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Economia e legalità: focus a Terra Futura

Per estinguere la mafia, arma di distruzione di massa, è necessario tenere vive le coscienze

terra futura

Lavoro, economia e legalità: è il tema portante di questa seconda giornata di Terra Futura, la mostra convegno delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale (alla Fortezza da Basso di Firenze sino a domenica 27 maggio), che oggi grida il suo “no” deciso a ogni forma di infiltrazione mafiosa nel tessuto sociale, economico e politico della Penisola (www.terrafutura.it).

Terra Futura si è aperta ieri con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime delle stragi di Capaci e via D’Amelio e oggi – diciannovesimo anniversario dello scoppio della bomba in via dei Georgofili a Firenze, che nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993 uccise 5 persone e ne ferì 48 -, alla Fortezza da Basso sono intervenuti i procuratori in prima linea nella lotta alle mafie, a cominciare proprio dal procuratore della Repubblica di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, che ha affermato: «La mafia ammazza le persone, ma non può uccidere le coscienze. Eventi come Terra Futura lo dimostrano. L’elevato numero di cittadini e realtà partecipanti indica la presa di consapevolezza della società civile, e quando le coscienze non vengono sopraffatte, allora si è vinta la battaglia più importante».

«L’economia è in pericolo tutte le volte che non vigila su sé stessa e non ha la capacità di crearsi gli anticorpi attraverso la consapevolezza e la collaborazione con le istituzioni. La società civile che non presta sufficiente attenzione ai rischi delle infiltrazioni mafiose e l’imprenditore che finge di non capire alcuni segnali, contribuiscono alla strategia della “distrazione di massa” di queste organizzazioni, che oggi non si fanno riconoscere solo per il ricorso alla violenza, ma permeando in maniera subdola e sottile il “buono” per portarlo nel terreno del male».

E anche se la Toscana non è una terra di mafia per elezione, ha aggiunto il procuratore, il pericolo «rimane l’incidenza e l’interferenza del capitale mafioso, che si sposta dai suoi territori per arrivare qui. Per cui il problema per le autorità competenti è oggi quello di verificare se il denaro che entra nelle aziende è pulito o meno, e individuare gli imprenditori “distratti”».

Sulla stessa linea anche Giuseppe Pignatone, procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Roma: «Nel Centro Nord le mafie importanti sono la ‘ndrangheta e la camorra, e la prima probabilmente più della seconda nella misura in cui è riuscita a insediare attività economiche, ma anche attività propriamente di organizzazione criminale».

E ancora: «La repressione deve essere costante, efficace e continua. Serve poi la presa di coscienza della società civile verso questo rischio che mette in pericolo la democrazia prima ancora dell’economia e della libertà dei singoli».

«Da tempo nel centro-nord dell’Italia, e anche fuori dai confini nazionali, le proiezioni delle organizzazioni mafiose dell’ngrangheta si sono radicate e hanno esteso i loro interessi ovunque vi sia un’opportunità di investimento e potenzialità reddituali – ha detto Michele Prestipino, procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria -. Ne consegue un grave pregiudizio per il mercato: nella misura in cui vengono violate le regole della concorrenza e creati settori di monopolio e oligopolio di tipo criminale, vi è una conseguente espulsione delle imprese sane e un impatto negativo in termini di prezzi, qualità del lavoro e del prodotto. Inquinamento dell’economia significa anche inquinamento delle pubbliche amministrazioni».

Intervenuto anche Ivan Lo Bello, vicepresidente di Confindustria con delega all’education: «Ci troviamo in una fase molto complessa in cui è fondamentale tutelare le imprese, che nella crisi sono molto più esposte alle forme di corruzione in conseguenza del credit crunch: si sa che le mafie dispongono di una grande liquidità. Per difendere le aziende oggi il nostro Paese deve mettere in campo meccanismi di collaborazione, per monitorare gli imprenditori in difficoltà e fornire loro supporto. E per tenere le imprese lontane dalle aree di illegalità, il Nord deve far tesoro di quanto sperimentato dalla parte migliore della società civile del Sud. La legalità oggi si declina intorno alle regole e alla trasparenza dei mercati e deve essere definita attorno a un tessuto sociale condiviso, che va ricostruito a partire dal territorio e dai rapporti interpersonali. Nelle scuole, ancor più che nelle famiglie, i nostri ragazzi maturano la loro visione del mondo, dunque gli istituti impegnati sui temi della legalità formeranno uomini e donne consapevoli che sul rispetto delle regole si fonda la prosperità economica del nostro Paese e il suo sviluppo civile e sociale».

