ho neanche pensato più di tanto, è stato abbastanza istintivo, ho detto voglio suonare questo!

È uno strumento che hai suonato anche nel tour di Colapesce, pensi che ti abbia influenzato un po’ questa esperienza?
Non nella scrittura del disco perché l’ho registrato a febbraio e avevo finito di scriverlo due mesi prima. Però sicuramente ha influito nel modo in cui ho cominciato a vedere i live. È una dimensione più grande di quella con cui avevo a che fare prima e quindi mi ha aperto prospettive nuove.



Mi sembra che tu sia molto brava nel circondarti di persone che ti vogliono bene. In particolare mi pare che in tutti questi anni si sia creato un rapporto di amicizia speciale con il musicista Marco Giudici che è un po’ il tuo braccio destro
Assolutamente, diciamo sempre di essere fratello e sorella, a volte ci sembra di essere quasi come Sandra e Raimondo. Facciamo discussioni da vecchia coppia che sta insieme da 50 anni. È la persona con cui mi trovo meglio di chiunque altro a lavorare, perché abbiamo un rapporto umano che è assolutamente solido. È l’unica persona che è rimasta dall’inizio di Any Other, penso che non potrei mai fare nulla senza di lui, sarebbe strano.

In Walkthrough dici delle frasi abbastanza ‘pese’, che effetto ti fa ripeterle concerto dopo concerto sul palco, davanti a degli sconosciuti, c’è qualcosa di catartico? Una sorta di auto-terapia?
È anche un po’ imbarazzante alle volte, tipo la settimana scorsa c’era mia mamma a sentirmi a un concerto. È sicuramente una cosa che mi colpisce ancora, cerco sempre di affrontare i live come se fosse la prima volta che suono i pezzi. Cerco di calarmi dentro le canzoni al 100%. In parte è doloroso perché comunque sono pezzi ‘pesi’ come hai detto tu, in parte è terapeutico, ti fa ‘spurgare’ le cose.

Mi colpisce come spesso nelle interviste parli della tua depressione, in modo che non sia un tabù, penso sia importante togliere lo ‘stigma’ di questa problematica
Assolutamente sì, anche perché l’ho esperito nella mia vita. Ho cominciato a soffrire di depressione quando ero ancora piccola, con curve di alti e bassi nel corso degli anni. Ricordo che al liceo i ragazzini che chiaramente non sono informati, non ricevono educazione su queste cose, ti prendono in giro, puntano il dito e dicono ‘sei quella strana’. Invece è una cosa super comune e diffusa, renderla un tabù fa sì che le persone che soffrono si vergognino ancora di più. Bisogna demitizzare questo disturbo dell’emotività, io lo vedo come un raffreddore cronico, qualcosa che c’è ma che non ti toglie valore come persona.

Approposito del valore delle persone. Qualsiasi donna nel mondo si è sentita almeno una volta nella vita rivolgere apprezzamenti o commenti non richiesti sul suo corpo, è come se la vita di una donna passasse per forza attraverso il corpo prima di tutto. Mi sembra che tu gestisca la tua immagine pubblica con molta autoironia. Vorrei sapere che rapporto hai con il tuo corpo inteso anche come ‘immagine pubblica’
Come la stragrande maggioranza delle ragazze ho avuto un rapporto conflittuale con il mio corpo quando ero più piccola. Penso che sarebbe stato meglio se mi avessero insegnato a non mettermi sempre a confronto con le altre, ma ad apprezzare il corpo per quello che è, con le sue funzionalità. Grazie al mio corpo respiro, mangio, sono viva, quindi odiarlo non è il massimo. Però, per quanto tutt’ora sia abbastanza inevitabile mettersi a confronto con gli altri corpi, perché è un atteggiamento che quando lo si apprende è difficile da decostruire, allo stesso tempo mi sembra un atto politico combattere questa cosa, dire okay parto da qui a lavorare. Anche la copertina del mio disco è una foto in cui sono struccata, probabilmente non dormivo in quel periodo e non sono esattamente ‘bella’ da foto. Però ho pensato chi se ne frega. È un disco che è nato in un periodo della mia vita in cui stavo male, perché devo fingere che quella non sia la mia faccia? Mi sembra un gesto attivo quello di mostrare in modo fiero i propri difetti.

Possiamo dire che in pochi anni sei passata dalla ‘cameretta’ al Great Escape a Brighton, pazzesco
Sì sono molto contenta anche perché quest’anno abbiamo fatto l’Eurosonic. Poi ci sono una serie di cose in ballo che ancora devono essere annunciate, sarà un anno pieno, sono molto, molto contenta.

Ma come si fa a restare sani di mente?
In realtà alla fine sai cosa, mi dico che comunque me lo merito, perché mi sto impegnando, dedico alla musica tutto il mio tempo. Cerco sempre di vivermela come una cosa in cui ancora devo imparare tutto, studio, mi confronto con altre persone, quindi vaffanculo me lo merito.

Ingresso gratuito con tessera del locale

04/02/2019