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Poca burocrazia e buone infrastrutture, servizi da migliorare: l’IMT fotografa l’ecosistema imprenditoriale toscano

Il report della scuola di Alti Studi, analizzando ben 105 province di tutta Italia, traccia un quadro dello stato di salute dell’ecosistema imprenditoriale della toscana: bassi i i livelli di corruzione, bene le opere sia stradali che digitali ma sulla formazione c’è margine di miglioramento. Ecco l’analisi nel dettaglio

imprese digitali

Bassi livelli di corruzione, una burocrazia snella, un buon sistema infrastrutturale, sia fisico, che digitale . In Toscana non mancano i presupposti per lo sviluppo di un’imprenditorialità di successo ma ci sono margini di miglioramento: la nostra regione dovrebbe incrementare la propria capacità di trattenere – e conseguentemente di occupare – i propri talenti sul territorio, favorendo e assistendo maggiormente le aziende verso la trasformazione digitale. È questo, a grandi linee, il quadro che emerge per la Toscana dal report della scuola IMT Alti Studi di Lucca. Punto di riferimento accademico nazionale, in collaborazione con il centro di competenza nazionale Artes 4.0, l’IMT ha elaborato un’analisi della capacità imprenditoriale di ben 105 province italiane, un campione elevatissimo, prendendo a riferimento l’Entrepreneurial Ecosystem Index,  un modello testato su 273 regioni europee da un gruppo di ricerca dell’Università di Utrecht.

Che cosa analizza il report?

Il report diffuso dalla scuola di alti studi di Lucca fotografa lo stato di salute degli ecosistemi imprenditoriali italiani e di quei fattori che, in un dato territorio, ne favoriscono lo sviluppo . “Il nostro studio – ha spiegato Massimo Riccaboni, professore di Economia e direttore dell’unità di ricerca Axes (Laboratory for the Analysis of compleX Economic Systems) della Scuola IMT Alti Studi Lucca – utilizza un modello validato su scala europea per fornire una prima radiografia dello stato di salute degli ecosistemi imprenditoriali italiani, con particolare riferimento all’imprenditorialità innovativa. L’obiettivo è di contribuire a rinnovare le politiche di intervento utili per rilanciare il tessuto imprenditoriale toscano, rendendolo più competitivo su scala internazionale .”

I dati che emergono dal report infatti nelle mani di amministratori e decisori locali o provinciali possono essere uno strumento utilissimo per sostenere l’economia locale, per promuoverne e renderne maggiormente competitivo il tessuto imprenditoriale in questa fase di ripartenza anche in vista delle sfide future, su tutte quella del PNRR che ha richiesto ai vari livelli locali, a partire dai Comuni, passando alle Province, fino alle Regioni di massimizzare la propria capacità di governance per non mancare l’obiettivo del 2026 prestando particolare attenzione a innovazione e digitalizzazione, obiettivi su cui il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha deciso di investire destinando una parte cospicua di risorse.

I fattori presi in analisi

Sono dieci e sono provenienti dalle Camere di Commercio e dall’Istat. Eccoli nel dettaglio: istituzioni formali (rientrano in questa definizione quei fattori che vanno a delineare la bontà della governance di un territorio, dai bassi livelli di corruzione, ad una burocrazia più o meno snella, fattore fondamentale per la nascita di nuovi business), cultura imprenditoriale, networks (cioè la capacità di creare e mettere in rete sistemi innovativi che facilitino lo scambio di conoscenze), infrastrutture fisiche e digitali (dalle strade alle dotazioni digitali), potenziale di mercato, servizi alle imprese, talento e formazione, nuova conoscenza (ovvero la capacità di un territorio tramite le sue politiche di sostenere le imprese tradizionali verso la trasformazione digitale), leadership (l’insieme della visione e  delle azioni intraprese dai leader territoriali da un punto di vista imprenditoriale e  scientifico) e – infine, il fattore numero 10 – la finanza innovativa, l’orientamento di un territorio a fare propri nuovi business innovativi. Su questo fronte, l’Italia è ancora indietro rispetto a molti Paesi anche europei, in parte per un tessuto economico e industriale molto legato alla tradizione e all’artigianalità che poi è il “core business” del made in Italuy, ma città come Milano, Roma ma anche Bologna e Firenze da tempo strizzano l’occhio a nuovi modelli di crescita e di business.

La Toscana: bene Firenze, Massa deve recuperare terreno

Tornando all’analisi regionale, dal report emerso la nostra regione ne esce piuttosto bene. Quando si parla di imprenditorialità tout court, le regioni del nord la fanno sempre da padrone,  non a caso Trentino, Emilia Romagna, Friuli e Lombardia sono le regioni che, analizzando tutti i vari fattori, hanno ottenuto la media più alta. La Toscana si attesta sopra la media nazionale per istituzioni formali, cultura imprenditoriale, infrastrutture fisiche e digital, per leadership, e potenziale di mercato . Leggermente sotto media nei servizi alle imprese e molto media per la capacità di trattenere capitale umano in grado di trainare la regione verso nuovi modelli di sviluppo tecnologico e innovativo.

A livello di province , Firenze è la punta di diamante, entrando nella top ten nazionale dopo realtà a forte vocazione imprenditoriale come Trento e Milano. “Per quanto riguarda la Toscana – si legge nella nota dell’IMT -, si nota una sostanziale varietà nella qualità degli ecosistemi imprenditoriali delle varie province, con le posizioni forti di Firenze, Pisa e Siena paragonabili a Parma, Padova, Bergamo e Genova e con Massa-Carrara e Grosseto molto deboli, mentre Pistoia, Lucca, Arezzo, Prato e Livorno, sono più vicine alla media nazionale”

 

“I numeri – precisano dall’IMT – dimostrano piuttosto chiaramente come, nel contesto toscano, gli elementi da sostenere maggiormente siano quelli relativi alla finanza innovativa, che si attesta ben al di sotto della media nazionale, leadership, talento e formazione, ambiti che potrebbero beneficiare della presenza delle università come centri catalizzatori di conoscenza e trasferimento tecnologico verso le aziende”

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