È di ieri il via libera alle integrazioni del codice antimafia con lo schema di decreto varato dal Governo che prevede, oltre a una maggiore tracciabilità negli appalti, l’ampliamento della casistica da cui si può desumere l’infiltrazione mafiosa nelle attività delle imprese, anche con nuove procedure di controllo su quelle che non hanno sede in Italia.

Secondo il sociologo Marco Revelli resta ancora molto da fare: «In alcune aree del Paese, le imprese, specie le pmi e quelle che lavorano con responsabilità e rigore, devono essere sostenute e spesso non lo sono. Manca l’appoggio dello Stato, che dovrebbe essere il primo garante, e quello delle associazioni di categoria, a eccezione di casi isolati come quello della Confindustria siciliana di Lo Bello e Montante. Anche la politica troppo spesso è assente e a volte pesantemente collusa, specie in quei territori dove prevale la logica delle grandi opere, che diventano la principale fonte di lavoro. Le norme che regolamentano gli appalti nel nostro paese favoriscono l’infiltrazione criminale e mafiosa, la collusione e l’intreccio tra il capitale legale e illegale. Per questo i territori dovrebbero darsi un codice etico: mai più una grande opera senza la garanzia assoluta di legalità».

Sulla questione degli appalti è tornato anche Raffaele Bonanni, segretario generale CISL: «Quando c’è illegalità significa che ci sono centrali interessate a gestirla: estirparle significa favorire la “bonifica” di cui il Paese ha bisogno. Naturalmente è anche necessario prosciugare le paludi che fanno da brodo di coltura: negli appalti, ad esempio, occorre lavorare per sconfiggere quest’idea che col massimo ribasso essi favoriscano la trasparenza, mentre attirano le mafie con tutto ciò che ne consegue».

E ancora ha sottolineato la necessità di prestare molta attenzione al fenomeno dell’evasione fiscale attraverso cui i mafiosi possono riciclare con più facilità il denaro.

«Per creare un’altra economia – ha aggiunto – occorre infine sconfiggere l’idea di Monti secondo cui la concertazione è consociazione, quando invece è proprio la concertazione che mette alla luce del sole tutte le vicende favorendone la trasparenza, a differenza della non concertazione permette alle lobby e alle centrali del malaffare di fare quello che vogliono».

A Terra Futura tante le buone pratiche ed esperienze che combattono l’illegalità e le mafie, rimettendo al centro la persona e il lavoro: Progetto San Francesco – Centro studi sociali contro le mafie: Promosso dalla Cisl e primo centro europeo di alta formazione contro le mafie, è nato allo scopo di intercettare in anticipo i rischi per i lavoratori derivanti dalle attività delle cosche; con sede in una villa confiscata alle cosche nel cuore della produttiva Brianza, è stato pensato come una piattaforma dove rinforzare le relazioni istituzionali dei sindacati con le prefetture, le Questure e i differenti uffici del Governo del territorio coinvolti nella prevenzione e nella sicurezza dei luoghi di lavoro, nel welfare territoriale, nelle scelte di politiche dello sviluppo.

Cooperativa Lavoro e non solo: nata da un progetto di Arci Sicilia e partner di Libera, si occupa di inserimento lavorativo di persone con disagio psichico coltivando con metodi di agricoltura biologica terreni confiscati alla mafia tra Corleone, Monreale e Canicattì. NCO (Nuova Cucina Organizzata), trattoria di Aversa (Ce) aperta in un edificio che è stato confiscato al clan dei Casalesi organizzando percorsi di inserimento lavorativo per ragazzi disabili.

Progetto “Score” -Stop Crimes on Renewables and Environment: finanziato dall’UE e coordinato dalla Fondazione culturale di Banca Etica, indaga il sistema di illegalità nella filiera del legno e delle energie rinnovabili e le misure adottare per contrastare le infiltrazioni della criminalità.

Score ha svelato sinora i retroscena degli investimenti nell’energia pulita in Italia, con la criminalità organizzata che si infiltra nel sistema sfruttando “vecchie capacità” come il controllo capillare del territorio e la forza d’intimidazione, ma avendo sviluppato anche capacità di contrattazione politico-finanziaria che sfruttano iter burocratici e normative non adeguate.

Campagna CISL “Ricicliamoli”: lanciata a Terra Futura per chiedere che il 35% dei soldi confiscati ai mafiosi vada a sostegno di famiglie, lavoratori e imprese in difficoltà, per una rete di microcredito sociale. Chiede inoltre che il 21% dei capitali recuperati dalla lotta all’evasione vada agli stessi soggetti.

Domani, domenica 27 maggio, alle ore 9.30 la commemorazione del XIX anniversario della strage di via Georgofili con Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia e Giovanna Maggiani Chelli, presidente Associazione familiari vittime.

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