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Imprese manifatturiere toscane poco digital: solo una su 4 usa l’e-commerce

L’indagine del Wem_Park ha coinvolto 421 imprese della regione per capire il livello di utilizzo delle tecnologie web: il 70% usa abitualmente i social media,  ma la maggior parte si dichiara inesperto o non ha mai frequentato corsi di digital marketing

Economia digitale

Hanno almeno un sito web o un profilo social, ma l’80% si dichiara inesperto e poco attento alla dimensione digitale dell’economia. E’ la foto, un po’ sgranata ma impietosa, del settore manifatturiero toscano fatta dal laboratorio Wem_Park del PIN di Prato nei mesi del lokdown primaverile, che ha coinvolto un campione di 421 imprese toscane, di cui 332 piccole, medie e micro.  Una rete di realtà produttive che sostengono il tessuto economico regionale e che sono state travolte dai drammatici e continui colpi di coda della pandemia. Sono emerse, dunque, le loro fragilità (tante) ma anche gli spazi su cui investire per migliorare e cambiare.

Gli esiti della ricerca sono emersi oggi in un evento, ovviamente online, dal titolo “Le tecnologie web nelle imprese manifatturiere toscane”, a cui hanno partecipato il direttore operativo del laboratorio Wempark, Dario Berti, la presidente del PIN Daniela Toccafondi, il direttore area formazione di Fondimpresa, Amarildo Arzuffi,  Bartolomeo Avataneo e Luigi Marconi di SOGES S.p.A.

E’ intervenuto anche l’assessore alle infrastrutture digitali, Stefano Ciuoffo.  “La pandemia – ha detto –  ha accelerato processi che stavano avvenendo a macchia di leopardo e il digital divide acuisce questo gap tra fasce di popolazione e imprese molto avanzate e interi territori o interi comparti produttivi che non hanno o non sono nelle condizioni di sfruttare le opportunità che la comunicazione digitale, pervasiva e personalizzata ha. Occorre recuperare il tempo perduto e considerare internet come un diritto di tutti al pari di lavoro, salute e istruzione. Questo è l’impegno per il quale stiamo lavorando”.

L’indagine è stata svolta su un campione di 421 imprese e somministrata da 50 studenti della facoltà di Economia dell’Università di Firenze attraverso questionari. Più delle metà delle realtà intervistate si rivolge al mercato locale o nazionale. Il 97% dichiara di avere un portale web, la maggior parte da più di 5 anni, mentre l’uso del blog all’interno del proprio sito è ancora cosa ignota: l’85% dichiara di non averlo. Solo uno su 4 ha l’e-commerce, ma di questi il 67% non si affida a marketplace.

Difficoltà nel valutare la dimensione digitale come dimensione strategica d’impresa integrata a quella offline

Il 70% usa abitualmente i social media come canale promozionale, che resta il principale visto che solo il 25% si affida a direct email marketing e il 29% alle newsletter. Tra quanti hanno aperto una pagina aziendale su un social media, il 30% è gestito direttamente dal titolare o dal direttore dell’impresa, il 17% dall’ufficio marketing, il 22% dall’ufficio commerciale, il 23% da una agenzia di comunicazione esterna e un 2% da stagista o apprendista. Il social più usato è largamente Facebook, seguito da Instagram, Linkedin, Youtube e Twitter.

Alzando un po’ l’asticella della cultura digitale, la situazione si complica: il 72% dichiara infatti di non affidarsi a strumenti per migliorare il proprio posizionamento sui motori di ricerca  e quasi altrettanti non hanno strategie SEO. Alla bassa propensione all’investimento in asset digitali, si aggiunge anche quella all’investimento educativo. Delle imprese intervistate, la metà dichiara che non ha competenze specifiche e quasi l’80% afferma che non ha mai fatto fare corsi di digital marketing ai propri dipendenti. E’ emersa, si legge nella ricerca, una “difficoltà nel valutare la dimensione digitale come dimensione strategica d’impresa integrata a quella offline”.

“Questi dati – commenta Daniela Toccafondi, presidente del PIN – dimostrano la necessità di un adeguamento culturale del sistema toscano delle imprese ai nuovi modelli, permeati di digitalizzazione nell’avanzamento produzione e nel marketing. Il Pin offre corsi di formazione specifici su questo, grazie all’impegno del Laboratorio Wem Park diretto dalla professoressa Silvia Ranfagni e dal professor Danio Berti. Nei prossimi mesi, inoltre, partiranno nuovi corsi pensati per la valorizzazione digitale del nostro sapere fare e del nostro patrimonio artistico e culturale”.

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