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Dopo-voto: l’orgoglio di Rossi

Primo incontro del neopresidente della Regione Toscana con la stampa nel segno di una vittoria di valore nazionale

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«Non mi piace affatto, anzi mi contraria e mi irrita il modo pittoresco, stucchevole ripetitivo in cui la Toscana viene dipinta in questi giorni: una regione statica, bulgara, trinariciuta. E’ una rappresentazione che fà torto a una regione che invece è una terra libera, colorata, che sa scegliere e rappresenta un esempio positivo». E’ con uno scatto di orgoglio che Enrico Rossi, neo eletto presidente regionale, sigla il suo primo incontro post elettorale con la stampa. E con un impegno: quello di incontrare i presidenti delle regioni dell’Italia centrale, Umbria e Marche, e di chiamare a raccolta i parlamentari toscani di tutti gli schieramenti per proporre e concordare con loro una strategia per riposizionare questa fetta di territorio nazionale al posto che le spetta sia nel dibattito politico sia nelle scelte di governo.

Enrico Rossi parte sciorinando i dati di una vittoria che si rifiuta di definire scontata: «Il dato elettorale che riguarda me e la coalizione – sottolinea – mi convince e mi riempie di soddisfazione. In primo luogo per l’omogeneità: abbiamo vinto in tutte le province e in tutti i comuni capoluogo. 258 comuni su 287, circa 3.647.000 abitanti, hanno votato Rossi, e solo 29 comuni, per 151.000 cittadini, hanno votato Faenzi. Una investitura importante, senza strappi e senza incrinature. Abbiamo vinto a Prato, a Orbetello, la città del ministro Matteoli dove avevo chiuso il punto nascita, a Volterra, dove il centro sinistra aveva perso il Comune a causa, si era detto, della mia politica sanitaria. Livorno ha dato il 77% dei voti a un pisano! Intanto a livello nazionale si definisce straordinario il risultato, del tutto analogo al mio, ottenuto dal ministro in carica Zaia in Veneto. La verità è che in Toscana c’è un elettorato molto esigente, non beota come lo si rappresenta, abituato ad alti standard di governo e di amministrazione, duro e severo nei giudizi.»

Per il neo presidente dunque la Toscana non è sufficientemente apprezzata e indagata, per il vecchio vizio, di cui è malato un paese pieno di «chiacchiere politologiche astratte», di non voler capire e indagare un esempio positivo. Da qui l’impegno: «Voglio combattere questa idea sbagliata, voglio demolire questa immagine. Ci vengano a studiare, a prenderci in giusta considerazione, a prendere spunto da noi per il governo del paese e per la gestione delle vicende politiche. Si rischia l’oscuramento del centro Italia, schiacciato tra il nord leghista e il sud affetto da assistenzialismo e fenomeni criminali. Tutto questo non aiuta affatto l’unità del Paese. Appena nominato voglio scrivere ai presidenti di Marche e Umbria e ai parlamentari per concordare una strategia che affronti t utti i temi principali, a partire dall’economia». Poi alcune riflessioni direttamente politiche e un “messaggio ai naviganti”: «Il segreto del nostro successo – ha proseguito Rossi – sta nel mantenimento del legame con il territorio, con i cittadini. In campagna elettorale ho girato molto, ho ascoltato, ho imparato. Sommessamente mi permetto di dare un consiglio al mio partito: divisioni e personalismi non servono.

L’unità ha un valore fondamentale. La gente non capirebbe la riapertura di un dibattito basato sempre sullo stesso canovaccio. Non abbiamo bisogno di fighetti ma di politici veri. Bisogna riprendere il lavoro, chi vuole far politica deve mettersi ventre a terra e battere il territorio, bisogna cominciare subito, c’è tutta un’estate di occasioni pubbliche da usare. Io l’ho appena fatto e entro l’anno, da presidente, lo rifarò. A livello nazionale chiedo più rispetto e più attenzione, anche da parte del mio partito. Qui siamo stati uniti, abbiamo lavorato, il nostro è un buon esempio da studiare.» Un’ultima battuta sulla sanità, sollecitata dai cronisti che hanno sottolineato le difficoltà finanziarie del settore: «Sono sicuro – ha concluso Enrico Rossi – che anche se il governo ci maltratterà, come ci ha già un po’ maltrattato, saremo gli ultimi a cedere sul piano dell’equilibrio di bilancio, e questo non è all’orizzonte dei prossimi anni».

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