Il cervello impara di nuovo a vedere: la scoperta dei ricercatori toscani

Lo studio è stato condotto da un team delle università di Pisa e Firenze, Stella Maris, CNR e Ospedale di Careggi su pazienti non vedenti con protesi retinica

Dopo una prolungata cecità, il cervello è di nuovo in grado di elaborare i segnali visivi e quindi di vedere: è questo il cuore del progetto di ricerca condotto in Toscana su un gruppo di pazienti non vedenti affetti da retinite pigmentosa che sono stati sottoposti all’impianto di una protesi retinica. Il team delle università di Firenze e Pisa, CNR, Stella Maris e Ospedale di Careggi, guidato dal professor Stanislao Rizzo, ha misurato le risposte comportamentali e le attivazioni cerebrali con metodi di risonanza magnetica funzionale prima e dopo l’impianto della protesi.

I pazienti imparano a utilizzare la protesi, riescono nuovamente a riconoscere stimoli visivi e durante questa lunga fase di apprendimento il cervello cambia e lentamente torna a essere attivato da stimoli visivi. I risultati dello studio dimostrano che, dopo la protesizzazione, c’è un aumento di attività cerebrale misurata con la risonanza magnetica e che tale aumento è più forte nei pazienti che si sottopongono a un training più intenso.

“La letteratura scientifica ha ormai dimostrato che dopo anni di cecità il cervello umano si “riorganizza” e le aree corticali un tempo dedicate a elaborare segnali visivi, essendo ormai inattivate, assolvono nuove funzioni come ad esempio l’elaborazione di informazioni tattili o uditive – spiega Elisa Castaldi, primo autore dello studio pubblicato sulla rivista Plos Biology – i dati ottenuti da questo gruppo di pazienti dimostrano che questo processo è in parte reversibile e che si può fare in modo che le aree che una volta erano visive tornino a svolgere la loro funzione originaria, sebbene il nuovo segnale visivo sia molto diverso e molto distorto rispetto a quello originale”.

26/10/2016