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Giorno della Memoria: a San Rossore un albero per il nonno di Vera Vigevani Jarach

Ettore Felice Camerino, deportato ad Auschwitz, era il nonno dell’attivista vittima delle leggi razziali e madre di Plaza de Mayo

Vera Vigevani Jarach a San Rossore con il presidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo

Una corona di alloro sulla targa che ricorda la firma delle leggi razziali è stata deposta ieri mattina nel parco di San Rossore alla presenza di Vera Vigevani Jarach, attivista e scrittrice, che ha vissuto la discriminazione degli ebrei in Italia, la Shoah e la tragedia dei desaparesidos in Argentina, in cui ha perso la figlia.

A pochi metri dalla targa è stato anche piantato .

L’incontro di Vera Vigevani Jarach con gli studenti

Nell’occasione, che si inserisce nell’ambito delle iniziative volute dal Consiglio regionale della Toscana e realizzate con la collaborazione dell’Associazione 24marzo Onlus, Vera Vigevani ha potuto nuovamente dialogare con i giovani: Vigevani ha potuto dialogare con i giovani della Consulta provinciale degli studenti di Pisa e i rappresentanti degli istituti delle scuole superiori della città invitandoli a prendere coscienza e a impegnarsi. “Tornando in Italia ho visto che il fascismo c’è ancora, e dobbiamo stare molto attenti, soprattutto se vicino a noi c’è chi lo rivendica”. Vera Jarach ha parlato anche della necessità di “affrontare il negazionismo”.

E del suo viaggio in Italia, dove è tornata dopo tre anni, ha detto: “È stato importantissimo per me incontrare tanti giovani. E voglio ringraziare le tante istituzioni italiane che mi hanno accolto e la Toscana, che secoli fa fu il primo stato al mondo ad abolire la pena di morte e la tortura”.[/mark]

Un ponte tra la memoria della Shoah e quella delle vittime argentine

Tra i presenti anche Bruno Possenti, presidente dell’Anpi Pisa, che ha consegnato a Vera Vigevani Jarach la tessera dell’Anpi, a cui si era iscritta dall’Argentina. L’iniziativa è stata anche occasione per lei di donare all’Anpi una lettera del padre Vittorio Vigevani, del 13 ottobre 1943, dopo la caduta di Mussolini, rivolta al “presidente dell’Italia libera”, in cui affermava: “Mi sento oggi più che mai italiano e vorrei poter dare ancora il mio sangue perché alla patria sia riservato quel posto nel consorzio futuro delle Nazioni libere”.

“Abbiamo voluto con forza questo momento – ha sottolineato il presidente del Consiglio regionale, Antonio Mazzeoinvitando Vera a palare con le ragazze e i ragazzi nel luogo dove Vittorio Emanuele III ha firmato quelle leggi razziali che hanno portato il paese a vivere un tempo buio e poi la Shoah. Una storia che ci porta fino in Argentina e alla tragedia dei desaparecidos. Tutto si tiene insieme. Anche per questo voglio rinnovare l’impegno che consente di creare un ponte ideale tra la memoria della Shoah e quella delle vittime della dittatura argentina, tra cui c’è anche Franca Jarach, figlia di Vera: quello di aderire, come Consiglio regionale della Toscana, al sostegno alla candidatura a Patrimonio dell’Unesco del Museo ex-Esma di Buenos Aires, un tempo caserma della marina militare argentina, utilizzata dal 1976 al 1983 come centro segreto di detenzione, tortura e sterminio”.

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