Arcipelago pulito: i pescatori 'spazzini' toglieranno la plastica

Il progetto sperimentale prenderà il via entro la prossima estate nei trecento chilometri quadrati di mare tra Livorno e Grosseto, coinvolte dieci imbarcazioni della cooperativa Cft

Le reti dei pescatori della costa toscana saranno utilizzate per ripulire dalla plastica. Lo prevede il progetto sperimentale 'Arcipelago pulito'. Entro l'estate prenderà il via la sperimentazione: per sei mesi le imbarcazioni della cooperativa di pescatori Cft contribuiranno alla pulizia del mare tra Livorno e Grosseto, riportando in porto i rifiuti plastici pescati con le reti, affinché siano avviati al recupero in collaborazione con Labromare, concessionaria per la pulizia del porto, e Revet, l'azienda di raccolta rifiuti. Coinvolti nel protocollo anche Legambiente, la direzione marittima della Toscana, l'Autorità portuale del mar Tirreno settentrionale, e Unicoop Firenze che destinerà al sostegno del progetto una parte del centesimo che si paga per i sacchetti biodegradabili dell'ortofrutta.

Si parte a marzo con la formazione dei pescatori e tra la primavera e l'estate poi in mare, per sei mesi appunto. All'inizio saranno coinvolte imbarcazioni di grandi dimensioni, una decina. Successivamente potrebbero essere utilizzate però anche le barche più piccole delle ventiquattro in forza alla cooperativa. Su ciascuna sarà installato un contenitore, separato, dove stivare i rifiuti. Ad ogni uscita le imbarcazioni che fanno pesca a strascico e raccolgono grandi quantitativi di plastiche le porteranno così in porto, dove saranno ammassate in un'area ben determinata (già individuata), analizzate e classificate da tecnici per poi essere destinate al riciclaggio o allo smaltimento.

L'esperimento per adesso interessa i trecento chilometri quadrati di mare tra Livorno e Grosseto, nel cuore dell'Arcipelago toscano e del Santuario dei cetacei, ma potrebbe essere replicato altrove: a Piombino, l'isola d'Elba e Capraia, ha sottolineato l'Autorità portuale. L'interesse e coinvolgimento del Ministero potrebbe farne anche una buona pratica nazionale.

"Grazie all'accordo tra ministero dell'Ambiente e Regione - ha spiegato l'assessore regionale all'ambiente-, i pescatori potranno conservare in appositi contenitori i rifiuti rimasti nelle reti e smaltirli in porto, mentre oggi per una carenza delle leggi sono costretti a ributtarli in mare. È un progetto sperimentale ma l'idea è di espanderlo in tutta la Toscana. Se poi si allargasse a tutta l'Italia, sarebbe davvero un contributo alla pulizia del mare".

Quello dell'immondizia del mare è un problema grave e globale: si stima che nel mondo ogni anno si producano 280 milioni di tonnellate di plastica, nel 2050 saranno il doppio e una parte non trascurabile finisce nelle acque marine, con danni incalcolabili per flora e fauna. Il Mediterraneo è particolarmente esposto al pericolo, visto che si tratta di una mare semichiuso in cui sboccano numerosi fiumi che trasportano anche tanti rifiuti; si pensa che siano almeno 250 miliardi i frammenti di plastica al suo interno e alcuni studi fatti sul mar Tirreno ci dicono che il 95 per cento dei rifiuti galleggianti avvistati, più grandi di venticinque centimetri, siano di plastica, il 41 per cento di questi costituiti da buste e frammenti.

28/02/2018