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Sangue, nessuna emergenza. In Toscana donazioni in aumento

Non è un paradosso e neppure un ossimoro. Il coronavirus non ferma la solidarietà: in Toscana le donazioni di sangue sono in crescita. Superato il fabbisogno. Ne parliamo con Luciano Franchi (Avis): ‘È fondamentale programmare’

Una donatrice Avis - © Avis Regionale Toscana - Facebook

Ai ripetuti appelli, la Toscana ha risposto “presente”. Del resto c’era da aspettarselo. Il sangue c’è, oggi più di ieri. Merito di una regione coesa e solidale, consapevole e informata, altruista e responsabile. Un’aggettivazione che sembrerebbe perfino estrema se non trovasse la verifica di quanto detto nei dati, nei numeri e nei comportamenti. Eccetto che nei primissiomi giorni dell’emergenza coronavirus, la donazione di sangue si è presto stabilizzata. Anzi, è aumentata. «La bacheca Sistra, che monitora le disponibilità e le carenze regionali, mostra un surplus di quasi 900 sacche su tutto il territorio nazionale» spiega Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Centro nazionale sangue, a quotidianosanità.it. «Un risultato impressionante», aggiunge. «Ora la solidarietà non deve fermarsi, perché ogni giorno 1800 pazienti hanno bisogno di trasfusioni». Per stabilizzare le scorte, quindi, è assolutamente raccomandabile prenotare. Solo così non si saranno nuove emergenze dentro l’emergenza. Per capirne di più – e meglio – abbiamo parlato di tutto questo con Luciano Franchi (nella foto insieme a Isa Mancini), vicepresidente vicario di Avis Toscana. L’Associazione volontari italiani sangue che, in tutta la regione, conta oltre 70mila donatori.

Isa Mancini e Luciano Franchi Avis

Franchi, quando si è registrato il calo delle donazioni?
«Nei primi giorni. Ma stiamo parlando di un calo davvero lieve, solo di pochi punti percentuali».

Il motivo?
«Ovviamente il coronavirus. La diffusione delle prime notizie ha sortito questo effetto, che fortunatamente è durato poco. C’è stata un’immediata ripresa delle donazioni. Anzi, ora sono anche superiori rispetto alla media cui siamo abituati».

La tendenza della Toscana è in linea con le altre regioni italiane?
«Complessivamente la situazione è tranquilla. Anche il direttore generale del Centro nazionale sangue parla di una normalità diffusa a livello nazionale. Associazioni, operatori sanitari e donatori, insieme sono riusciti a far fronte a tutte le necessità».

Solo pochi giorni fa anche il capo della protezione civile Angelo Borrelli ha ribadito l’appello a donare il sangue. Come si è raggiunta la normalizzazione?
«Con l’effetto combinato dell’incremento della raccolta e l’attenta gestione dei consumi. Alcune regioni hanno interrotto le attività programmate, compresa la Toscana. Essendo stati rinviati tutti gli interventi chirurgici già calendarizzati, di fatto si è ridimensionato anche il bisogno. Per mantenere l’equilibrio del sistema trasfusionale occorre bilanciare la raccolta con il consumo. E così anche la Toscana ha mantenuto l’equilibrio tra emocomponenti prodotti e consumati».

E ora? Qual è la situazione?
«Da qualche giorni registriamo addirittura un esubero di emocomponenti raccolti».

prenotazioni 17 marzo
Prenotazioni (azzurro), donazioni (rosso) e donazioni Avis (verde). Dati aggiornati al 17 marzo 2020

Quindi possiamo affermare che al momento non esiste un’emergenza sangue?
«Esatto, è corretto».

Proviamo però a fare chiarezza rispondendo a domande solo apparentemente banali. A chi è destinato il sangue raccolto?
«A tutti i malati attualmente ricoverati negli ospedali, compreso chi è affetto da coronavirus. Ma non sono certo loro i pazienti che ne hanno più bisogno».

Perché?
«I positivi al covid-19 non hanno bisogno di supporto trasfusionale. Poi, certo, esistono casi eccezionali, come ad esempio i pazienti affetti anche da altre patologie. Nella riflessione generale dobbiamo però considerare che in Toscana esiste una combinazione congiunta di effetti…».

Quali?
«Il primo è già stato detto: la predisposizione ad accogliere malati gravi con problemi respiratori ha portato la Regione Toscana ha interrompere interventi chirurgici programmati. Restano attivi solo quelli per i trapianti, di pronto soccorso e per questioni oncologiche. Quel che più conta, però, è che il sistema trasfusionale regionale si basa sui donatori periodici. Lavorare con loro sulla consapevolezza e la responsabilità, be’, ha creato solidità e fiducia nelle relazioni, aumentando di fatto la coesione sociale».

