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Dayana, l’angelo del Giglio 5 anni, la vittima più piccola

La bambina riminese era a bordo della Costa Concordia con il padre Williams Arlotti. “Era entusiasta per quel viaggio” ha raccontato la madre

Costa Concordia

Cinque anni. Troppo pochi per morire. Il viaggio a bordo della Costa Concordia doveva essere un sogno. L’immenso gigante del mare con i  suoi mille divertimenti, le luci, i colori, le piscine e il cinema poteva apparire agli occhi di una bambina come un immenso luna park. E invece quel gigante si è trasformato in un mostro famelico che ha inghiottito senza pietà il corpo della piccola Dayana Arlotti, la vittima più piccola del naufragio della Costa Concordia all’Isola del Giglio. Quel 13 gennaio del 2012 era in vacanza insieme al padre Williams ed alla compagna Michela Maroncelli, unica superstite dei tre. Doveva essere un momento di felicità e serenità dopo i trapianti che il padre della piccola Dayana, diabetico, aveva subito negli ultimi anni. Una felicità effimera, durata poco. Pochissimo. La partenza della Concordia da Civitavecchia, l’ormai noto e maledetto “inchino” al Giglio. L’impatto con gli scogli delle Scole. L’inclinamento della nave. Il panico diffuso.

La madre della piccola ha più volte raccontato ai giornalisti che Dayana era entusiasta per quel viaggio con il papà. Il giovedì precedente la partenza “l’avevo accompagnata all’asilo, era allegra come sempre – ricorda Susy Albertini – si era anche preparata la valigia da sola con i vestiti più belli da portare in vacanza”.  Durante il processo di Grosseto i testimoni hanno provato a ricostruire le ultime ore di vita della bambina e del padre. Secondo Lorenzo Barabba, responsabile amministrativo della Costa Concordia, Dayana cadde in acqua mentre la nave si stava ribaltando. “La bimba scivolò indietro con un anziano – ha spiegato Barabba – era difficile riprenderla. Il padre chiamò più volte la piccola urlando “la bambina, la bambina”. Poi il niente. Una voragine ha inghiottito Dayana e poi, il papà Williams. Oggi di quella tragedia rimane un processo da concludere, una nave che è ancora davanti al porto del Giglio, 32 vittime innocenti.

Una nave che ha calpestato sogni, il mare che ha travolto tutto, senza risparmiare niente. E un libro, che ricorda la bambina riminese. Si chiama “Dayana e l’Isola fiorita”.  Una favola scritta da Antonia Barberi, pubblicata lo scorso aprile. Rimangono poi i dubbi, nonostante la minuziosa ricostruzione degli attimi del naufragio che emergono dal processo. Rimane il dolore delle famiglie, di chi era sulla Concordia e si è salvato. Di una nave che è salpata andando incontro alla tragedia e che adesso è lì, a pochi metri dalla costa dell’isola. Marcia e spettrale.  Un colosso di sogni divenuto un tempio di morte.

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