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Firenze, il liceo più antico d’Italia farà i compiti a Palazzo Borghese

Nel rispetto delle misure anti-Covid, il liceo classico Galileo si è dotato di cablaggio e ha attivato la didattica “duale”. Presenze alternate e compiti in classe nel palazzo neoclassico

Firenze - © Ilya Orehov, Unsplash

Prima il cablaggio e l’installazione delle webcam, poi un sistema “duale” di didattica, e ora anche la scelta di una “succursale” come Palazzo Borghese, nel centro di Firenze. Così il liceo classico Galileo, uno dei più antichi d’Italia (è stato fondato nel 1878) si è adeguato alle norme di sicurezza anti-Covid. “La nostra è una scuola storica, che non ha grandi spazi interni” spiega Liliana Gilli, dirigente scolastica, secondo cui “anche il cablaggio della scuola, per cui ringrazio la Città Metropolitana, è stato difficile”.

Presenze alternate

“È una composizione variabile, vedremo man mano di adattarla”

Al momento i ragazzi del primo e dell’ultimo anno fanno lezione regolare nelle aule del liceo, mentre la presenza è alternata (tre giorni a settimana) per gli studenti delle altre classi: presto però a fare lezione in presenza saranno i ragazzi dei primi due anni, con gli studenti dell’ultimo anno in modalità alternata. “È una composizione variabile, vedremo man mano di adattarla, nell’ottica di didattica duale che ho perseguito dal maggio scorso” spiega la preside. Con questo sistema, e con gli orari sfalsati (7.55, 8.00 e 8.05 per l’entrata) secondo Gilli è possibile “alleggerire di 400 passeggeri il trasporto pubblico, in un’area complessa”.

Compiti in classe

Il liceo Galileo infatti ha sede in un edificio a pochi metri da piazza Duomo, con il palazzo del Consiglio Regionale e quello della Prefettura allo stesso angolo di strada. “Avevamo proposto di poter far entrare anche prima gli studenti – dice la preside – ma la Città Metropolitana non riusciva a organizzarsi”. Le sale di Palazzo Borghese, che normalmente ospitano matrimoni, meeting aziendali, congressi e cene di gala, ospiteranno invece studenti e docenti per i compiti in classe, che “sono una parte fondamentale della nostra didattica”, conclude Gilli.

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