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Coronavirus, la solidarietà dei bambini: cibo cinese a mensa

Toscana, situazione sotto controllo. Ma a causa della paura per il virus il rischio è l’intolleranza. Si svuotano i ristoranti cinesi, e i bambini rispondono al razzismo mangiando riso

I bambini mangiano con le bacchette

Sul coronavirus è in corso una battaglia che si consuma su un duplice fronte: da una parte si lotta con precauzioni, controlli e protocolli per garantire la salute di tutti i cittadini (in Toscana, è bene ricordarlo, la situazione è ampiamente sotto controllo); dall’altra si combatte contro le fake news, la disinformazione e i preconcetti.

Del resto l’effetto coronavirus si fa sentire non solo nelle relazioni sociali, ma incide anche nei comportamenti e, di conseguenze, sulle economie. I ristoranti cinesi si svuotano e lo stesso accade anche nel mercato del gioco, soprattutto nelle aree dove è elevata la presenza della comunità cinese, come la provincia di Prato. Secondo un’indagine condotta dall’agenzia specializzata Agimeg, infatti, sale scommesse e sale gioco tra città e provincia hanno registrato una flessione della clientela pari al 70%.

Tra le tante iniziative che cercano di contrastare questo allontanamento preventivo da tutto ciò che richiama il mondo orientale, c’è quella che ha coinvolto i bambini toscani. Ieri settemila bambine e bambini delle 56 scuole dei comuni toscani di Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Signa e Calenzano, a mensa hanno trovato un menù speciale, della tradizione culinaria cinese, da mangiare con le tipiche bacchette. L’iniziativa, promossa dall’azienda pubblica Qualità&Servizi, è in segno di solidarietà verso la comunità cinese, largamente presente nei quattro comuni, ma è anche un’occasione di conoscenza e dialogo tra culture, contro i pregiudizi e l’intolleranza.

«Appoggio in pieno questa iniziativa» fa sapere il sottosegretario all’istruzione, Peppe De Cristofaro. «Sono convinto che, come nel caso degli studenti di Pomezia uniti per cancellare subito l’immagine delle indegne scritte davanti alla loro scuola, sia il miglior antidoto agli orrendi episodi di razzismo, violenza e intolleranza che stanno avvelenando il nostro Paese in questi giorni. Il messaggio di amicizia e solidarietà delle nostre studentesse e dei nostri studenti è un bene prezioso, una cura civile che deve nutrire tutti noi, insegnandoci che ogni giorno, contro razzismo e intolleranza, possiamo fare la differenza».

Oltre 500 chili di riso, 650 di pollo, 70 di mandorle e 30 litri di soia: è quanto utilizzato per preparare il menu tutto cinese servito agli oltre sette mila bambini delle 56 scuole dei quattro comuni della Piana fiorentina.

Restano sul tema bambini e studenti, sono 304 quelli rientrati dalla Cina e residenti nell’area dell’Azienda Usl Toscana Centro (Firenze, Prato, Empoli e Pistoia) le cui famiglie hanno scelto di farli restare a casa in isolamento volontario per due settimane dopo il loro rientro in Italia da un viaggio in una delle area a rischio infezione da Covid-19 (NuovoCoronavirus). Lo rende noto la stessa Usl.

Nello specifico sono in auto-isolamento 64 bambini abitanti nell’area di Firenze, 230 nell’area di Prato, due nell’area di Pistoia, otto nell’area di Empoli (Firenze). I numeri sono stati segnalati dalle direzioni scolastiche al Dipartimento di Prevenzione dell’azienda, come previsto dalla circolare ministeriale e dalla conseguente nota regionale diffuse nei giorni scorsi.

 

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