Innovazione/

Energia verde: Power One è leader Dal Valdarno il fotovoltaico glocal

L’azienda italo-americana, con la sede europea a Terranuova Bracciolini, lavora in grande: al più grande impianto del mondo negli Usa; ma vende anche al piccolo, l’utente privato del posto

power one

La Power One è un’azienda italo-americana leader mondiale nel settore dell’energia del futuro, quella verde. Lo stabilimento di Terranuova Bracciolini, in Valdarno, è il fulcro di tutte le attività in Europa. La sua produzione principale sono gli inverter, il cuore di ogni impianto fotovoltaico perché trasformano la corrente continua dei moduli fotovoltaici in comune corrente alternata di rete e la immette nella rete.

Potremmo definirla una multinazionale in chiave glocal. Pensa in grande: un suo cliente sta costruendo in America il più grande impianto fotovoltaico al mondo. Ma non trascura le esigenze dell’utente privato: fornisce il materiale alle singole abitazioni per prendere energia dal sole. I versanti aretino e fiorentino della Valdarno sono una sorta di filiera corta integrata per lo sviluppo delle tecnologie.

I dipendenti di Power One sono in continua crescita. Nel 2008 erano 485. Oggi sono 620, tutti a tempo indeterminato. Le assunzioni sono state perlopiù nell’area Ricerca e Sviluppo. Poi c’è una galassia di operai in somministrazione che lavorano per l’azienda quando si verifica il picco della domanda. Il fatturato del 2012, che è l’ultimo disponibile, viaggia sui 562 milioni di euro.

Luciano Raviola, il direttore operativo della fabbrica, racconta: “Oggi continuiamo con un piano di aggiornamento e di miglioramento delle prestazioni della gamma per penetrare ancora di più i mercati esteri soprattutto Nord America, Cina e Giappone”. Ma la progettazione di Power One non si ferma qui. “Stiamo studiando nuove applicazioni che permetteranno l’utilizzo delle rinnovabili: nella rete elettrica, in combinazione con gli attuali sistemi di produzione di energia da fonti fossili ed in applicazioni ad isola o per sistemi di ricarica dell’auto. Questa innovazione tecnologica sarà possibile anche grazie all’integrazione della nuova generazione d’inverter con sistemi di accumulo dell’energia basati su batterie di elevate prestazioni e costi sempre inferiori”.

Ma non sono tutte rose e fiori. Il direttore Raviola non esita a definire la burocrazia Italiana il cancro delle industrie: “Blocca qualsiasi iniziativa di sviluppo. Una pletora di leggi e di cavilli burocratici incentiva le aziende a delocalizzare in nazioni non a basso costo ma a bassa burocrazia. La media europea indica che per gestire una nazione bastano circa 10.000 leggi mentre noi ne abbiamo oltre 100.000”.

E poi ci sono i continui stop&go dei governi italiani che cambiano di continuo e non danno sicurezza alle imprese. “Il fotovoltaico – dice Raviola – è solo l’ultimo esempio di cattiva pianificazione e di scarsa attenzione all’innovazione dei nostri governanti. In Italia il settore del fotovoltaico dava lavoro a migliaia di persone e prometteva di diventare un fattore trainante dell’economia nazionale. Oggi il mercato italiano è diventato marginale mentre nazioni come Francia, Inghilterra e Germania continuano con piani ambiziosi di crescita”.

E invita a scommettere sul programma europeo Horizon 20-20, che sta gettando le basi per una seconda vita delle rinnovabili e del risparmio energetico. “Le industrie ed i centri di ricerca italiani – chiude il direttore di Power One – hanno tutto per poter essere attori e non comparse di questa sfida tecnologica. Questa è la nuova opportunità da non perdere”.

I più popolari su intoscana