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Ben Seretan live all’Impruneta: “Voglio abbracciare sconosciuti”

Il cantautore americano impegnato in un lungo tour italiano farà tappa alla Casa del Popolo dell’Impruneta giovedì 23 luglio per uno show imperdibile

E’ da poco stato ristampato dall’italianissima Love Boat Records & Buttons il primo disco autoprodotto del cantautore americano Ben Seretan uscito nel 2014 in poche copie. Ben “festeggerà” questa nuova edizione con un lungo tour nella seconda metà di luglio che lo porterà in giro per tutta Italia. Per l’occasione al cd è stata aggiunta la bonus track di venti minuti circa “Yellow Rose”. Ben sarà in concerto giovedì 23 luglio alla Casa del Popolo dell’Impruneta. Ecco la nostra intervista!

Ciao Ben Sul petto hai tatuata la scritta “Ecstatic Joy” è quello che provi quando suoni o quello che vorresti provassero gli altri quando ascoltano le tue canzoni?
“Ecstatic Joy” è esattamente questo: la sensazione elettrica che provo quando faccio un concerto particolarmente bello o quando la vita diventa particolarmente squilibrata e scardinata in un modo divertente e spaventoso allo stesso tempo. Come quando la band con cui sto suonando è nel momento esatto in cui tutti urlano e sudano e stiamo suonando più forte possibile e con più sentimento possibile di quanto abbiamo mai fatto.  La mia band al liceo aveva una canzone che suonavamo al termine dei nostri show, un pezzo rock stupido chiamato “Knock Knock” che suonavamo fino a quando non ne potevamo più. Ci piaceva concludere lo show avvolti dalle luci di Natale, con i nostri pantaloni gettati in mezzo al pubblico, con il contorno del corpo del nostro batterista disegnato dal sudore sul pavimento dopo che era crollato esausto. Una volta abbiamo finito la canzone saltando in una piscina ad uno ad uno con i nostri vestiti e il resto del pubblico ci ha seguiti. Dopo ci siamo fatti la doccia sei alla volta e abbiamo mangiato coppe di gelato in un ristorante aperto 24 ore su 24 alle quattro del mattino. Questo è esattamente quello di cui sto parlando.

Leggo che hai dedicato la bonus track “Yellow Roses” a Leonard Knight (un artista statunitense ex veterano di guerra che una volta tornato dal fronte ha creato la Salvation Mountain) l’hai conosciuto personalmente? Cosa significa il suo lavoro per te?
Ho incontrato Leonard Knight nel 2006 e io ei miei compagni abbiamo fatto un lungo tour nella Salvation Mountain. E ‘ stata una delle esperienze più belle e surreali della mia vita. Sono tornato molte volte alla Salvation Mountain da allora, ma non sembrava che Leonard si ricordasse di me. In effetti  sembrava diventare più solitario a ogni visita …ma a prescindere da questo Leonard ogni volta diceva a me e a chi era con me che ci amava con quello sguardo selvaggio che io ho sempre visto nei suoi occhi e io gli ho sempre totalmente creduto. E’ una cosa davvero bellissima! Una montagna di pitture e disegni che erutta dal deserto. Chi potrebbe essere così audace?

Mi sembra che nella tua musica ci sia sempre qualcosa di primordiale, barbarico, primitivo, mi sbaglio?
Haha, beh! Non sbagli! Mi rifiuto ostinatamente di suonare qualsiasi cosa allo stesso modo due volte, la troppa pratica spesso allontana dalla spontaneità  o rende tutto troppo gentile. Mi piacciono gli errori, i feedback, le note acide e l’energia grezza e sudata del suonare musica. Quelle cose – che un sacco di altre persone vorrebbero nascondere- sono forse la mia parte preferita di quello che faccio.

Per descrivere la tua musica si fanno paragoni alti come: Neil Young, Bill Callahan, J Mascis, Robert Fripp. Ti riconosci in questi musicisti? A te che musica piace ascoltare?
Ovviamente amo tutta questa gente! Neil Young soprattutto è stato un faro per me per molti anni, da quando ho comprato il mio primo giradischi quando avevo 14 anni e ascoltavo la vecchia copia di mia madre di “Everybody Knows This is Nowhere” fino a quando l’LP si è completamente distrutto. Bill Callahan è uno dei miei preferiti. Penso che “A River Ain’t Too Mutch to Love” sia semplicemente perfetto. Così triste, così dolce e così calmo. Mi piace tantissima musica! Cioè amo profondamente un sacco di musica. A volte penso ai dischi che mi sono piaciuti anni fa e sorrido con affetto. Allora lascia che ti racconti quello che sto ascoltando ultimamente. Recentemente sono tornato ad ascoltare i Violent Femmes. Sono stati un amore precoce e hanno un sound familiare per me, ma ora percepisco la loro musica in modo diverso. Sono irriverenti e arroganti e scrivono canzoni estremamente orecchiabili. Sto ascoltando moltissimo Leon Russell in questo momento, ha fatto un album-tributo a Hank Williams che adoro. Sto anche di nuovo immergendomi nei Beach Boys, che secondo me sono una delle migliori rappresentazioni di cos’è l’AMERICA. Ho ascoltato un sacco un nastro della band 75 Dollar Bill, così come un nastro dei Family Planning di Portland. Tengo un piccolo registratore accanto al mio letto e vado in giro senza camicia e con la ventola accesa ad ascoltare i nastri, in estate New York è davvero speciale. Queste band dominano le mie giornate. E ovviamente sto facendo saltare l’ultimo disco di Kendrick, nonché l’ultima fatica di Arthur Russell.

Il tuo primo disco autoprodotto è stato subito un grande successo, adesso cosa succederà?
Voglio solo continuare a lavorare! Sto scrivendo il prossimo album, ma non ho idea di cosa sto facendo ahahah. In realtà io voglio solo continuare a suonare, continuare a migliorare e continuare a andare in giro per il mondo.

C’è una canzone che vorresti aver scritto?
Sono costretto a dire “If I Was Your Girlfriend” di Prince.

Oltre alla musica hai altre passioni?
La musica è la cosa che preferisco nella vita, seguita da nuotare in spiaggia, andare al cinema per matinée di vecchi film e leggere qualsiasi cosa. In realtà nient’altro mi consuma come il fuoco come fa la musica, a meno che non conti quando canto le canzoni dei Talking Heads al karaoke.

Farai un lungo tour in Italia, è la prima volta che la visiti? Cosa ti aspetti?
E’ la prima volta che visito l’Italia! Non sono sicuro di cosa aspettarmi. Tutti quelli che conosco e che hanno trascorso del tempo in Italia, l’hanno amata profondamente e sono un po’ gelosi  quando parlo del tour. Questo suona bene. Ho sentito un po’ di gente italiana via e-mail quando il mio disco è uscito l’anno scorso, e tutti quelli con cui ho parlato erano davvero espansivi, loquaci e più aperti emotivamente rispetto alla maggior parte degli americani, quindi spero di fare qualche brindisi e abbracciare alcuni sconosciuti! Aahahahaha.

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