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Fase 2: anche in Toscana ripartono le imprese dell’export e i cantieri

Da oggi posso aprire le aziende del manifatturiero la cui attività è rivolta prevalentemente alle esportazioni, dalla moda alla nautica. Il presidente Rossi: “Da quei settori dipende più di un terzo della ricchezza della nostra regione”

L’economia della Toscana riparte dall’export. Da oggi, lunedì 27 aprile, anche nella nostra regione come nel resto d’Italia possono riaprire le imprese e i distretti del settore manifatturiero la cui attività sia rivolta prevalentemente all’export e le aziende del comparto costruzioni, solo per i cantieri su dissesto, scuola, carceri e edilizia residenziale pubblica. La riapertura è legata alla capacità delle aziende di mettersi in condizioni di rispettare i protocolli sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

La possibilità è prevista in una comunicazione inviata ieri dal ministro della Sanità Roberto Speranza, da quello dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e da quello dei Trasporti Paola De Micheli alla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, nella quale forniscono l’interpretazione autentica su quali siano le attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale da autorizzare fin da subito se in grado di ripartire rispettando a pieno le misure anti-Coronavirus previste nei protocolli di sicurezza.

“Ripartono da oggi i settori produttivi dell’export esposti alla concorrenza internazionale: avevamo chiesto questo da tempo e proprio per questa data, perché da quei settori dipende più di un terzo della ricchezza della nostra Regione” ha commentato su Facebook il presidente della Toscana Enrico Rossi.
“Ci hanno dato ragione, ringrazio per questo il governo Conte” ha dichiarato Rossi, affermando che “la Toscana è pronta e ha elaborato protocolli di sicurezza ancora più rigidi di quelli nazionali. Anche i cantieri pubblici possono riprendere l’attività. Per essi vale il protocollo adottato tra Regione, imprese e sindacati”.

Rossi infatti la settimana scorsa aveva inviato una lettera al premier Conte dove ribadiva l’urgenza di tornare a dare il via libera alle imprese, soprattutto a quelle che esportano nel mondo. Si tratta in Toscana di circa 3mila aziende che realizzano più di un quarto del fatturato sui mercati internazionali: concretamente si parla di circa 9 mila lavoratori impiegati nelle fabbriche e altri 25mila coinvolti nella filiera. Secondo i dati Irpet queste imprese, principalmente dei settori moda, oreficeria e meccanica, valgono un terzo del Pil regionale, ossia circa 33 miliardi di euro all’anno.
Queste attività produttive che adesso possono riaprire sono distribuite in diversi settori: oltre a quelle già oggi considerate essenziali (carta, farmaceutica, alimentare) ci sono quelle dei settori della moda, dell’oreficeria, della produzione di macchinari, impianti e mezzi di trasporto (yacht e navi compresi), del marmo fino alla ceramica.

Nel distretto tessile di Prato in questi giorni almeno 400 aziende potranno riaprire, come ha spiegato  Andrea Cavicchi, imprenditore tessile e presidente della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord.
L’attività produttiva “ripartirà – spiega Cavicchi – in funzione dell’interpretazione dei ministeri, là dove l’export è prevalente come attività dell’azienda”, per cui “i lanifici e i produttori di filato più importanti del territorio riapriranno e chiederanno alla filiera di ripartire insieme a loro”.
Col via libera alle aziende esportatrici potranno riaprire anche aziende di altri distretti produttivi del territorio: dalla pelletteria di Firenze agli orafi di Arezzo, fino alla nautica della Versilia.

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