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Gino Bartali, Giusto fra le Nazioni Firenze omaggia il campione

La cerimonia del riconoscimento alla memoria si è tenuta alla sinagoga di Firenze

gino bartali

A due mesi dal riconoscimento dello Yad Vashem di Gino Bartali come ‘Giusto tra le Nazioni’, per le sue azioni durante il nazifascismo, si è svolta a Firenze la cerimonia ufficiale alla sinagoga di via Farini che rende omaggio al campione. Alla cerimonia, oltre ad altri testimoni del coraggio di Bartali, ha partecipato anche l’ebreo fiumano Giorgio Goldenberg che rivelò al giornale ‘Pagine Ebraiche’ di essere stato nascosto in una cantina di proprietà del ciclista in via del Bandino.

"Troppo spesso su quelle immani atrocità che sono state le leggi razziali noi facciamo finta di dimenticare. E’ vero che c’è stato il nazismo, è vero che l’ideologia folle nacque da Hitler, ma è anche vero che l’Italia fu colpevole di aver proclamato delle leggi che poi entrarono nel vivo della vita quotidiana". Lo ha detto il sindaco di Firenze Matteo Renzi nel corso della cerimonia di consegna.

"Accanto alla reti degli uomini e delle donne che operarono per il bene, non dobbiamo dimenticare i nostri errori, ciò che abbiamo sbagliato. – ha aggiunto Renzi – Essere orgogliosi di ciò che abbiamo fatto vuol dire ricordare però anche ciò che non abbiamo fatto, dove abbiamo sbagliato, la colpa pazzesca di quegli anni. C’è un impegno che prendiamo oggi da qui, dal tempio, dalla Sinagoga: prendiamo l’impegno di dire alla nostra città che la memoria di quei fatti, drammatici ma anche straordinariamente belli, non passerà. Noi non dimenticheremo, prenderemo con mano i ricordi di quel tempo – ha chiuso il sindaco – e li continueremo a portare anche quando i sopravvissuti non ci saranno più, perché ciò che è accaduto è un elemento di richiamo per la dignità dell’uomo oggi".

"Mio padre Gino pedalò in vita più di un milione e duecentomila chilometri in sella ad una bicicletta, ma da vecchio diceva sempre che erano stati molti meno, settecentomila, perchè ‘altrimenti la gente non ci crederà mai’, raccontava’". Lo ha ricordato il figlio del campione, Luigi. "Tra tutti quei chilometri – ha proseguito il figlio di Bartali – c’erano anche quelli fatti per salvare in silenzio tanta gente, tante persone. Anche quello per lui era un impegno per certi versi sportivo: perchè, diceva sempre, se lo sport viene fatto solo per esercizio, solo come sforzo fisico senza avere un valore sociale, un’importanza concreta per gli altri, allora non ha veramente senso".

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