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Il ritorno degli Anhima: intervista al cantante Daniele Tarchiani

Grunge is not dead! E l’intervista all’effervescente Tarchiani lo dimostra

Anhima foto di Antonio Viscido

Tornano gli Anhima storica band della scena rock grunge fiorentina degli anni ’90. L’occasione è il nuovo disco 18ANHIMA una sorta di best of che raccoglie diciotto anni di vita artistica del gruppo. Il cd contiene sei brani da “Toccato dal fuoco” (1995) e cinque da “Impossibile Mutazione” (2000), in più si aggiungono cinque nuovi inediti. Nel nuovo disco il sound ruvido delle origini si unisce a testi ispirati a Dalla, Bennato, De Andrè e a artisti stranieri come Jim Morrison, Bono, Vedder e Buckley. Per l’occasione il frontman Daniele Tarchiani ci ha concesso un’intervista.

Parlaci del nuovo disco, com’è nato il progetto di 18anhima? Come e quando avete lavorato agli inediti?

La scintilla è scoccata dal nostro produttore Sergio Taglioni, ascoltando il materiale che avevo scritto nel periodo  diciamo, di torpore, e che pensavo di usare per un lavoro solista, ha dichiarato che secondo lui era adattissimo per un nuovo album degli Anhima.. Hai visto il film The Blues Brothers, la scena con James Brown? Ecco, io ho visto la luce… A parte gli scherzi, sinceramente non vedevamo l’ora di rimetter su la band. Abbiamo inciso da Sergio 13 brani ma poi ci è sembrato più giusto riaprire il discorso col nostro pubblico partendo da un best of , anche per accontentare i tanti che ci chiedevano di album passati non abbastanza conosciuti come Impossibile Mutazione. Abbiamo inserito comunque nella raccolta ben 5 inediti che poi alla fine sono mezzo album non credi? Orgoglio Punk e Lolita sono stati arrangiati e reincisi nuovamente prima di essere inseriti nella compilation perchè abbiamo deciso di dare una svolta determinata al nostro sound abbandonando le tastiere, e questi due pezzi rappresentano la nostra nuova tendenza decisamente più ruvida. Insomma come diceva appunto il grande John Belushi, siamo in missione per conto di Dio... Del resto chi meglio degli “Anhima”.

Negli anni ’90 in Italia c’erano gruppi grunge come i Ritmo Tribale e i Karma. Edda è tornato sulla scena con un progetto solista e anche Davide Moretti è tornato con un nuovo gruppo i Juan Mordecai, insomma sembra che il grunge non sia morto, che ne pensi?

Ma il Grunge non è mai morto e sono sicuro che rimarrà sempre come una delle più belle ed importanti correnti musicali, e non solo, di tutti i tempi. Il Grunge è un modo di pensare, di vivere, di suonare e la sensazione che si fosse esaurito a mio giudizio è stata esclusivamente italiana, (come succede per tante cose) in America e in giro per il mondo si è continuato ad ascoltare e a lavorare su questo genere. Io stesso che sono stato a suonare quattro mesi in una delle più grandi e moderne città dell’Asia, Singapore, ho potuto costatare che il rock, e il Grunge in particolare, era sempre il re della foresta. Lunga vita al nostro Grunge e ai gruppi che ne fanno parte!

So che hai collaborato con la tribute band dei Pearl Jam i Pearl Pusher, e possiamo dire che gli Anhima erano considerati i Pearl Jam italiani, ti fa piacere questo paragone? Cosa pensi degli ultimi Pearl Jam?

Si ho cantato per un periodo con i Pusher ed è stata un’esperienza bellissima, quando suoni i Pearl non so come ma accade una cosa stranissima dopo un po’ in sala scorre una sorta di fluido benigno e pubblico e band si sentono un tutt’uno. Ma devo dire che per me è stato estenuante, la mia voce non si adatta benissimo a quella dell’immenso Vedder. Il paragone mi lusinga ovviamente, e penso che ci sia davvero qualcosa di vero, soprattutto negli anni 90′ ci sono video live che in certi momenti  sono stupefacenti da questo punto di vista, forse è per quell’onda oceanica che creavamo e tuttora creiamo con le chitarre, o forse per quello strano tipo di energia, come, di violenza positiva, con cui effettivamente sento la sintonia con Eddie. Poi una volta abbiamo aperto un concerto di Robbie Krieger il leggendario chitarrista dei Doors e ho avuto la fortuna di duettare con lui su Road House Blues, un esperienza che ricorderò per tutta la vita, ecco, dopo, nei camerini, Robbie mi ha detto: “Ehy figliolo lo sai che sei andato benino? questa cosa l’abbiamo fatta anche da noi con un ragazzo americano, come si chiamava?” Stava parlando di Eddie Vedder… Incredibile!!

