Dal rapporto sulle tv toscane un protocollo di buone pratiche

Presentato in Consiglio regionale “Tra il digitale e il Far West”, primo rapporto sull’emittenza televisiva privata in Toscana

Pluralismo e tutela dei diritti dei professionisti dell’informazione: dal primo rapporto sull’emittenza televisiva privata presentato dall’Associazione stampa toscana, arriva “un contributo anche all’attività di informazione istituzionale che il Consiglio regionale è chiamato, dalla legge, a realizzare”. Questo il messaggio inviato dal presidente dell’Assemblea regionale, Alberto Monaci in occasione della presentazione di “Tra il digitale e il Far West”, questo il titolo del rapporto, che si è tenuta questa mattina a palazzo Panciatichi. “Il Consiglio regionale – prosegue il presidente dell’assemblea regionale – è organo di rappresentanza della Comunità toscana, come tale chiamato a dare voce e corpo alle iniziative e alle attività che dalla società toscana emergono. La tutela dei diritti dell’informazione, in primis attraverso la tutela del lavoro dei professionisti chiamati al rispetto del codice deontologico, è attività essenziale in una comunità libera e democratica”.
Il lavoro presentato oggi dall’Ast “sarà tenuto in concreta considerazione”, assicura Monaci: “L’Ufficio di presidenza è prossimo a rinnovare le convenzioni con il sistema dell’emittenza locale, oggetto di questa indagine, per l’attività di informazione istituzionale televisiva”.

Il rapporto, curato dai giornalisti Susanna Bonfanti, Rodolfo Di Paolo e Tiziana Isitani, presenta il quadro – tuttora caotico e caratterizzato da forte incertezza – delle tv private in Toscana: “Si tratta di un passaggio complesso – spiega il presidente dell’Ast Paolo Ciampi -, che con il digitale disegna la televisione del futuro portandosi dietro il Far West del passato”. In questo Far West, in cui si muovono anche “molti commercianti di frequenze e procacciatori di contributi pubblici”, sostiene Ciampi, servirà “un pluralismo che non sia di facciata” e guardi oltre “il gruppo ristretto dei soliti nomi e personaggi da sempre presenti, magari sotto nomi e forme societarie diverse”; e ancora, “serviranno regole finora poco rispettate”. Di qui l’appello del presidente del sindacato dei giornalisti, affinché “d’ora in avanti le risorse pubbliche destinate all’emittenza televisiva siano riservate solo a chi rispetta contratti, regole, relazioni sindacali. In Toscana, ci sono società ed emittenti che licenziano giornalisti in barba all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che mandano a casa cinque operatori dell’informazione il giorno dopo la loro partecipazione ad una assemblea sindacale. Ci sono frequenze assegnate a chi non ha un dipendente nella nostra regione, giornalisti con contratti da operatori del commercio o archivisti, contributi non versati o versati a istituti sbagliati”.

Dal vicepresidente dell’Ast, Sandro Bennucci, l’annuncio di un imminente “protocollo di buone pratiche tra l’Associazione stampa, la Regione e le emittenti tv: un protocollo che definisca meglio i limiti del rispetto di leggi, contratti di lavoro e persone. Si tratta di un’azione – spiega Bennucci – nell’interesse della società toscana”, per superare una situazione di forte disagio e difendere “indipendenza, libertà e imparzialità dell’informazione. Lo stato d’animo di chi fa informazione nelle tv della nostra regione oggi non è dei migliori”.



29/03/2012