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Cave di marmo: più controlli, meno infortuni e un piano per il riciclo

Ecco gli effetti del piano straordinario sulle cave. Quadruplicati i controlli, diminuiti gli infortuni (ma non gli incidenti mortali). Scatta il piano per riciclare la marmettola

Cave di marmo

Quando il tema affrontato è quello delle cave (e del marmo) non si pensa solo all’economia, alle imprese e all’indotto che è questa attività è capace di generare. Ma anche all’impatto ambientale e, perché no?, anche alle sue declinazioni creative nel settore dell’arte. Le regole, in Toscana, ci sono. È sufficiente farle rispettare.

Ora è tempo di bilanci. E così, a Lucca, durante un incontro dedicato al tema, si è scoperto che nel 2017, in un anno, controlli e ispezioni sono quadruplicati rispetto al passato. E il trend prosegue. La Regione ha fatto il punto insieme ad Asl, Arpat, Procure e Forze dell’Ordine sul piano straordinario sulle cave di marmo apuo-versiliesi lanciato nel 2016 e che prevede appunto più controlli e sopralluoghi, ma anche corsi di formazione e linee guida a disposizione degli imprenditori per aiutarli a elaborare i propri piani.

L’obiettivo è comune: non ostacolare lo sviluppo dell’attività di estrazione, ma cave più sicure. Perché incidenti gravi e mortali non si verifichino più, e cave più rispettose dell’ambiente e del paesaggio. Con un’armonica azione di squadra.

A proposito di incidenti, da segnalare che dal 2006 al 2016 sono diminuiti gli infortuni in cava (da 174 a 61). Sono però aumentati gli incidenti mortali, l’ultimo appena quindici giorni fa. Dal 2006 al 2016 nelle sole cave delle Apuane e della Versilia si sono registrati dieci infortuni che si sono conclusi tragicamente: 1 nel 2006, 1 nel 2007, 1 nel 2010, 1 nel 2012, 2 nel 2015 e 4 nel 2016. Nel 2017 non si sono registrate morti, invece due nel 2018 (l’ultimo a luglio). Nelle aziende del lapideo, sempre dal 2006, si sono contati 1340 infortuni e tre incidenti mortali, due dal 2015.

Il piano straordinario per la sicurezza nelle cave approvato a maggio 2016 si sarebbe dovuto concludere nel 2018. Ma già l’anno scorso la giunta ha deciso una proroga fino al 2020: 2 milioni e mezzo lo stanziamento iniziale, 750 mila le risorse aggiunte. In tutto, dunque, tre milioni e 250 mila euro. Sono serviti per assumere nuovo personale: tecnici, geologi e ingegneri. Mezzo milione è stato utilizzato per acquistare 17 fuoristrada, indispensabili per l’accesso in cava e altri i mezzi.

Nel comprensorio apuo-versiliese si contano più di trecento cave di marmo. Quelle attive sono attorno alla metà: novanta in provincia di Massa Carrara, sessanta in quella di Lucca. Al giro di boa del 2018 l’Asl Nord-Ovest registra, nei primi sei mesi dell’anno, già 605 accessi – una media di 8 o 9 a cava: 211 nel lucchese, 394 a Massa Carrara – e 168 nei laboratori sui 360 programmati.

Ne sono scaturite quindici “non conformità” e due sanzioni amministrative. Obiettivo importante è stata definita una procedura omogenea per il ribaltamento delle bancate sezionate dal monte: un modo per accrescere la sicurezza sul lavoto. Da qui a dicembre una procedura ugualmente omogenee sarà elaborata per la movimentazione dei materiali. Altre due erano state partorite l’anno scorso.

L’Arpat, l’azienda regionale per la protezione ambientale, di sopralluoghi nei primi sei mesi del 2018 ne ha fatti 60: 49 hanno riguardato le cave (ne sono state controllate 34 su sessantacinque) e 11 impianti esterni. Quindici sono state le verifiche per controllare se le prescrizioni fatte nel 2017 fossero state ottemperate. Gli esiti complessivi sono stati 24 comunicazioni di reato ed altrettante sanzioni amministrative, in gran parte riguardanti la gestione delle acque meteoriche. Arpat in questi primi mesi del 2018 ha approvato anche le linee guida per la classificazione e gestione dei materiali di cava, con una definizione certa e chiara a controllori e controllati su prodotti e sottoprodotti.

Entro giugno, per quanto attiene il rischio idraulico e idrogeologico, i tecnici della Regione hanno completato il progetto di approfondimento sui bacini del Carrione e Frigido e sono stati eseguiti dodici sopralluoghi nei siti estrattivi. Gli uffici hanno completato anche la mappa del reticolo idrografico originario mentre i carabinieri forestali hanno partecipato a undici sopralluoghi su nuovi siti estrattivi e realizzato 138 controlli su strada sui mezzi pesanti che trasportano marmo (ben oltre i cento che erano stati programmati per tutto l’anno).

Altri quaranta sopralluoghi, su sessanta previsti in tutto l’anno, sono stati effettuati dalle capitanerie di porto e guardia costiera di Marina di Carrara e Viareggio, coinvolti nel progetto perché la “marmettola”, ovvero il fango che si origina dall’estrazione e segagione della pietra e che finisce nei torrenti innalzandone anche il livello, poi arriva anche in mare. La marmettola si trasforma in una sorta di cemento e Confindustria ha promosso uno studio affinché possa essere, almeno in parte, riciclata: una strada a cui guarda con interesse anche la Regione. «Serve un piano che chiuda il cerchio dell’economia circolare», ha detto il governatore della Toscana, Enrico Rossi. «Sarebbe un contributo alla salvaguardia dell’ambiente e alla sicurezza idrogeologica. Valorizzerebbe anche le cave stesse».

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