Il Chianti tra i Patrimoni Unesco? I produttori ci credono

Nel frattempo il mercato del Gallo Nero nel 2015 cresce dell’8%, l’80% del quale deriva dall’export, ma torna a crescere anche il mercato interno (+2%)

Può un calice di vino dal colore intenso e dal corpo deciso ambire a spandere col suo aroma l’aura di un Patrimonio mondiale dell’Unesco? Sì, può – ecco cosa devono essersi detti ieri i produttori del notissimo nettare toscano in occasione dell’Assemblea dei soci del Chianti Classico, che hanno ufficialmente deliberato l’avvio del processo di inserimento del territorio del Chianti nella prestigiosa Lista dei patrimoni Unesco

Il progetto di candidatura sarà incentrato sulla valorizzazione del complesso delle risorse culturali storiche e paesaggistiche del territorio, di cui la componente enologico-produttiva costituisce il risultato più significativo. Il progetto è sarà seguito dalla Fondazione per la Tutela del Territorio, e la presidente Tessa Capponi afferma che per il successo dell’operazione è importante che la candidatura sia “popolare, e sostenuta dal più ampio schieramento di forze sociali economiche, culturali e ambientaliste del territorio”.

Sempre in occasione dell’Assemblea di ieri sono stati resi noti i dati del 2015 circa le vendite complessive di Chianti classico, che negli ultimi dodici mesi sono cresciute dell’8%, grazie soprattutto al forte trend delle esportazioni che tocca quota 80%, ma anche per merito di una ripresa del mercato italiano, che dopo vari anni di stasi è tornato a crescere del 2%. La fotografia economica è stata presentata insieme al ‘Chianti classico collection’, l’anteprima delle annate e dei nuovi vini che andranno in commercio, in programma ieri e oggi alla Leopolda di Firenze.

Dai dati emerge che gli Stati Uniti si confermano il mercato di riferimento per il Chianti, assorbendo circa il 31% delle vendite totali, seguiti dall’Italia al 20%, dalla Germania con il 12%, dal Canada con il 10% e dal Regno Unito al 5%. Per quanto concerne la produzione, la vendemmia 2015 – a detta di molti di eccezionale qualità – ha toccato i 292mila ettolitri, un valore leggermente superiore alla media degli ultimi 20 anni. In Italia il territorio del Chianti Classico può essere a ragione definito come un vero e proprio ‘distretto produttivo’ e contare su numeri da “grande impresa”, con un fatturato globale stimabile in oltre 700 milioni di euro, un valore della produzione vinicola imbottigliata di circa 400 milioni di euro e un valore della produzione olivicola pari a 10 milioni di euro.

Siamo molto soddisfatti dell’andamento del mercato – sottolinea il presidente del consorzio Sergio Zingarelli – un risultato che premia il lungo lavoro di rilancio della denominazione svolto negli ultimi anni e culminato con l’introduzione della Gran selezione, la nuova tipologia di Chianti Classico sul mercato da due anni”.

16/02/2016