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Il ‘Sextet Tour’ di Miles Cooper Seaton e C+C Maxigross a Firenze

Sabato 28 gennaio al Tender Club il folk della Lessinia si unirà al folk californiano con un set unico formato da sei musicisti, due batterie e una moltitudine di voci e armonie

C+C Maxigross

Sarà un concerto irripetibile quello che vedrà sabato 28 gennaio al Tender Club di Firenze il collettivo psichedelico veronese C+C=Maxigross insieme al polistrumentista californiano Miles Cooper Seaton. Sei musicisti sul palco, due batterie, due chitarre elettriche, basso, synth e una moltitudine di voci e armonie vocali. Un concerto con brani tratti da “Phases in Exile” di Seaton, “Fluttarn” dei C+C=Maxigross, brani inediti e cover, diviso in più parti come gli show degli anni sessanta. Ma com’è nata questa collaborazione? Siamo andati a intervistare Tobja Pohltronjery.

Ciao Tobja! Com’è nata l’idea del “Sextet Tour”?
Con Miles ci conosciamo da tanto, quasi tre anni, ci siamo incontrati per la prima volta in occasione del nostro Lessinia Psych Festival, lo avevamo invitato a suonare su da noi. Da allora siamo sempre rimasti in contatto, abbiamo fatto delle session e dei concerti insieme. Poi Miles si è quasi trasferito a Verona, alternando con Los Angles e quindi è venuto abbastanza naturale preparare questo tour a conclusione del tour di “Fluttarn” ma anche dopo la pubblicazione in Italia del suo disco “Phases in Exile” da parte di Trovarobato.

La cui copertina se non sbaglio è una foto scattata a casa tua…
A casa di mia nonna in realtà
(ride). Questo tour ci è sembrata la maniera più bella per chiudere questo anno e mezzo di concerti in giro. Un anno molto intenso che era bello chiudere in modo altrettanto intenso.

Ho letto che eseguirete degli “Inni” ma di cosa si tratta esattamente?
Ci siamo sentiti molto responsabilizzati dal nostro ruolo di musicisti e di artisti, volevamo trasmettere qualcosa, essere degli specchi che riflettono quello che le persone vedono. Sono degli Inni nel senso che non sono semplicemente delle canzoni ma sono effettivamente la nostra maniera di vedere le cose in questo momento, nella società in cui viviamo. Il concerto sarà un evento unico perché abbiamo unito le nostre canzoni arrangiandole con Miles e viceversa, il live è formato da brani di tutti e due.

“L’instabilità delle nostre vite non dev’essere un limite, ma una presa di coscienza che diventa l’energia che ci spinge a rilanciare sempre più in alto, slacciandoci dalla rigidità del nostro quotidiano”. Ho letto questa frase scritta da voi che mi ha colpito molto, potreste spiegarmene il senso?
Diciamo che è una scelta radicale quella di decidere di fare una vita senza pensare troppo al futuro ma pensare al momento che stai vivendo. Nel nostro caso significa essere musicisti e non avere una serie di certezze che la società in cui siamo inseriti ti fa credere da sempre che siano importanti. Questo non vuol dire che una cosa sia meglio di un’altra. Semplicemente penso che se uno sta male nella sua vita quotidiana perché ha un lavoro che non lo soddisfa o una situazione familiare che non lo fa essere sereno, rivedere le cose non secondo la visione comune, spinge a pensare che il corso della vita non sia solo uno, cioè che non c’è una risposta unica. È importante mettersi in discussione, mettere in discussione quello che si ha attorno, questo spinge a crearsi il proprio percorso, ognuno ha la sua maniera di essere felice.

Nel mondo della musica italiana che io immagino fatto come il bosco di Biancaneve in cui da ogni angolo spuntano dei mostri pronti ghermirti voi vi siete sempre mossi con una grande naturalezza e semplicità. Tralasciando il fatto che i vostri dischi sono bellissimi, avete sempre suonato moltissimo, insomma sembra che la gente vi ami, però immagino che come tutti avrete dovuto affrontare tanti problemi…
Mi fa piacere che tu chieda questa cosa perché quello che stiamo facendo come musicisti e come persone è una scelta nata solo ed esclusivamente dalla passione. In questo momento siamo riusciti ad organizzarci in modo che tutti facciamo solo questo e viviamo solo di questo, in questo particolare momento della nostra vita. Non ci stiamo facendo chissà che soldi ma ci stiamo vivendo. La fatica e l’impegno necessari sono quasi full time, è difficile staccare. Il bello di fare questo lavoro è che senti un’energia che a volte ti chiedi com’è possibile che succeda. La fatica è tantissima, le difficoltà sono costanti e il quadro potrebbe essere assolutamente pessimistico e negativo ma in realtà questa energia e questa voglia e volontà di creare qualcosa di nuovo è l’arma che abbiamo trovato e che stiamo cercando di far crescere.

Mi immagino che Miles abbia una visione un po’ diversa, forse in America la situazione è un po’ differente rispetto all’Italia, non so se vi siete confrontati su questo
Con lui ci confrontiamo costantemente, lui ha portato la sua visione e la sua esperienza di musicista americano che ha girato il mondo per 15 anni a livello molto alto. Ma in realtà la sua visione ci ha fatto rivalutare l’idealizzazione che abbiamo noi italiani ma più in generale tutti quelli che guardano agli Stati Uniti come alla mecca del successo, la patria della meritocrazia dove l’uomo si fa da se. Questo vale fino a un certo punto, quello che ci ha raccontato lui è semplicemente in una scala un po’ più grande la stessa situazione che vediamo noi qua nel nostro piccolo nella scena della musica indipendente italiana. Ci ha fatto capire che quello che abbiamo qua da noi e quello che siamo noi ha una sua potenza e una sua unicità e sarebbe bello poterlo valorizzare di più, nonostante le difficoltà.

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