Ultimamente sembra sbocciata una nuova primavera per i gruppi fiorentini anche più vecchi di voi come Litfiba e Diaframma, secondo te come mai adesso c’è questo ritorno a sonorità del passato?

Pensi siano sonorità del passato? Beh se consideriamo attuale quella roba di plastica alla 30 Seconds to Mars ben venga il passato.. Ma che ne dici di quelle chitarre zeppeliniane dei Black Keys? io dico che non c’è più una linea di demarcazione così netta tra passato e presente. Comunque amo i suoni analogici, le batterie vere e le chitarre ruvide, e se c’è da tirar fuori la voce urlo con quanto fiato ho in gola… ma se pensassimo di aver bisogno di un groove elettronico, su di un pezzo, non me ne vergognerei affatto, lo userei per sprigionare il massimo dell’energia. E penso che il pubblico abbia ancora bisogno di sentire scorrere il sangue nelle vene quando viene a vedere un concerto rock, diamoci dentro… Mando un sincero in bocca al lupo a Piero e Federico, vecchi amici e autorevoli colleghi, se si parla davvero di rinascita del rock italiano loro sono senz’altro al fronte.

Cosa ascolti della nuova scena toscana e italiana, c’è qualche giovane che ti ha colpito particolarmente?

Mi è sempre piaciuta la nostra scena italiana, mi piacciono i primi passi delle band e anche le cose storiche anche se reputo che per esser considerati impegnati, un certo tipo di stampa spinge le tendenze giovanili a suonare scuro, come dire, introverso, fin troppo ermetico, come se la bellezza di un rock vigoroso e formalmente “bello” possa sembrare un po’…paraculo? Per questo lascio a Marlene Kuntz , il Teatro degli Orrori, agli Afterhours e i CSI il loro spazio nel mio cuore ma preferirei che le nuove generazioni si spingessero  avanti senza barriere intellettuali. In questo senso ti manifesto il mio apprezzamento per i Ministri che ho visto tempo fa dal vivo e mi sono piaciuti molto, bella band, solida, diretta, pieni di convinzione che trasmettevano per osmosi ad un pubblico motivato, multicolore, festante nel cantarsi tutti i pezzi a memoria. Tra i ragazzi che ho visto alla finale del rockcontest di Firenze ho individuato i nostri La Monarchia, di cui apprezzo lo sforzo di cantare in italiano e quella band di Trani che fra l’altro ha vinto.

Ho letto che Leo Martera ha deciso di lasciare la band, puoi dirci qualcosa di più? 

Leo Martera ha scelto di lasciare la band con il nostro totale appoggio perchè per seguire alcuni suoi progetti personali non avrebbe avuto il tempo di dedicarsi come avrebbe voluto a quella che lui ha sempre definito la sua band del cuore. A Leo rimane comunque il grande merito di averci portato il suo grande bagaglio tecnologico e di modernità ereditato dai Planet Funk e dai Neon di aver appoggiato fin dall’inizio la reunion anche praticamente a livello di nuove idee. Mi piace affermare, che è sempre un mio,un nostro carissimo amico. E’  tornato dietro al motore rullante degli Anhima il grande Pino Gulli (già C.S.I.) che è stato il batterista presente nel primo album Toccato Dal Fuoco prodotto da Gianni Maroccolo di cui alcuni brani fanno parte del nostro best of, tra cui Vivo con il testo scritto da Piero Pelù.

Sappiamo che il tour sta per partire, dove possiamo venire a vedervi suonare nei prossimi mesi?

Stiamo preparando con grande cura il tour che porteremo in giro per promuovere 18ANHIMA e che partirà in gennaio. Il nostro ufficio stampa comunicherà gli appuntamenti, restate sintonizzati. Ci auguriamo che sia ben fornito anche se non sono più i bei tempi quando rimbalzavamo come la pallina di un flipper per le città italiane e non solo, totalizzando alla fine dell’anno anche 130 date ora sono tempi duri per i locali live..ma noi siamo ottimisti, quindi ciao a tutti e a presto!

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Foto di Antonio Viscido

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