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© Simona Bellocci

Viaggi /LA STORIA

Casoli, il borgo degli sgraffiti. Sulle mura delle case i volti e i mestieri

Due strati di calce colorata, con un tono più scuro e uno più chiaro. Poi il “graffio”, il segno che dona vita ai luoghi e ai volti del paese: ecco come Rosario Murabito regalò eternità al borgo di cui si innamorò negli Cinquanta e che oggi porta avanti la sua opera

L’arte fissa la memoria. La tiene viva sui muri freschi d’ombra, in un piccolissimo borgo di poco di più di trecento anime ai piedi delle Alpi Apuane. Le curve che salgono da Camaiore a Casoli portano nel profondo di una dimensione creativa ideale che in più di un’occasione ha ispirato artisti internazionali. Così è stato con il pittore e scultore siciliano Rosario Murabito che a Casoli visse a partire dagli anni Sessanta con la moglie, l’attrice Grace Albert, fu così per il fotografo Will McBride che immortalò la vita contadina nei dintorni del paese fino agli anni Ottanta.

Proprio Murabito ha lasciato a Casoli la tradizione artistica che oggi ne segna la cifra identitaria, quella degli “sgraffiti”, affreschi che dominano maestosi le mura delle case. Sono loro che prendono i viaggiatori per mano e li portano a farsi strada nel borgo, dalla via principale che conduce fino alla chiesa o per i vicoli che si dipano in discesa o in salita, creando quel dedalo di stradine che conducono alle case.

Artisti al lavoro a Casoli – © Comune di Camaiore

Qui la vita à segnata da una dimensione più umana, conciliata con quella della natura

Fuori dalle porte si trovano ancora le sedie in legno per frescheggiare e scambiarsi quattro chiacchiere, lontano dal caos che impongono le città. La vita è segnata da una dimensione più umana, conciliata da quella della natura. Sintonia innata.

C’è il libeccio che si fa sentire. C’è il mare che segna la linea dell’orizzonte. E poi ci sono le vette che si innalzano poderose, rocce e torrenti. C’è la vita disegnata sui muri che è la protagonista di tutto.

Il fornaio di Casoli

L’arte diventa il nobile strumento di racconto delle piccole storie di vita delle persone

Genti, mestieri, fatti, luoghi. Tutto è reso eterno dall’arte degli sgraffiti. C’è Vincenzino, il postino del paese. E poi dopo qualche metro si trova il ritratto di Bruno, il fornaio di Casoli o quello del cordaio Oreste  e ancora Fortunato, che di mestiere invece faceva il falegname. I loro ritratti sono dipinti all’esterno delle loro case o dei luoghi dove svolgevano il proprio lavoro. Così l’arte diventa quel nobile strumento di racconto non solo di epoche e di evoluzioni della società ma scrive le piccole storie delle persone che – sommate una ad una – rappresentano l’anima ancor viva del borgo.

Oggi continuare quest’arte della pittura a fresco sgraffiata è il maestro Franco Pagliarulo, direttore artistico degli “Sgraffiti a Casoli”, un evento che si tiene ogni anno nel mese di maggio.

“L’obiettivo non è solo quello di fare un omaggio a Murabito ma è quello di recuperare e promuovere questa tecnica”, spiega mentre ci incamminiamo tra le oltre 100 opere diffuse, in un vero e proprio museo all’aria aperta. “Vogliamo anche promuovere il turismo culturale in questa terra. Ogni anno seleziono artisti esperti per realizzare dei nuovi graffiti”.

La conoscenza della tecnica in questo caso è fondamentale. “Si sovrappongono due strati d’intonaco impastati con il colore: uno scuro e uno chiaro. Quando la base è ancora fresca si incide con strumenti metallici”.

Così faceva anche Rosario Murabito, il suo primo graffito è all’entrata del paese. E’ la sua impronta, il suo segno, la sua cifra. Quello sgraffito è la sintesi di cosa abbia rappresentato il pittore per Casoli. Un piccolissimo centro che è diventato il vivace polo di incontro di artisti, il luogo del confronto, dell’ideazione.

Lo sgraffito che racconta l’anno della pandemia

Nei primi del Novecento a Casoli il primo pallone aerostatico frenato raggiungeva la vetta del Monte Matanna

E oggi c’è chi continua quella strada. Il paese oggi è come un libro aperto che racconta le sue storie, antiche e contemporanee. Andando indietro nel tempo ecco raffigurato il pallone aerostatico per turisti costruito dalla famiglia Barsi che portava i viaggiatori facoltosi dalla Grotta dell’Onda fino alla cima del Monte Matanna. Salirono a bordo anche il re del Belgio Alberto I  principessa figlia del re di Spagna, Maria Teresa di Borbone. Meraviglia ma senza lieto fine: nel 1911 l’hangar che ospitava il pallone frenato fu distrutto da una tempesta ma quel primato e quell’impresa rimangono nell’orgoglio dei casolini.

Poi ci sono i fatti dell’oggi: dalle vittorie olimpiche di Niccolò Campriani fino alla pandemia e l’omaggio ai medici e agli infermieri. E’ la storia che prende forma sulle pareti esterne delle case, grazie all’arte che si fa prima interprete dei fatti e che diventa sublime narratrice di vita. Come quella di Rosario e Grace Murabito, per tutti qui semplicemente Saro e Graziella. Ne portano avanti e ne preservano l’opera il Comitato Paesano di Casoli, lo stesso maestro Franco Pagliarulo e i giovani, gli studenti dell’Istituto d’arte Stagio Stagi di Pietrasanta.

L’arte permette di immaginare l’impossibile e poi di dargli concretezza

La loro presenza è ancora forte, nel paese. E’ forte tra le pareti della loro casa, dove vissero insieme fino alla morte dell’artista. E’ nelle opere non solo dello stesso Murabito, ma di chi è venuto dopo. Perchè l’arte ha la capacità di contaminare, generare e ri-generare, stimolare nuove prospettive, nuove visioni. Permette di immaginare l’impossibile e poi dargli concretezza sotto forma di pittura, scultura, fotografia, scrittura. E’ quel ponte che mette insieme sogno e pragmatismo.

L’arte è la miglior espressione dell’anima e qui a Casoli trova la sua sintesi perfetta, in quel graffio sul muro che rende eternità agli uomini.

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