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I danni ambientali del naufragioammontano a 12 milioni di euro

Questa la valutazione più recente, ma parziale elaborata dall’Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale

Danni ambientali Costa Concordia

Ammonta a 12 milioni di euro il danno ambientale subito dall’Isola del Giglio in seguito al naufragio della Costa Concordia. La valutazione è stata elaborata dall’Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. E’ la più recente anche se rimane parziale perché scatta una fotografia sulla situazione che si ferma al marzo 2013. Lo studio sui danni ambientali, infatti, mettono in conto il momento dell’impatto della nave, la sua giacenza, ma non vanno più in là.

E’ certo che sui fondali del Giglio crescevano 7mila metri quadrati di praterie di Posidonia oceanica andate in parte distrutte. La nave nel suo tragico ondeggiare dopo l’impatto ha squarciato le storiche scogliere che ospitavano un inestimabile patrimonio di biodiversità marina. La Costa Concordia si è adagiata con la pancia aperta su Punta Gabbianara e ha fatto entrare una grande quantitità di acqua marina. Le conseguenze sono state: la contaminazione delle acque, lo spargimento di oggetti divario genere tenuti a bordo, e il  transito e la giacenza di imbarcazioni in un’area protetta nonché Sito di Importanza Comunitaria (Sic) che rientra nella cosiddetta Regione Biogeografica Mediterranea. “La valutazione finale potrà in ogni caso essere effettuata solo quando il relitto della Costa Concordia verrà rimosso dalle acque dell’isola e tutte le infrastrutture realizzate per l’intervento saranno rimosse”, precisa l’Ispra in una nota.

Nel frattempo giace sul tavolo della Procura della repubblica di Grosseto un intero fascicolo di denuncia di danni ambientali. Il ministero dell’Ambiente è stato ammesso come parte civile. La Costa Crociere è stata chiamata in causa per il pagamento dei danni. Ecco qui di seguito i danni ambientali più ingenti:
7,46 milioni di euro per l’aspirazione e la depurazione dei 248.794 metri cubi di acque contenute nel relitto, che oggi sono a tutti gli effetti ‘rifiuti liquidi’ e non sono andati dispersi dopo il raddrizzamento. Dopo l’impatto con gli Scoglie delle Scole l’acqua marina è penetrata in gran quantità nello scafo ed è entrata in contatto con idrocarburi, alimenti putrefatti, detergenti per pulizia e igiene, solventi e resine, metalli e plastiche;
3,7 milioni di euro per il risarcimento e la riparazione di circa 7.500 metri quadrati di Posidonia oceanica che giacevano a Punta Gabbianara;
200 mila euro per la riparazione primaria degli “Scogli delle Scole”, il luogo in cui la nave ha subito l’impatto e lo squarcio.

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