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Dalla Sicilia i Suzanne’Silver all’Antico Spedale del Bigallo

Domenica 10 aprile occasione unica di sentire in concerto la band psych-blues sperimentale proveniente da Siracusa, prima del concerto alle 19 ricco aperitivo siciliano

Suzanne’Silver

L’Antico Spedale del Bigallo, magnifica struttura medievale alle porte di Firenze, continua a proporre concerti di qualità nei suoi suggestivi spazi. Il prossimo appuntamento è per domenica 17 aprile con la band siracusana psych-blues sperimentale dei Suzanne’Silver formata da Francesco Accardi, Carlo Barbagallo, Mauro Felice e Dario Serra. Se cercate online non troverete molte informazioni su di loro quello che è certo è che sono insieme da vent’anni e che il loro quarto album in studio si intitola  “Like Lazarus”. Ecco la nostra intervista a Dario Serra.

Ciao Dario! Com’è arrivato il grunge fino a Siracusa? Raccontaci come siete nati, cosa vi ha portato a fondare una band
Il grunge è stato un finto movimento così grosso e commerciale che era impossibile non arrivasse anche in Sicilia, forse in ritardo, ma è arrivato. Eravamo quattro semplici ragazzi disadattati, incazzati, ignoranti e stralunati. “In utero” dei Nirvana ci ha fatto diventare amici, siamo cresciuti insieme sia musicalmente che umanamente, umanamente però non ne sono sicuro…

Ho letto su Rockit che vi siete formati nel 1998 quindi se non faccio male i conti sono 18 anni che suonate insieme, cos’è che vi tiene così uniti dopo tanto tempo?
È come un matrimonio che funziona senza capire come. Poi ultimamente abbiamo scoperto di essere attratti sessualmente l’uno dall’altro facendoci precipitare in un vortice morboso che va oltre l’amicizia.

La vostra musica è stata avvicinata a quella degli Alice in Chains, vi piace questo paragone? A me fate venire in mente anche gli Uzeda, più che altro per la grinta che avete nel suonare.
Tuttora amiamo gli Alice in Chains. Ancora oggi potremmo fare un live solo di cover degli Alice in Chains, la scaletta inizierebbe con “Man in the box” e finirebbe con “Angry Chair”. Gli Uzeda ci hanno fatto conoscere un mondo nuovo e un nuovo modo di fare musica. Tutti i gruppi catanesi hanno quella grinta e violenza, sarà l’Etna? Sant’Agata? Forse noi siamo un pò più annoiati e lascivi per via dello scirocco siracusano.

Cos’è per voi la musica?
È una domanda personale: in passato malattia, ultimamente terapia.

Cosa ascoltate adesso, cosa vi piace?
Anche questa è personale, ultimamente ascolto Digable Planets, Duke Garwood, Actress, Disco Doom, Sun City Girls.

Immagino che le cose siano molto cambiate per voi da quando avete cominciato, suonare in giro per l’Italia è molto bello, ma deve essere anche faticoso. Come conciliate la vostra vita privata, il vostro lavoro e la vita sul palco?
500 km al giorno, la Salerno-Reggio Calabria che è una merda, tramezzini al tonno forever, carica-scarica e mal di schiena dopo due giorni, dormi a terra a casa del cugino della ragazza del barista del locale, puzza di piedi, capelli sporchi, soundcheck sempre in ritardo, gasolio ma quanto costi? Le orecchie che fischiano, la voce non ti accompagna, il francese che non capisce un cazzo in inglese, avranno svaligiato il furgone? Le emorroidi, i jeans chiedono perdono, ragazzi sono rimaste 48 euro, le lasciamo come fondo cassa o ce le dividiamo? Bello si, faticoso anche. Decidiamo il periodo, chiediamo ferie (per chi di noi lavora). Semplice.

L’ultima domanda è come sempre provocatoria: secondo voi essere nati in Sicilia vi ha penalizzato dal punto di vista musicale? Oppure vi ha dato qualcosa in più?
Considerando che è come nascere in Nord Africa non so cosa ci avrebbe potuto dare in più.

Il live, che avrà luogo alle 21.30, è preceduto da un ricco aperitivo siciliano, a partire dalle 19.30.

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