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Epilessia, ricerca di Siena negli Stati Uniti al meeting di San Francisco

Studio innovativo dell’AOU Senese, Università di Siena e di Ferrara selezionata per il Neurological Disorder meeting di San Francisco

Neuroscienze

L’America sceglie Siena per uno studio innovativo sull’epilessia farmacoresistente. Una ricerca ‘tripolare’ – condotta da AOU Senese, Università di Siena e Università di Ferrara – è stata infatti selezionata come unico lavoro sull’epilessia e sarà presentato al congresso internazionale dedicato ai disordini neurologici che si svolge a San Francisco in questi giorni.

Il team senese del Centro per l’Epilessia farmacoresistente, coordinato dal neurologo Raffaele Rocchi – coadiuvato da Giampaolo Vatti e dal neurochirurgo Aldo Mariottini, afferenti al Dipartimento di Scienze Neurologiche e Neurosensoriali, diretto da Alessandro Rossi – ha messo in luce particolari alterazioni cellulari e proteiche nei neuroni cerebrali, residenti nella zona da cui originano le crisi epilettiche.

“Grazie alla valutazione di frammenti di tessuto, asportato durante l’intervento neurochirurgico nei pazienti affetti da epilessia farmacoresistente – spiega Rocchi – è stato possibile osservare come lo stress ossidativo generato dalle crisi possa modificare una proteina, l’acquaporina 4, importante per veicolare acqua e ioni nelle cellule del sistema nervoso. Ne risulta alterata la generazione degli impulsi elettrici con cui i neuroni comunicano tra loro, dando luogo al perpetuarsi delle crisi epilettiche”.

Il Centro per l’epilessia dell’Ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena è nato circa 40 anni fa e, dal 1999, è operativo un programma per la chirurgia dell’epilessia destinato ai pazienti resistenti alle terapie farmacologiche, che ha raggiunto oggi una rilevanza di livello nazionale. Il Centro opera in collaborazione con la  Pediatria, la Neurochirurgia Funzionale, la Neuroradiologia e il Centro per la Chirurgia dell’Epilessia dell’Ospedale Niguarda di Milano.

“L’attività diagnostica e terapeutica prevista dal programma – conclude Rocchi – ha permesso di selezionare ed operare mediante chirurgia ablativa circa 130 pazienti e, su altri 40, non operabili con l’asportazione tradizionale della zona epilettogena, è stato impiantato uno stimolatore vagale che invia impulsi elettrici continui al cervello mediante il nervo vago. Con ambedue le metodiche, i pazienti hanno ottenuto un controllo della malattia in linea con i migliori risultati riportati in letteratura”.

 

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