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Bryant chiude una carriera iniziata a … Pistoia. La sua lettera d’addio

Stella Nba e protagonista assoluto del basket degli anni ’00 e ’10, nasce – cestisticamente – a Pistoia, giocando al seguito del padre Joe

Kobe Bryant Pistoia

Una lettera d’addio allo sport di una vita, iniziato a praticare al seguito del padre Joe tra gli States e Pistoia. Arriverà al termine il prossimo aprile la carriera di Kobe Bean Bryant, una delle stelle dell’NBA – il campionato più bello ed avvincente del mondo – che dal 1996 gioca nei Los Angeles Lakers, con cui ha conquistato 5 ‘anelli’, bi-campione olimpico con il dream team Usa a Pechino 2008 e Londra 2012 e cresciuto cesticamente a giro per l’Italia.

Da Cireglio a Los Angeles. Iniziamo però dalla fine. Una lettera, rilasciata a “The Player’s Tribune”, in cui esplicitamente ricorda i suoi inizi – “You gave a six-year-old boy his Laker dream and I’ll always love you for it” – ed il sogno di una carriera che ha attraversato due decenni, accompagnata da compagni straordinari e grandi rivalità interne, come quella con un altro grandissimo losangelino, Shaquille O’ Neal.

Al di là delle difficoltà delle ultime stagioni, con i Lakers che dal 2010 ormai non riescono più ad esprimersi sui livelli degli anni ’00, il “black mamba”, storico soprannome di Bryant, è stato probabilmente il giocatore di basket più forte della generazione nata a cavallo tra i ’70 e gli ’80, ‘oscurato’ nelle ultime stagioni solo da LeBron James e Stephen Curry. Ma Kobe, a differenza delle più recenti ‘stelle’, ha avuto lunghi trascorsi in Europa e, come detto, in Toscana.

A Pistoia visse infatti per 2 anni, tra il 1986 ed il 1987, quando ne aveva appena otto, al seguito del padre Joe, una stella della squadra di basket cittadina di allora, la Maltinti, e che giocò anche in altre squadre italiane sul finire degli anni ’80. E già allora mostrava di avere confidenza con la palla a spicchi, giocando sui campi cittadini e costruendo le basi tecniche che lo avrebbero reso protagonista di squadre che sono nella storia della pallacanestro, sia in canotta losangelina che in quella a stelle e strisce.

Un amore che non finisce, come lo stesso Bryant sottolinea nel suo commiato allo sport di una vita:

(…) And we both know, no matter what I do next
I’ll always be that kid
With the rolled up socks
Garbage can in the corner
:05 seconds on the clock
Ball in my hands.
5 … 4 … 3 … 2 … 1

Love you always,
Kobe


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