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Da Fondazione Pisa e CNR in arrivo nuove soluzioni contro l’Alzheimer

Si chiama Train The Brain il progetto grazie al quale gli enti uniscono i loro sforzi per cambiare lo stile di vita dei pazienti, chiave di volta nel trattamento dei malati

Alzheimerl, nuove strutture a Pisa

Per migliorare le condizioni dei pazienti di Alzheimer è necessaria una rivoluzione nel trattamento dei malati. “Dobbiamo immaginare luoghi in multiproprietà, appositamente organizzati e adeguatamente gestiti – ha detto Claudio Pugelli, presidente della Fondazione Pisa – dove garantire la migliore esistenza possibile per i pazienti malati di Alzheimer o con patologie gravi neurodegenerative che colpiscono gli anziani”. Queste parole sono state pronunciate illustrando l’intesa che ha permesso di donare al Cnr di Pisa una struttura di 300 metri quadri dove per anni è stato sperimentato un trattamento per rallentare la progressione della demenza senile.

“Penso – ha aggiunto Pugelli – a posti attrezzati per risolvere questo genere di esigenze che possono essere realizzati orientando meglio l’impiego delle risorse di ciascuno nella fase avanzata della vita, con conseguente ottimizzazione dei risultati terapeutici anche di prevenzione e con conseguente alleggerimento della spesa pubblica sanitaria”.

Il progetto Train the Brain, coordinato da Lamberto Maffei e finanziato con 4 milioni di euro dalla Fondazione, ha stabilito con certezza scientifica la possibilità di rallentare l’insorgenza di certe patologie senza ricorrere a trattamenti farmacologici, ma sviluppando un percorso combinato di esercizi fisici e di training cognitivi. La Fondazione Pisa, per agevolare l’esecuzione della ricerca, ha anche realizzato una struttura prefabbricata fornita dei presidi tecnici e dei supporti terapeutici necessari allo scopo, che ora è stata donata al Cnr affinché le attività di ricerca proseguano.

Adesso – ha aggiunto Michela Matteoli, direttore dell’istituto di Neuroscienze del Cnr pisano – dovremo cercare finanziamenti per proseguire il progetto, ma questo è un primo passo per continuare un lavoro che, grazie a Maffei, ora ha anche piena validità scientifica e rappresenta una nuova frontiera della medicina per cercare di curare un flagello dell’umanità, visto che le stime parlano di 135 milioni di pazienti con Alheimer entro il 2050 in tutto il mondo”.

I risultati di Train the brain, ha sottolineato Ottavio Zirilli, responsabile dell’area della ricerca pisana, “aprono la prospettiva per la definizione di nuovi protocolli di intervento, di natura socio assistenziale e preventiva, che si collocano in uno stadio precedente a quello sanitario, che anzi tendono, se non a evitare, quantomeno a ritardare il più a lungo possibile l’insorgenza della malattia e la possibilità di realizzare luoghi di questo tipo offre una risposta, ancora pionieristica, a quella che in futuro sarà una domanda ineliminabile del ‘mercato’ della salute in questo campo”. Il valore economico della struttura e delle apparecchiature donate è di circa 500 mila euro, mentre i risultati della sperimentazione, ha concluso Maffei, “hanno prodotto evidenze sperimentali definitive sull’effetto benefico del cosiddetto arricchimento ambientale sul cervello e hanno permesso di progettare il ponte traslazionale del progetto verso la clinica, mostrando che il cervello dell’anziano sano, ma anche quello nelle fasi iniziali di malattia, mantiene una certa plasticità e alcune capacità di recupero e riadattamento”.

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