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Gas radon, bassa esposizione per i cittadini toscani

I livelli più alti sull’Appennino, nella Toscana del sud e sulle isole

gas

Sono stati presentati oggi ai sindaci, ai Dipartimenti di prevenzione e ai presidenti delle Società della salute dei Comuni interessati i risultati del primo studio sistematico sulla presenza del radon, che è tra i fattori di rischio per il tumore al polmone.
La popolazione toscana è esposta a livelli relativamente bassi rispetto ai valori medi nazionali. Ci sono zone tuttavia dove, per le caratteristiche geomorfologiche del terreno – la fonte principale del radon – i livelli del gas risultano più alti e sono l’Appennino, il sud della Toscana e le isole, tutte aree dove peraltro non si evidenziano aumenti significativi di incidenza del tumore al polmone.
E’ quanto emerge dallo studio intitolato “Gas radon: indagine conoscitiva sulla concentrazione negli ambienti di vita e di lavoro della Toscana” commissionato dalla Regione e condotto da Arpat in tutti i comuni della Tos cana per indagare sulla presenza di radon sia negli edifici pubblici che in quelli privati.
L’indagine è stata presentata oggi dall’assessorato all’ambiente insieme a quello della sanità ai sindaci dei comuni dove comunque sono stati registrati i livelli di radon più alti.
“Lo studio presentato oggi è la prima indagine di questo tipo realizzata in Italia – ha spiegato l’assessore all’ambiente Anna Rita Bramerini – . Si tratta di una mappatura condivisa anche con l’Istituto Superiore di Sanità, dove si gettano le basi per un quadro conoscitivo già abbastanza dettagliato ma che continueremo a indagare. Abbiamo infatti già stanziato nuovi fondi per Arpat perché prosegua con ulteriori approfondimenti. Con questa giornata, significativa perché ha visto il coinvolgimento diretto delle istituzioni locali su un tema così importante, il lavoro della Regione su questo versante non si ferma ma anzi, sarà rafforzato dal rapporto costante che avremo con Arpat, Asl e tutti i Comuni interessati”.
“Questa indagine – ha detto l’assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia – unica nel suo genere, per dimensione e approccio, ci consente di intervenire con maggiore efficacia sui fattori di rischio e contribuire alla salute dei cittadini. I dipartimenti di prevenzione delle Asl e Arpat saranno il punto di riferimento per istituzioni e cittadini riguardo a tutti i chiarimenti del caso”.
Lo studio – L’indagine ha coinvolto nel complesso quasi 2000 abitazioni e 1300 fra luoghi di lavoro e scuole. In totale, circa 7800 sono stati i locali misurati, considerando che per ogni edificio si sono presi in esame più ambienti. Iniziato nel 2006, lo studio si è concluso a giugno del 2010 con l’elaborazione dei risultati delle misure nel loro insieme. Le misure sono state effettuate mediante l’esposizione di oltre ventimila dosimetri (apparecchiature speciali costituiti da un contenitore in plastica, contenente un rivelatore a tracce nucleari) misurati generalmente per due semestri consecutivi. In questo modo è stato coperto complessivamente un anno e si è potuto tenere conto delle variazioni stagionali.
Obiettivi futuri – Lo studio sarà usato per programmare gli interventi sia per la riduzione della concentrazione di radon dove questa è più elevata, sia per prevenire l’ingresso del radon negli edifici e per le indagini e le misure successive. La Regione, da parte sua, elaborerà linee guida sui comportamenti da tenere nei luoghi a più alta concentrazione di radon. Tre i livelli di azione: le amministrazioni locali dovranno mettere in atto una serie di accorgimenti per ridurre il livello di radon e eliminare i rischi nei vari edifici pubblici. Le imprese avranno l’obbligo di legge di fare approfondimenti e quindi agire per mettere in sicurezza i loro locali. E infine le famiglie, alle quali si potranno dare indicazioni di carattere generale, cioè semplici accorgimenti per ridurre l’ingresso del radon nell’edificio e aumentare il ricambio dell’aria.

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