Concretamente, come si traduce questa coesione?
«Semplice: i donatori si fidano dei centri trasfusionali. E così l’impatto del coronavirus non ha rallentato le donazioni».

Raccogliendo gli appelli o spinti dall’onda emotiva generata dall’emergenza, ci sono stati anche nuovi donatori?
«Sì, è aumentato il numero delle persone che si sono dichiarate disponibili a diventare donatori. E questo è un bene…».

Però?
«Be’, però dobbiamo far capire loro che il sistema sanitario ha bisogno di donatori tutti i giorni dell’anno, un anno dopo l’altro. Per questo vorremmo che diventassero donatori periodici e consapevoli. È l’occasione giusta per sensibilizzare».

Donare il sangue ai tempi del coronavirus è sicuro come in tempo di pace?
«Assolutamente. La donazione avviene sempre in totale sicurezza. È sempre stato così. L’attenzione è massima, sia nei confronti dei donatori sia per coloro che riceveranno il sangue raccolto. Il centro trasfusionale è un luogo frequentato da sani e il donatore è un soggetto sano. Del resto dona solo chi risponde a determinati requisiti che hanno a che fare con lo stato della propria salute e con gli stili di vita».

Ci può spiegare meglio?
«Con tosse o febbre o raffreddore non si dona. Lo screening prima della donazione, tra l’altro, verifica che ci siano le condizioni di idoneità e il materiale utilizzato per la donazione è monouso. Insomma, il percorso della donazione è un percorso sicuro. Anzi, rappresenta un ottimo momento per fare prevenzione».

Con le restrizioni imposte dal decreto ministeriale, le precauzioni sono aumentate?
«Sì. Il centro nazionale sangue ha predisposto anche un questionario aggiuntivo che viene sottoposto preventivamente. Contiene domande sui luoghi frequentati, sulle relazioni e molto altro».

Insomma, il sangue si dona in assoluta sicurezza e non c’è alcuna carenza di emocomponenti. Qual è l’invito che resta sempre valido?
«Programmare la donazione. Ora più che mai».

Come?
«Bisogna donare quello che serve, quando serve. È bene che tutti i donatori contattino associazioni e centri trasfusionali per programmare la propria donazione. Occorre definire insieme questa calendarizzazione».

In questo senso, qual è il ruolo delle associazioni?
«Suggerire se è meglio donare oggi o tra due settimane. Questo per garantire risposte efficaci ai bisogni dei malati. L’emergenza coronavirus ha messo in evidenza la necessità di prenotare, accedendo alla struttura in modo progressivo. Nessuna ressa, nessuna calca. Regolamentare l’afflusso significa anche evitare assembramenti. È interessante notare come in questi giorni stia aumentando il numero delle prenotazioni».

Grafico andamento prenotazioni sangue 16 marzo

Qual è il rapporto della Toscana con le altre regioni?
«Quello trasfusionale è un sistema a rete. C’è sempre un interscambio e il centro nazionale sangue svolge funzioni compensative. Un ruolo fondamentale, soprattutto in questi giorni. Anche se si registra ovunque una condizione di stabilità, in caso di bisogno la Toscana è in grado di poter aiutare anche le altre regioni».

La donazione del sangue è un dono concreto, tangibile. Ma perché si dona?
«Doniamo per il genere umano e siamo ben felici di farlo. A noi non interessa chi riceverà il sangue. Non siamo interessati al sesso, all’età, all’origine geografica, al credo religioso o politico. Non c’interessa l’etnia né il colore della pelle. Doniamo ai malati che ne hanno bisogno. Poi, però, dobbiamo fare anche un ulteriore passaggio culturale».

Quale?
«La donazione è differenziata per gruppi sanguigni. Il meteo del sangue – consultabile on-line sulla pagina dedicata del Centro regionale sangue – indica in tempo reale il bisogno differenziato. È importante dare uno sguardo a quelle icone colorate, perché la disponibilità che chiediamo è diversa di giorno in giorno rispetto al gruppo sanguigno».

meteo sangue 19 marzo toscana

Al momento, ad esempio, risulta in ‘emergenza’ il gruppo zero negativo. C’è una ragione?
«Quello è il sangue utilizzato in emergenza, quando non c’è modo di effettuare controlli sul gruppo sanguigno del ricevente. Lo zero negativo è in emergenza quasi permanente proprio perché va bene a tutti».

 

 

 

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